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UAP chiede criteri trasparenti e tariffe adeguate per la sanità

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Giorlandino: “Desideriamo portare la realtà e la concretezza al malato e al cittadino italiano”

A cura di Agenzia Nova

Criteri trasparenti, dati verificabili e tariffe aderenti ai costi reali delle singole prestazioni sanitarie, nonché la tutela dei cittadini e dei lavoratori.

Queste le richieste di UAP, Unione ambulatori, poliambulatori, enti e ospedalità privata, che ieri mattina ha tenuto una conferenza stampa presso il CEO for Life Clubhouse, in piazza di Monte Citorio a Roma.

“Desideriamo portare la realtà e la concretezza al malato e al cittadino italiano – ha affermato la presidente di UAP, Mariastella Giorlandino. La conferenza stampa di oggi è stata fortemente voluta da tutte le sigle, qui c’è la rappresentanza di 27 mila strutture e 350 mila dipendenti. Il problema della sanità non è stato assolutamente risolto, e anche la menzogna che le tariffe sono state aumentate è inaccettabile. Nel 2024 è stato ripreso il nomenclatore che quando è uscito era uguale a quello del taglio del 70 per cento. Abbiamo fatto ricorso al TAR che è stato vinto, e per un anno hanno preso tempo. È uscito il nuovo nomenclatore, e di 2.040 tariffe analizzate, 1.591, pari al 78 per cento, non è aumentato. Ne vengono aumentate 448, di cui 156 aumentano meno dell’inflazione. Il risultato è che per 1748 prestazioni su 2040, l’85,7 per cento, la tariffa proposta nel luglio 2026 è inferiore persone al valore che avrebbe avuto la corrispondente tariffa del novembre 2024 applicando la sola rivalutazione monetaria Istat. Perciò la rappresentazione secondo cui il problema sarebbe stato risolto perché ‘le tariffe sono aumentate’ non regge alla prova dei numeri”.

“Chiediamo che il MEF non dia più soldi al Ministero della Salute, che verificassero loro le tariffe, perché il Ministero della Salute non è stato in grado di adeguarle – ha detto Giorlandino -. Sono necessari adeguamenti Istat immediati sulle tariffe, in quanto la sanità è l’unica a non averli, anche per tutelare i lavoratori e aumentare i loro stipendi. E poi serve un’analisi reale dei costi, perché una visita a 22 euro non si può fare. Noi al centro mettiamo il malato e siamo pronti a tutelare la salute pubblica, pubblico e privato accreditato fanno parte della stessa famiglia”.

La presidente di UAP ha inoltre affermato che “noi al momento vediamo cosa succede, ma non escludo la possibilità che si possa lanciare un partito. Ma noi non cerchiamo posizioni per una poltrona, se ci muoveremo lo faremo gratis. Abbiamo chiesto che i malati vengano curati, per cui sia l’ospedale pubblico che la struttura accreditata, che è un esercizio pubblico, abbiano i giusti rimborsi. Per cui vedremo quello che succede”, ha concluso Giorlandino.

Secondo il vicepresidente della sezione Sanità di Unindustria, Luca Marino, in materia di sanità “sicuramente lo stanziamento del governo italiano rispetto al PIL è inferiore alla media OCSE. Questo è un dato, ed è stato evidenziato anche dalle opposizioni. Allo stesso tempo è vero che negli ultimi anni la disponibilità del fondo sanitario nazionale sta aumentando. Sicuramente non è sufficiente, e quindi servono più risorse. Ma evidenziamo anche il fatto che, oltre a cercare di incrementare il fondo a disposizione, bisogna utilizzare meglio le risorse. Questo – ha aggiunto Marino – significa programmare meglio, avere una visione di insieme in cui si cerca di utilizzare al meglio le risorse disponibili e quindi tenere presenti tutte quelle componenti e i player che partecipano, all’interno del SSN, all’erogazione delle prestazioni, che sono quelle richieste dai cittadini e che determinano un allungamento delle liste d’attesa laddove non c’è la giusta offerta rispetto al fabbisogno. A mio avviso, serve una maggiore integrazione di tutti i player e una migliore programmazione che sia meglio concertata con il coinvolgimento di chi rappresenta le 27 mila strutture dislocate sul territorio italiano e che hanno garantito la sostenibilità della medicina del territorio. Questo può portare risultati migliori pur con risorse ancora sotto finanziate. Abbiamo speso 2 miliardi di euro del PNRR per costruire più di mille case di comunità, le quali al momento al momento non sono quasi mai operative per carenza di professionisti di organizzazione. Ma abbiamo una rete di oltre 27 mila strutture private accreditate che hanno una capacità produttiva maggiore rispetto a quella utilizzata e che avrebbe velocemente risolto il problema delle liste d’attesa con un costo molto minore”, ha concluso.

A moderare l’evento è stata l’attrice Maria Grazia Cucinotta.

“Sono più di 30 anni che sono promotrice della prevenzione e oggi parlarne è diventato difficile – ha spiegato -. I feedback sono che le liste d’attesa sono lunghe, che è finito il budget e a volte le strutture convenzionate sono le strutture più vicine a persone che non abitano in centro e per le quali è difficile raggiungere un ospedale. La situazione è complessa, e quindi si parla di prevenzione, perché la prevenzione aiuta a salvare la vita e ad abbattere i costi. Ma bisogna dare ai cittadini la possibilità di poterla fare. Cercheremo di trovare una soluzione a questo problema. Chi si ammala non sceglie di ammalarsi, ma bisogna assicurare al cittadino la cura”, ha concluso.

Presenti all’evento anche il senior advisor UAP, Paolo Poletti, il presidente di Feder ANISAP, Valter Rufini, il coordinatore regionale di Confapi Puglia – Salute, Università e Ricerca, Aldo Allegretti, il presidente di Confesercenti Salute, Alessandro Totaro, il presidente nazionale FederCardio, Leonardo Di Maggio, il presidente di OMCeO Roma, Antonio Magi, il presidente di AIOP Lazio, Maurizio Pigozzi, la presidente nazionale di Anmed Associazione nazionale di medicina diagnostica, Elisa Interlandi, e il presidente di AMS, Associazione medici di origine straniera in Italia, Foad AODI.

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