L’ottusità dell’Unione Europea che finge di non vedere non vede e si prepara ad una guerra lunga, mentre Trump vuole chiudere il conflitto
Secondo una ricostruzione del New York Times riguardante audit governativi ucraini riservati, nel 2024 l’Ucraina avrebbe perso circa 1,2 miliardi di dollari nel settore degli approvvigionamenti della difesa, per una combinazione di frodi, appropriazioni indebite, sprechi e cattiva gestione.
La cifra è stata ripresa da diverse testate che citano il rapporto del NYT.

Si tratta di fondi destinati alla difesa ucraina con sovrapprezzi, forniture non consegnate, contratti inefficienti, frodi e appropriazioni. Una frode di 1,2 miliardi di dollari di perdita stimata nel 2024.
La cifra è particolarmente significativa perché arriva in un momento nel quale l’Ucraina dipende enormemente dall’assistenza esterna e nel quale la capacità di trasformare rapidamente denaro in munizioni, droni, missili ed equipaggiamenti è diventata una variabile strategica della guerra.
C’è una catena: finanziamento, procurement, contratto, produzione, consegna, disponibilità operativa e ogni anello può generare perdite.
L’Ucraina ha ricevuto centinaia di miliardi di dollari di assistenza internazionale in varie forme.
Il Congressional Research Service/CFR stima che al 31 marzo 2026 il Congresso americano avesse reso disponibili circa 195 miliardi di dollari di spesa collegata alla guerra in Ucraina.
Se la cifra dei 1,2 miliardi di dollari è confermata dagli audit nella loro formulazione completa, essa diventa particolarmente importante nel dibattito americano sull’Ucraina, in quanto rafforza l’argomento di chi dice che prima di continuare ad aumentare indefinitamente gli stanziamenti, bisogna sapere quanto dell’assistenza raggiunga effettivamente il campo di battaglia.
Il fatto è che l’apparato di procurement militare ucraino ha avuto nel 2024 perdite potenzialmente enormi per frode, spreco e cattiva gestione.
L’Unione Europea ottusa e chiacchierona non sente, non vede e straparla.
Il problema che emerge è la solita asimmetria fra la strategia americana e quella europea.
Trump vuole chiudere la guerra, l’Unione Europea e gli inglesi la vogliono continuare.
L’UE dichiara di sostenere un cessate il fuoco immediato e negoziati significativi e nel contempo mantiene una politica di sostegno militare di lungo periodo, aumento della pressione economica sulla Russia e preparazione della capacità militare ucraina.
A giugno il Consiglio europeo ha ribadito il sostegno militare e finanziario a Kiev e ha chiesto più rapidamente difesa aerea, munizioni, droni e missili.
Il punto di frattura Europa Washington di Trump
Trump negozia direttamente con Putin, cerca di riaprire il canale USA – Russia, vuole un accordo, considera la conclusione della guerra un interesse strategico americano, può quindi pensare alla Russia anche in funzione della competizione con la Cina.
Trump ha dichiarato il 9 settembre che Putin vuole arrivare a un accordo e gli emissari americani stanno tentando di riattivare il negoziato. Mosca, a sua volta, ha dichiarato di voler riprendere i colloqui mediati dagli USA.
L’Europa continua il sostegno militare a Kiev, punta al riarmo europeo, introduce nuove sanzioni, vuole garanzie di sicurezza all’Ucraina e il mantenimento della pressione su Mosca e si prepara a un conflitto lungo.
La Coalition of the Willing, guidata soprattutto da Londra e Parigi, insiste infatti sulla necessità di continuare a sostenere militarmente l’Ucraina e di preparare garanzie di sicurezza europee.
Qui nasce la «cecità» di chi vuole sconfiggere la Russia.
Il problema non è necessariamente che i governi europei non vedano la possibilità di una pace; è che sembrano continuare a ragionare partendo da una premessa: la sicurezza europea passa necessariamente attraverso la sconfitta strategica della Russia.
Trump sembra invece muoversi verso una premessa diversa: la sicurezza americana futura passa anche dalla possibilità di sottrarre la Russia alla dipendenza strategica dalla Cina.
Sono due mappe geopolitiche completamente differenti.
Il paradosso europeo
L’Europa rischia di perseguire contemporaneamente: riarmo, sostegno indefinito all’Ucraina, sanzioni alla Russia, rottura energetica con Mosca, ricostruzione dell’industria della difesa, aumento del debito pubblico senza avere però né una capacità autonoma di decidere la guerra né una strategia autonoma per concluderla.
Il risultato rischia di essere: che l’Europa paga, l’Europa si riarma, l’Europa subisce i costi economici e l’Europa non decide la conclusione del conflitto.
Il vero rischio per l’Europa è che gli Stati Uniti riescano a riaprire il rapporto con Mosca, cosa del resto già in atto, mentre l’Europa rimane strutturalmente impegnata nel contenimento della Russia.
A quel punto la guerra che doveva rafforzare l’unità occidentale potrebbe produrre una nuova divergenza transatlantica.
L’Europa dispone di enormi risorse economiche, ma fatica a trasformarle in decisione strategica e continua a prepararsi materialmente a una guerra lunga, mentre Washington sta cercando, almeno per ora, di costruire le condizioni per uscirne.
Questa è la vera contraddizione.
E se Trump riuscisse davvero a riaprire il rapporto USA – Russia, il problema europeo diventerebbe enorme: Bruxelles, Londra, Parigi e Berlino dovrebbero decidere se seguire Washington verso una nuova architettura euro-russa oppure continuare a considerare Mosca il principale avversario strategico dell’Europa.
