Stretta sugli affitti brevi dell’UE – Il libero mercato è sparito – Siamo direttamente approdati nell’Unione Europea delle Repubbliche Socialiste Sovietiche
Se ancora c’era ancora qualche dubbio, ora ne siamo certi: l’Unione Europea, proiezione della Germania, è quella non della Repubblica federale tedesca, ma quella della DDR, con annessa Stasi: il mondo del film: “Le vite degli altri”.
Ormai è chiaro. La casa deve essere di fatto espropriata per fare in modo che la si banda alle multinazionali del real estate se ne impossessi, dopo che i proprietari, stressati, decidono di disfarsene.
Non i grandi proprietari, sia chiaro. I poveretti che nel corso di una vita hanno messo i risparmi nel mattone a garanzia della loro vecchiaia.
Se non ci liberiamo dell’Unione Europea delle Repubbliche Socialiste Sovietiche saremo davvero, come promesso da Davos, poveri, ma non sicuramente “felici”, anzi: infelicissimi.
Provate a chiedere a Ursula di donare tutti i sui beni e di diventare povera e felice.
Ci pigliano per fessi? Sì.
La notizia è che la Commissione Ue presenta l’Affordable Housing Act che introduce per la prima volta un quadro comune per locazioni e compravendite. Von der Leyen esulta: “Mantenuta una promessa”.
Viva l’Unione Sovietica.
Le nuove norme sono concepite per aiutare le autorità competenti a individuare le “aree sottoposte a pressione abitativa”, utilizzando una metodologia comune.
Nello specifico, potranno essere designate come aree sotto stress abitativo quelle in cui il rapporto tra prezzo e reddito è pari o superiore alla soglia di otto, corrispondente a otto anni di reddito disponibile pro capite necessari per acquistare un’abitazione di dimensioni medie nel patrimonio edilizio residenziale dell’area interessata.
Tra gli altri criteri, il rapporto tra prezzo e reddito deve inoltre essere aumentato nel periodo corrispondente agli ultimi dieci anni per i quali sono disponibili dati.
Questo criterio però non si applica – ed è la novità principale rispetto alle bozze circolate nei giorni scorsi – se il rapporto tra prezzo e reddito è pari o superiore a dieci.
Inoltre, per designare un’area sotto stress abitativo sarà necessario dimostrare che, in assenza di misure, sia improbabile che la pressione abitativa si attenui nei tre anni successivi alla sua adozione, sulla base della dinamica demografica e della domanda-offerta di alloggi.
Le misure potranno applicarsi sia a eventuali limitazioni sugli affitti brevi sia a restrizioni sulla compravendita di immobili non utilizzati come locazione principale.
Nel caso degli affitti brevi, l’autorità competente dovrà inoltre dimostrare che l’attività ha avuto un effetto negativo significativo sulla disponibilità o sull’accessibilità economica degli alloggi nei tre anni precedenti l’adozione della misura.
Resta comunque esclusa dalle restrizioni sugli affitti brevi la prima casa del locatore: chi affitta per brevi periodi la propria abitazione principale non è toccato dalle misure.
Le misure avranno una durata massima di cinque anni, con revisione periodica per verificare che le condizioni continuino a sussistere e ritiro senza indebito ritardo qualora vengano meno.
La decisione se intervenire e quali misure adottare resta alle autorità competenti, in quanto le scelte in materia di politica abitativa rimangono di competenza nazionale, regionale e locale.
Ursula esulta perché attua il programma di Davos e della finanza, ossia quella di renderci tutti poveri e sottoposti alla Stasi europea.
Il riferimento è al celebre saggio e video promozionale intitolato “8 Predictions for the World in 2030”, pubblicato nel 2016 dal World Economic Forum (WEF) – l’organizzazione che ogni anno organizza il Forum economico a Davos.
La frase originale non fu pronunciata durante un discorso in aula a Davos, ma fa parte di un contributo scritto dall’attrice e politica danese Ida Auken (all’epoca deputata del parlamento danese), poi riassunto dal WEF in uno slogan diventato virale.
Il video del WEF riassumeva l’articolo di Ida Auken con la frase: “Non possiederai nulla e sarai felice” (“You’ll own nothing and you’ll be happy”).
Nell’articolo (intitolato “Welcome to 2030. I own nothing, have no privacy, and life has never been better”), l’autrice descriveva uno scenario ipotetico in cui la proprietà privata di beni di consumo, automobili e abitazioni veniva sostituita dall’uso di servizi condivisi (la cosiddetta sharing economy e servitization), sostenuta da energia pulita e automazione.
