Siamo forse a un bivio: cosa c’è ora dietro il grido di allarme contro “i pericoli attuali” dell’IA?
Dopo Geoffrey Hinton, premio Nobel nel 2024, nei mesi e giorni scorsi, in rapida successione, hanno lanciato “l’allarme” sia ricercatori, e in particolare Jacob Coxon, sia major player dell’industria informatica come Sam Altman, Dario Amodei e, ieri, con un tweet, lo stesso Elon Mask.
Per decenni, a partire dal Secondo Dopoguerra, ci siamo affidati (ad fidem) a un nuovo tipo di linguaggio, nient’altro che un modello logico-matematico, basato tuttavia su un metodo finora “esperito”, di dotare gli “elementi” (formali) del sistema di un “significato” (sostanziale).
Si tratta dello stesso metodo “dialettico”, che comunemente attribuiamo (?!) a Platone, e normalmente sviluppiamo secondo le “regole” della logica di Aristotele.
Tutto questo almeno fino a quando il matematico inglese George Boole, considerato il fondatore della logica matematica, mediante i numeri, ne ha esteso l’ambito di applicabilità.
Ovvero, avvalendosi dei principi del metodo “sillogistico”, nell’ambito dello sviluppo del discorso o mythos o logos, ha sostituito il linguaggio “letterale” con il linguaggio “numerico”; entrambi algoritmici, ma il linguaggio numerico capace di ampliare lo spazio di relazione tra “n” elementi e proposizioni del sistema.
E, pertanto, uno spazio teoricamente “illimitato”, allo stesso modo dell’ἄπειρον di Anassimandro.
E allora?
In scia ai fisici e filosofi dell'”antichità”, la “modernità” ci ha ricondotti all'”esperienza” tradizionale dei “nostri più antichi progenitori” – l’esperienza dell’ἐποχή (!) – come li definisce lo stesso Aristotele nel VI libro della sua “Μετὰ τὰ φυσικά”: nulla a che fare con il concetto della “metafisica moderna”.
Ora, “cos’è” che ci preoccupa?
Senz’altro, il fatto che il sistema sia ed è cresciuto a dis-misura e, cioè, l’uomo ha difficoltà e comunque rischia di o non riesce più a verificarne la portata: questo, infatti, è il significato, vero, che si nasconde dietro espressioni quali, ad esempio, “l’IA è sfuggita al controllo dell’uomo”.
E, tuttavia, gli LLM sono una realtà ormai irrinunciabile, modelli che hanno reso accessibile a quasi tutti noi una massa di informazioni prima accessibili solo a pochi.
Informazioni, quindi, non più soggette a vecchie dinamiche di potere, che hanno governato il passato e ancora si arrogano la falsa pretesa di governare il presente e opzionare il futuro.
Esiste allora una “salvezza”?
No, nel senso che dice Martin Heidegger, perché, in realtà, non esiste un “pericolo” correlato: siamo già “salvi”.
E questo è ciò che “i nostri più antichi progenitori”, compresi Platone e Aristotele, sapevano fermamente.
Quale sarebbe, allora, il rischio?
Dal punto di vista del potere attuale (actualitas), il rischio potrebbe essere quello che una/più potenza/e si avvantaggi/no sull’altra/e, storia vecchia ma non vecchissima (!), per cui, sembra che soprattutto “gli occidentali” propongano ora “una governance internazionale dell’AI”.
E, quindi, in definitiva, il rischio è piuttosto quello di evitare la conquista di uno spazio illimitato, che privi ognuno di noi, umano troppo umano (!), di uno spazio privato finora inaccessibile.


Angelo Giubileo, filosofo, giurista, giornalista e scrittore. Si è occupato e si occupa principalmente della divulgazione e comprensione del pensiero di Parmenide.