A quel punto la questione non sarebbe più soltanto Ucraina, sarebbe, come del resto è già, la scelta fra due ordini geopolitici diversi.
E mentre l’Europa contrasta gli USA a Kiev si ruba
Il caso più grave e più emblematico è quello di Pavlohrad Chemical Plant, produttore statale di esplosivi e munizioni, che fornì all’esercito ucraino circa 233.000 colpi di mortaio difettosi.
Alcuni non esplodevano; altri, secondo la ricostruzione, non uscivano neppure dal tubo del mortaio.
La sintesi è: al fronte si muove a Kiev si ruba.
Il direttore Leonid Shyman era stato coinvolto in un procedimento per corruzione e frode. Nonostante le contestazioni e i problemi sulle forniture, l’apparato degli acquisti continuò ad assegnare contratti all’azienda.
In particolare, l’amministrazione avrebbe assegnato un contratto da circa 280 milioni di dollari mentre Shyman era fuori su cauzione nell’ambito di un procedimento per corruzione.
Gli audit hanno poi rilevato che 7 dei 10 maggiori contractor militari ucraini continuarono a ricevere nuovi ordini nonostante indagini penali per frode; precedenti mancati adempimenti; mancata consegna delle forniture; arresti di dirigenti per accuse di corruzione.
Gli auditor hanno inoltre individuato 18 società che ricevettero nuovi contratti nonostante avessero precedentemente fallito nell’esecuzione degli accordi. E 6 di queste 18 non avevano portato a termine con successo neppure un precedente contratto.
Quindi non siamo davanti soltanto al singolo funzionario che intasca una tangente. Il problema descritto dal NYT è un sistema di procurement che continua a premiare fornitori già dimostratisi inaffidabili.
Gli auditor hanno identificato circa 126 milioni di dollari di perdite derivanti dal fatto che offerte più convenienti furono ignorate e le armi vennero acquistate a prezzi superiori.
Secondo gli audit, alcuni contratti furono assegnati senza una base giuridica adeguata.
Il caso dei razzi turchi: circa 130 milioni di dollari
Nel 2024 l’agenzia ucraina per gli acquisti della difesa mise a gara centinaia di milioni di dollari di razzi d’artiglieria, ma i razzi erano dello stesso produttore turco.
L’appalto finì a una società collegata al gruppo ceco Czechoslovak Group, che agiva come intermediario, al prezzo più elevato.
L’analisi del NYT stima che questa scelta abbia aggiunto circa 130 milioni di dollari al conto dell’Ucraina.
L’audit non accusa Czechoslovak Group di aver commesso un illecito. Il problema contestato è la decisione dell’apparato ucraino di acquistare attraverso l’intermediario più costoso.
Il contratto dei droni: 600 ordinati, zero consegnati
Una società aveva precedentemente promesso 600 droni specializzati. Non ne consegnò nessuno. Nonostante ciò ricevette un nuovo contratto per 1.950 droni. Il risultato fu che ne consegnò soltanto 50 nei tempi previsti. È difficile immaginare un esempio più evidente di fallimento del sistema di valutazione dei fornitori.
I razzi serbi e la catena di intermediari
C’è poi un caso molto interessante geopoliticamente. L’Ucraina aveva bisogno di razzi sovietici prodotti in Serbia. Poiché la Serbia manteneva rapporti con la Russia, l’acquisto fu organizzato attraverso una catena di intermediari.
Il contratto fu assegnato a Spetstechnoexport, società statale ucraina che aveva già una storia di contratti non completati. Gli auditor rilevarono inoltre che Spetstechnoexport non possedeva la licenza serba necessaria all’esportazione dei razzi.
La società avrebbe quindi presentato una lettera di garanzia dell’intelligence militare ucraina. Poi entrò nella transazione la società americana Regulus. Il ministro della Difesa Rustem Umerov aveva cercato di eliminare gli intermediari e portare Regulus a negoziare direttamente con l’agenzia statale. L’accordo però fallì.
Almeno 100 milioni di dollari di anticipi rimasti in contenzioso
Un’altra vicenda riguarda almeno 100 milioni di dollari di pagamenti anticipati relativi a un contratto che alla fine non fu completato.
La questione è finita in controversie giudiziarie/arbitrali per stabilire chi dovesse restituire il denaro e chi fosse responsabile dell’inadempimento.
Il problema strutturale è più grande dei singoli casi
Il problema strutturale è la cosa fondamentale e gli audit non parlano soltanto di corruzione.
Parlano di: fraud, waste, mismanagement, cioè frode, spreco, cattiva amministrazione.
Il 27 agosto 2026, la stessa Accounting Chamber of Ukraine ha pubblicato i risultati di un audit sugli acquisti e sullo sviluppo di armi e mezzi militari per il 2024/2025 e ha rilevato quasi 350 miliardi di hryvnia di non conformità ai requisiti normativi.
L’audit ha riguardato Ministero della Difesa, Stato maggiore, Guardia di frontiera e Defence Procurement Agency.
La domanda strategica è: «Quanta capacità militare ucraina è stata persa a causa di un sistema inefficiente di trasformazione del denaro in armi?»
Perché nel tipo di guerra della quale stiamo discutendo un miliardo di dollari non è semplicemente un numero finanziario, ma può significare: munizioni non prodotte, droni non consegnati, artiglieria non disponibile, difesa aerea non acquistata, soldati che combattono con materiale insufficiente.
La questione diventa: l’Occidente può continuare a pompare capitale dentro un sistema di procurement che, secondo gli stessi audit ucraini, ha dimostrato di non trasformare efficacemente tutto quel capitale in capacità militare?





