Home Politica estera Houthi, quanto può costarci una crisi nel Mar Rosso? Miliardi

Houthi, quanto può costarci una crisi nel Mar Rosso? Miliardi

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Houthi - Il Mar Rosso sotto pressione

Tra possibili danni commerciali, energetici, industriali e militari

Quali danni potrebbero provocare gli Houthi se riuscissero a rendere stabilmente insicuro il Bab el-Mandeb e, quindi, l’accesso meridionale al Mar Rosso?

Il primo danno sarebbe commerciale.

Una parte importante dei traffici tra Asia ed Europa utilizza la direttrice Oceano Indiano-Bab el-Mandeb-Mar Rosso-Suez-Mediterraneo. Se il rischio militare diventasse troppo elevato, molte compagnie potrebbero scegliere nuovamente la circumnavigazione dell’Africa attraverso il Capo di Buona Speranza.

Significa migliaia di chilometri aggiuntivi, più giorni di navigazione, maggiore consumo di carburante, utilizzo più lungo delle navi e aumento dei costi assicurativi. Anche senza affondare una sola portacontainer, gli Houthi possono dunque produrre un danno economico.

Secondo problema: l’energia.

Mar Rosso e Suez sono importanti anche per petrolio, prodotti raffinati e gas. Una perturbazione prolungata delle rotte non significa automaticamente carenza energetica in Europa, ma può aumentare costi di trasporto, premi di rischio e volatilità dei prezzi.

Se alla crisi del Bab el-Mandeb si aggiungessero contemporaneamente tensioni nello Stretto di Hormuz, lo scenario diventerebbe decisamente più grave.

Terzo: industria europea e italiana.

Componentistica elettronica, macchinari, prodotti chimici, automotive, tessile e numerose catene produttive dipendono da forniture internazionali organizzate con tempi precisi.

Allungare sistematicamente le rotte significa aumentare capitale immobilizzato nelle merci, scorte necessarie e costi logistici. Per un’impresa il problema non è soltanto pagare di più un container: è non sapere esattamente quando arriverà.

Poi esiste il danno militare.

Un drone o una munizione relativamente economica può obbligare una nave da guerra a impiegare sistemi d’intercettazione estremamente più costosi.

Sciami di UAV, missili antinave e differenti profili d’attacco possono inoltre tentare di saturare le difese. È la matematica della guerra asimmetrica: costringere l’avversario a spendere molto più di te per difendersi.

Se gli attacchi contro basi militari dovessero estendersi a porti, aeroporti, infrastrutture energetiche o impianti petroliferi, il problema cambierebbe scala.

Una risposta saudita più pesante nello Yemen potrebbe provocare ulteriori ritorsioni Houthi, coinvolgendo progressivamente Iran e potenze occidentali.

Gli Houthi non devono conquistare militarmente il Mar Rosso. È sufficiente che riescano ad aumentare permanentemente il prezzo necessario per attraversarlo.

A quel punto un drone lanciato dallo Yemen può trasformarsi, attraverso assicurazioni, trasporti, energia e catene produttive, in qualche centesimo in più sul carburante, settimane di ritardo per una fabbrica europea e maggiore inflazione.

Si paga la paura “del missile” più che il missile.

Autore

  • Marco Pugliese

    Marco Pugliese, docente di ruolo area STEAM, giornalista economico scientifico, analista per il CISINT, cura corsi di geopolitica, geoeconomia, politica energetica. Docente di coding, ambito didattico, e nuove tecnologie, IA applicata alla didattica. Presidente di OpenIndustria.

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