Da leggere per intero e da meditare
La Auken (Ida Auken), Membro del Parlamento, Parlamento danese (Folketinget) (https://medium.com/world-economic-forum/welcome-to-2030-i-own-nothing-have-no-privacy-and-life-has-never-been-better-ee2eed62f710), scrisse: “Benvenuti nell’anno 2030. Benvenuti nella mia città, o dovrei dire “nella nostra città”. Non possiedo nulla. Non possiedo un’auto. Non possiedo una casa. Non possiedo elettrodomestici né vestiti. Potrebbe sembrarvi strano, ma per noi in questa città ha perfettamente senso. Tutto ciò che prima consideravamo un prodotto, ora è diventato un servizio. Abbiamo accesso ai trasporti, all’alloggio, al cibo e a tutto ciò di cui abbiamo bisogno nella vita quotidiana. Una dopo l’altra, tutte queste cose sono diventate gratuite, quindi alla fine non aveva più senso per noi possedere molte cose. Innanzitutto, la comunicazione è diventata digitale e accessibile gratuitamente a tutti. Poi, quando l’energia pulita è diventata gratuita, le cose hanno iniziato a muoversi rapidamente. I costi dei trasporti sono crollati drasticamente. Non aveva più senso possedere un’auto, perché per i viaggi più lunghi potevamo prenotare in pochi minuti un veicolo a guida autonoma o un’auto volante. Abbiamo iniziato a spostarci in modo molto più organizzato e coordinato quando i mezzi pubblici sono diventati più facili, veloci e convenienti dell’auto. Ora faccio fatica a credere che abbiamo accettato la congestione e gli ingorghi, per non parlare dell’inquinamento atmosferico causato dai motori a combustione. Cosa ci passava per la testa? A volte uso la bicicletta quando vado a trovare i miei amici. Mi piace l’esercizio fisico e la pedalata. È come se mi facesse sentire partecipe del viaggio. È buffo come alcune cose sembrino non perdere mai il loro fascino: camminare, andare in bicicletta, cucinare, disegnare e coltivare piante. È perfettamente logico e ci ricorda come la nostra cultura sia nata da uno stretto rapporto con la natura”.
“Nella nostra città – continua la Auken – non paghiamo alcun affitto, perché qualcun altro utilizza i nostri spazi liberi quando non ne abbiamo bisogno. Il mio soggiorno viene utilizzato per riunioni di lavoro quando non ci sono. Ogni tanto, scelgo di cucinare per me stessa. È facile: l’attrezzatura da cucina necessaria mi viene consegnata a domicilio in pochi minuti. Da quando i trasporti sono diventati gratuiti, abbiamo smesso di accumulare tutte quelle cose in casa. Perché tenere una macchina per la pasta e una crepiera stipate negli armadi? Possiamo semplicemente ordinarle quando ci servono. Ciò ha inoltre facilitato l’affermazione dell’economia circolare. Quando i prodotti vengono trasformati in servizi, nessuno è più interessato alle cose con una breve durata. Tutto è progettato per durare, essere riparabile e riciclabile. I materiali circolano più velocemente nella nostra economia e possono essere trasformati in nuovi prodotti con relativa facilità. I problemi ambientali sembrano lontani, dato che utilizziamo solo energia pulita e metodi di produzione ecocompatibili. L’aria è pulita, l’acqua è pulita e nessuno oserebbe toccare le aree naturali protette, perché rappresentano un valore inestimabile per il nostro benessere. Nelle città abbiamo tantissimi spazi verdi, piante e alberi ovunque. Ancora non capisco perché in passato abbiamo riempito di cemento tutti gli spazi liberi delle città”.
La Auken non è contenta e continua: “Fare shopping? Non ricordo bene cosa sia. Per la maggior parte di noi, si è trasformato nello scegliere cose da usare. A volte lo trovo divertente, altre volte preferirei che lo facesse l’algoritmo per me. Ormai conosce i miei gusti meglio di me. Quando l’intelligenza artificiale e i robot hanno preso il sopravvento su gran parte del nostro lavoro, improvvisamente abbiamo avuto tempo per mangiare bene, dormire bene e trascorrere del tempo con altre persone. Il concetto di ora di punta non ha più senso, dato che il lavoro che svolgiamo può essere fatto in qualsiasi momento. Non so nemmeno se lo definirei ancora lavoro. È più come un tempo dedicato al pensiero, alla creazione e allo sviluppo. Per un certo periodo, tutto si è trasformato in intrattenimento e la gente non voleva occuparsi di questioni complesse. Solo all’ultimo momento abbiamo scoperto come utilizzare tutte queste nuove tecnologie per scopi migliori del semplice ammazzare il tempo. La mia più grande preoccupazione sono tutte le persone che non vivono nella nostra città. Quelle che abbiamo perso lungo il cammino. Quelle che hanno deciso che tutta questa tecnologia era diventata eccessiva. Quelle che si sono sentite obsolete e inutili quando i robot e l’intelligenza artificiale hanno preso il posto di gran parte dei nostri posti di lavoro.Coloro che si sono sentiti in colpa nei confronti del sistema politico e si sono rivoltati contro di esso, conducono vite diverse al di fuori della città.Alcuni hanno formato piccole comunità autosufficienti. Altri si sono semplicemente stabiliti nelle case vuote e abbandonate dei piccoli villaggi ottocenteschi. Ogni tanto mi dà fastidio il fatto di non avere una vera privacy. Non c’è un posto dove posso andare senza essere registrato. So che, da qualche parte, tutto ciò che faccio, penso e sogno viene registrato. Spero solo che nessuno lo usi contro di me”.
