Il vertice dei tre primi ministri di oggi avverrà dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato che gli “piacerebbe molto” vedere un’Irlanda unificata
A cura di Agenzia Nova
I primi ministri di Scozia, Galles e Irlanda del Nord si riuniranno oggi a Cardiff e firmeranno una dichiarazione congiunta con cui chiederanno il diritto a indire referendum per l’indipendenza dal Regno Unito.
Lo ha appreso il quotidiano “The Telegraph”.
I tre leader, ai quali si unirà la presidente del Sinn Féin Mary Lou McDonald, leader dell’opposizione nella Repubblica d’Irlanda, si riuniranno all’Hotel St David’s a Cardiff per discutere di una collaborazione volta a dare nuovo slancio alla campagna per l’indipendenza.
Secondo quanto appreso dal “Telegraph”, i tre leader approfitteranno del vertice per firmare una dichiarazione congiunta in cui affermano il diritto all’autodeterminazione delle rispettive nazioni.
Dalla sconfitta del Partito laborista in Galles lo scorso maggio, per la prima volta in tutte e tre le nazioni devolute sono al potere partiti indipendentisti.
La Scozia è guidata dal primo ministro John Swinney, alla guida del Partito nazionale scozzese; il Galles è guidato da Rhun ap Iowerth, leader di Plaid Cymru; in Irlanda del Nord, infine, nel 2022 ha vinto le elezioni il Sinn Féin e Michelle O’Neill è premier dal 2024.
“Non potrebbe esserci segno più chiaro del fatto che lo status quo non è sostenibile e che Westminster deve prepararsi a un futuro post-Regno Unito”, ha sostenuto Swinney.
“Lo slancio a favore di un serio cambiamento costituzionale è innegabile. (Il primo ministro britannico) Andy Burnham deve ora fare i conti con l’idea che passerà alla storia come l’ultimo primo ministro del Regno Unito”, ha aggiunto.
Fonti hanno riferito al quotidiano che l’obiettivo dell’incontro di domani è di esercitare pressione su Burnham dopo le sue recenti dichiarazioni alla Camera dei comuni.
Parlando durante il question time di mercoledì scorso, Burnham ha aperto alla possibilità di autorizzare un altro referendum per l’indipendenza della Scozia qualora emergesse un “chiaro consenso” popolare a favore dell’iniziativa.
Burnham ha sostanzialmente richiamato anche per la Scozia il modello offerto dall’Accordo del Venerdì Santo, che pose fine al conflitto trentennale in Irlanda del Nord noto come i “Troubles”.
In base all’Accordo, il ministro per l’Irlanda del Nord ha la facoltà di indire un referendum sul confine qualora appaia probabile che la maggioranza della popolazione nordirlandese voti a favore dell’unificazione con la Repubblica d’Irlanda.
In una lettera indirizzata a Swinney il giorno dopo il question time, Burnham ha comunque ribadito che un altro referendum sull’indipendenza scozzese è “fuori discussione” prima delle prossime elezioni generali.
“Non esiste alcun consenso per un referendum sull’indipendenza in Scozia, né vi sono basi chiare per ritenere che la maggioranza della popolazione dell’Irlanda del Nord desideri attualmente separarsi dal Regno Unito”, ha scritto.
Il memorandum d’intesa che verrà firmato domani non parlerà soltanto di autodeterminazione. Secondo quanto riferito dal “Telegraph”, esso riguarderà anche altri tre ambiti: economia, energia, Europa e cooperazione internazionale.
Scozia, Galles e Irlanda del Nord converranno sul fatto che le rispettive nazioni debbano fare parte dell’UE e debbano rafforzare le relazioni con i vicini europei.
La parte dell’accordo incentrata sull’economia sosterrà che il modello economico del Regno Unito non sta funzionando per i cittadini delle tre nazioni devolute.
Il Galles, inoltre, potrebbe spingere per ottenere l’attribuzione di maggiori poteri in materia tributaria e di spesa pubblica.
Il vertice dei tre primi ministri di domani avverrà dopo che ieri il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato che gli “piacerebbe molto” vedere un’Irlanda unificata.
Trump, che è arrivato ieri mattina a Dublino per una visita non ufficiale di due giorni, ha pronunciato queste parole al termine di un incontro di cortesia con il primo ministro irlandese, Micheal Martin.
La sua dichiarazione ha suscitato numerose reazioni, a partire da quella di Downing Street, che ha ribadito che “si atterrà al 100 per cento” all’Accordo del Venerdì Santo.
Per un portavoce del premier irlandese Martin, invece, le frasi di Trump “non dovrebbero sorprendere nessuno”. “Nel corso degli anni, il presidente ha mantenuto una posizione coerente, ritenendo l’unità dell’Irlanda l’esito ottimale.
Ha espresso questo punto di vista al Taoiseach (il primo ministro irlandese) durante gli ultimi due anni alla Casa Bianca e quest’anno a Capitol Hill. Il Taoiseach ha riferito al presidente di guidare un partito favorevole all’unità dell’Irlanda.
Ha inoltre illustrato l’attività dell’iniziativa ‘Shared Island’ (isola condivisa) e l’importanza di creare comunità più solide ed esperienze condivise sull’isola”, ha riferito il portavoce. Decisamente meno conciliante è stata invece la reazione del Partito unionista democratico (DUP) dell’Irlanda del Nord, che sostiene l’appartenenza del territorio al Regno Unito.
Il leader del Dup, Gavin Robinson, ha affermato che “il futuro costituzionale dell’Irlanda del Nord sarà deciso dalla popolazione nordirlandese, non da commenti provenienti da Londra, Dublino o Washington”.
“L’Irlanda del Nord fa parte del Regno Unito perché questa è la volontà democratica consolidata della sua popolazione. Sono certo che l’Irlanda del Nord continuerà a scegliere il Regno Unito e la sicurezza che esso offre.
Come unionisti, non abbiamo alcun interesse a vedere il nostro Paese distrutto attraverso l’unione con la Repubblica d’Irlanda”, ha scritto Robinson in un messaggio su X ieri.





