La muraglia, cadendo, sta introducendo fratture nei partiti che l’hanno eretta – Cambio di paradigma con conseguenze in Germania e in Europa
In Sassonia-Anhalt il dato politicamente decisivo è che la Brandmauer, la muraglia eretta dai partiti “antifascisti” oltre un decennio fa per tenere a debita distanza dal potere Alternative für Deutschland, è kaputt, finita, caduta.
L’AfD non è più necessariamente esclusa a priori dal processo di formazione del governo. Questa è una rottura politica enorme.
La caduta del veto a AfD sta introducendo crepe profonde all’interno dei partiti che lo hanno voluto e proclamato.

Il capolista BSW Thomas Schulze ha dichiarato che il partito, che è di sinistra, non riconosce una «Brandmauer» nei confronti dell’AfD e che è disposto a parlare con tutti.
Ancora più significativo: ha detto che, nel terzo scrutinio per il Ministerpräsident, il BSW potrebbe astenersi, consentendo potenzialmente al candidato AfD Ulrich Siegmund di essere eletto.
Una frattura sempre più evidente è quella interna all’SPD tra chi chiede di superarla, chi la considera fallita e chi, invece, vuole mantenerla.
Sigmar Gabriel, ex presidente SPD, ex vicecancelliere e figura di primo piano del partito, il 30 agosto ha criticato esplicitamente la logica della Brandmauer e ha sostenuto che tutti si sono rifugiati dietro il termine «Brandmauer» e che questo è diventato uno slogan dietro il quale non si affrontano i contenuti che portano voti all’AfD.
Ha definito un errore il fatto che gli altri partiti non abbiano affrontato politicamente quei temi. Gabriel propone piuttosto di togliere alla Brandmauer il carattere di tabù assoluto e di tornare alla competizione politica sui contenuti.
La presenza di Sigmar Gabriel nell’SPD è particolarmente significativa perché non stiamo parlando di un esponente marginale.
Completamente opposta la posizione del presidente federale della SPD, Lars Klingbeil, che ad agosto ha difeso esplicitamente la Brandmauer, definendola una conseguenza del fallimento della Repubblica di Weimar e sostenendo anche la verifica di un possibile procedimento di messa al bando dell’AfD.
Il passaggio ancora più interessante è quello di Alexander Schweitzer, vicepresidente federale SPD, il quale dopo il risultato di Sassonia-Anhalt, ha proposto un Governo di esperti indipendente dai partiti, sostenuta dalle varie forze parlamentari, per impedire che l’AfD arrivi alla guida del Land.
Anche il candidato SPD Armin Willingmann si è mostrato aperto a questa soluzione.
Questo è significativo perché mostra la crisi pratica della Brandmauer: se l’AfD ha 39 seggi su 83, non è più sufficiente dire «non collaboriamo».
Bisogna costruire un’alternativa concreta. Niente muraglie, ma proposte.
La frattura riguarda anche la CDU. Markus Söder, dopo il risultato della Sassonia-Anhalt, ha dichiarato il 9 settembre che la Brandmauer è sostanzialmente fallita e che occorre confrontarsi politicamente con l’AfD, pur senza proporre una collaborazione con essa.
Il BSW fa un passo ulteriore
Il BSW ha criticato apertamente la «Brandmauer-Politik» e Wagenknecht (leader e fondatrice di BSW), dopo il voto ha parlato di un sistema ormai fallito, pur escludendo formalmente una coalizione con l’AfD.
Quindi la situazione è diventata: AfD che vuole abbattere la Brandmauer, BSW che considera fallita la Brandmauer e accetta il dialogo, Sigmar Gabriel e parte della SPD che considera fallimentare l’attuale forma della Brandmauer.
La frattura non passa più semplicemente tra destra e sinistra, ma sempre più tra partiti che vogliono conservare l’architettura politica esistente e forze che vogliono modificarla, anche se partono da posizioni ideologiche molto diverse.
Con AfD 39 seggi, BSW 5, SPD 8 si crea un nuovo spazio politico di 52 seggi su 83, nel quale la vecchia distinzione destra/sinistra non funziona più automaticamente.
E soprattutto AfD e BSW hanno già individuato alcune convergenze materiali: Russia, sanzioni, energia, immigrazione e critica delle élite politiche tradizionali.
Il vero fenomeno è quindi la decomposizione della Brandmauer.
La vecchia architettura politica tedesca era: CDU, SPD, Verdi, FDP (europeismo, NATO, sanzioni alla Russia, Green Deal, integrazione europea, globalizzazione.
La nuova architettura potrebbe diventare: AfD, BSW (sovranità nazionale, revisione del rapporto con, Bruxelles, energia a basso costo, riapertura del rapporto con Mosca, critica della globalizzazione, protezione della base industriale).
Decisiva la frattura interna ai democristiani
La frattura interna alla CDU/CSU è probabilmente il punto decisivo, perché la Brandmauer deve essere superata da una parte del centrodestra tradizionale. E dopo il risultato della Sassonia-Anhalt, questa possibilità è diventata molto più concreta.
Il punto di rottura dentro la CDU è enorme. Merz continua ufficialmente a escludere una collaborazione con l’AfD, ma la sconfitta della CDU in Sassonia-Anhalt – 17,2% contro il 43,8% dell’AfD – ha aperto una crisi strategica nel partito. Il risultato ha alimentato richieste interne di revisione della linea e pressioni su Merz.
Il problema per la CDU è matematico prima ancora che ideologico, perché se l’elettorato di destra continua a spostarsi verso AfD, la CDU rischia di trasformarsi nel partito di seconda posizione della destra tedesca.
Ed è esattamente la situazione nella quale una Brandmauer diventa sempre più difficile da sostenere.
Il passaggio fondamentale sarebbe CDU con AfD. Non necessariamente una coalizione formale, ma graduale abbattimento del no ad ogni collaborazione: dialogo parlamentare, accordi su singoli provvedimenti, tolleranza di un governo di minoranza, astensione, cooperazione regionale.
Il passaggio cruciale è dunque la trasformazione dell’AfD da partito escluso dal sistema a partito con il quale si può negoziare.
Ed è proprio questo che sta iniziando a essere discusso nella CDU. Una recente rilevazione YouGov mostra che il 38% degli intervistati è favorevole a una partecipazione dell’AfD al governo della Sassonia-Anhalt, contro il 47% contrario; sulla stessa Brandmauer CDU, il paese appare anch’esso diviso.
Cade la Brandmauer, cambia anche l’Europa
La Germania è troppo grande per avere una trasformazione interna senza conseguenze europee e potrebbe saltare il modello politico sul quale è stata costruita la Germania europea di Maastricht.
Perché Berlino non sarebbe più il motore automatico dell’integrazione. E questo spiega perché la questione tedesca oggi è anche questione europea. Non è casuale che analisti europei considerino il successo dell’AfD in Sassonia-Anhalt una possibile frattura dell’architettura politica che sostiene l’UE.
La cosa più interessante è che una Germania più nazionale potrebbe essere militarmente più forte, ma geopoliticamente meno egemonica sull’Europa, in una chiave geopolitica che può essere compatibile con una strategia americana atlantica.
La questione è: chi controllerà la rinascita della potenza tedesca: Bruxelles, Berlino o Washington?
E la rottura della Brandmauer nella CDU/CSU sarebbe il momento in cui questa domanda smetterebbe di essere teorica e diventerebbe una questione concreta di governo della Germania e, di conseguenza, dell’intera UE.





