Le contraddizioni emerse durante videocollegamento dal carcere di Rebibbia davanti al Tribunale del Riesame di Roma
Proviamo a mettere i fatti, quelli finora emersi, in fila.
Il 2 luglio scorso, due giorni dopo l’arresto degli esecutori materiali dell’attentato di Pomezia, Ranucci viene sentito dai pubblici ministeri di Roma.
Secondo quanto è stato pubblicato in questi giorni da Amadori su Libero, in quel verbale collega la bomba esplosa sotto casa sua alla stagione delle stragi del 1992, quelle di Falcone e Borsellino, e ipotizza che l’ordigno sia legato a trattative per alleggerire il 41-bis.
Un delirio. Ma probabilmente era convinto di ciò.
Nello stesso verbale, però, c’è una cosa che non dice.
Lo si legge nei motivi nuovi depositati dai difensori di Lavitola. Da mesi Lavitola raccontava a Ranucci e al giornalista di Report Daniele Autieri che dietro l’attentato c’erano i servizi segreti israeliani, per gli interessi legati al cantiere navale di Adria su cui Report stava indagando.
Ad Autieri aveva mandato su Telegram perfino l’elenco delle aziende. Lui stesso lo mette a verbale il 10 luglio scorso, con date e nomi.
Ranucci non lo mette a verbale mai: né il 17 ottobre 2025, il giorno dopo la bomba, né il 2 luglio 2026.
La difesa di Lavitola lo scrive per sostenere che il suo assistito non era creduto.
Sarà.
Però è anche vero che Report mise in onda proprio la vicenda del cantiere, a modo suo, evocando un collegamento all’attentato.
Resta il fatto che l’unica pista (a parer mio altrettanto surreale) che qualcuno gli stava mettendo in mano da mesi, davanti ai magistrati non è arrivata.
Perché conta?
Perché, nel frattempo, le piste indicate da Ranucci sono cambiate almeno tre volte.
Il 17 ottobre 2025, davanti al PM, parla dei messicani e degli albanesi e delle minacce ricevute per la trasmissione sul caso Moro, quella mail del 2 giugno 2024 in cui gli scrivevano che se avesse continuato a parlare di Moro lo avrebbero ucciso (mah!).
Otto mesi dopo siamo alle stragi del 1992 e al 41-bis. Il 30 giugno, dopo gli arresti, Ranucci dice in pubblico che bisognerà capire se ci sono altri livelli.
In Commissione antimafia, anche se la sua risposta è secretata, grazie all’assist di Scarpinato, pare che abbia indirizzato verso il mandante politico.
Ogni volta il livello sale. Ogni volta si allontana dal cortile di casa e si avvicina al Palazzo, ai servizi, alla trattativa, al 1992.
È lo schema che conosciamo bene: quando il fatto riguarda qualcosa di ben definito e vicino, si cerca il disegno grande, perché il disegno grande spiega sempre tutto.
E il fatto, per ora, è questo. Un cratere di quattordici centimetri di diametro e uno di profondità. Una carica di ridotta massa attiva, scrivono i carabinieri alle pagine 5 e 6 dell’ordinanza, mentre la notte dell’attentato si parlava di un chilo di esplosivo piazzato sotto l’auto.
Lavitola, per mesi, ha implorato l’amico di farsi aumentare la scorta, e che quell’amico lo era davvero, dal 2019, tanto da scrivergli che ogni attacco lo faceva crescere e che tra due anni avrebbe potuto fare il Presidente del Consiglio.
Non so quello che emergerà.
So che tra la trattativa sul 41-bis e un sondaggio scritto tra amici c’è una distanza che nessun terzo livello riuscirà a colmare.