Ed eccoci alle conclusioni della parlamentare danese: “Tutto sommato, è una bella vita. Molto meglio del percorso che stavamo seguendo, dove era diventato fin troppo chiaro che non potevamo continuare con lo stesso modello di crescita. Stavamo assistendo a una serie di eventi terribili: malattie legate allo stile di vita, cambiamenti climatici, crisi dei rifugiati, degrado ambientale, città sovraffollate, inquinamento idrico, inquinamento atmosferico, disordini sociali e disoccupazione. Abbiamo perso troppe persone prima di renderci conto che potevamo fare le cose in modo diverso”.
Il World Economic Forum ha in seguito rimosso il video dai propri canali ufficiali, pur rimanendo la traccia dell’articolo originale negli archivi di discussione.
Ora la proposta arriva in Parlamento
La proposta legislativa passerà ora al Parlamento europeo e al Consiglio nell’ambito della procedura legislativa ordinaria.
La proposta è inoltre accompagnata da una Raccomandazione sull’accessibilità economica e sull’offerta di alloggi nelle aree sottoposte a pressione abitativa, che affronta invece il lato dell’offerta: sostiene le autorità nei loro sforzi per aumentare l’offerta abitativa nelle aree che ne hanno maggiore bisogno, anche attraverso procedure più rapide di pianificazione, autorizzazione per la costruzione di nuovi edifici, ristrutturazione e riutilizzo degli immobili, nonché facilitando gli investimenti.
von der Leyen esulta: “Promessa mantenuta”
“Oggi manteniamo la promessa fatta a tutti gli europei” ha esultato la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen: “Un anno fa, ho promesso di affrontare il problema dell’accessibilità economica delle abitazioni in Europa. Oggi compiamo un passo in questa direzione, offrendo maggiore chiarezza e sostegno alle autorità locali e alle comunità, tenendo conto delle realtà locali”.
L’esecutivo europeo ha infatti cercato di mantenere un difficile equilibrio tra il sottolineare la gravità della situazione per gli alloggi in tutta Europa e il non pestare i piedi agli Stati membri, che hanno competenza nelle politiche abitative.
L’UE: “Non stiamo imponendo obblighi”
“Non stiamo imponendo obblighi”, ha rimarcato la vicepresidente della Commissione, Teresa Ribera, secondo cui l’esecutivo si è limitato a “fornire una cornice giuridica” agli Stati membri.
A farle eco il commissario europeo all’Housing, Dan Jorgensen, affermando che “oggi ci troviamo in una situazione in cui rischiamo che le norme e i regolamenti dell’Unione europea impediscano agli Stati membri e alle città di fare ciò che vogliono”, a cui questo regolamento intende porre rimedio.
Jorgensen, però, ha anche voluto rimarcare che quella che l’Europa si trova di fronte è “un’emergenza” e “una crisi abitativa”, affermando inoltre che il tema più affrontato dagli stakeholders durante la fase di scrittura del provvedimento è stato proprio quello degli affitti brevi.
Sempre dal commissario danese, l’invito più velato agli Stati ad approfittare del nuovo quadro per intervenire: “se dovessi dare un consiglio politico, probabilmente direi: se non affrontate questo problema e i vostri cittadini lo considerano un problema enorme, allora probabilmente gli elettori ve lo faranno capire alle prossime elezioni”.
Raffica di reazioni contrarie
Le reazioni contrarie, però, non sono tardate ad arrivare.
“La Lega dice no all’ennesimo attacco di Bruxelles alla casa, alla proprietà privata e ai risparmi degli italiani”, ha affermato il Carroccio in una nota, ribadendo che “la casa è il frutto dei sacrifici di una vita e la proprietà privata non si tocca”.
Reazione negativa anche da parte di Fratelli d’Italia.
“La Commissione sbaglia a procedere con la presentazione del Regolamento europeo sulla casa e alimentare le preoccupazioni dei cittadini già emerse in questi giorni. Con l’attuale impostazione si comprime il diritto di proprietà, si invadono le competenze che spettano agli Stati membri, si mettono i territori uno contro l’altro”, affermano in una nota gli eurodeputati Carlo Fidanza, Antonella Sberna e Denis Nesci.
Ovviamente non mancano i sostenitori dello stalinismo. “Deludente”, infatti, è il commento del Movimento 5 Stelle, secondo cui “non c’è nessun obbligo, ma un impegno delegato ai singoli Paesi che quindi rischia di restare solo sulla carta”.
Soddisfatta (ti pareva!) invece l’eurodeputata del Partito democratico e presidente della commissione del Parlamento europeo per l’Housing, Irene Tinagli, secondo cui il regolamento “non vieta nulla, ma dà ai sindaci e ai governatori degli strumenti per poter intervenire”.
“Ora – sostiene- la palla passa ai governi nazionali e agli amministratori locali: se non intendono fare nulla, ne risponderanno ai propri cittadini”.
Evviva chi non ne farà nulla e manderà Ursula a occuparsi dei suoi pony. Non se ne può più.





