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L’attuale sinistra è parte del conflitto sociale

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conflitto sociale

Lo alimenta e lo approfondisce. Ad ascoltare il popolo oggi c’è solo una certa destra

Il voto in Sassonia, le dinamiche elettorali in Francia, Regno Unito, Spagna – non se ne sta parlando, ma pare che Sanchez sia in caduta libera nel Paese – e Italia dicono una cosa chiara, semplice: la gente non vuole più multiculturalismo, accoglienza illimitata, non vuole l’Islam, non vuole moschee.

Si sta verificando un rigetto.

E se la sinistra avesse minimamente un ruolo di rappresentanza dei ceti popolari, dovrebbe chiedere una fortissima limitazione di questi elementi – limitazione che porterebbe, a cascata, anche una frenata nell’impoverimento del ceto popolare.

Ci rendiamo conto che ormai certi quartieri europei sono bidonville africane?

Ci rendiamo conto che il lavoro è razzializzato, e certi ruoli, specie in Italia, sono esclusiva di gente di colore perché altrimenti nessuno li accetta?

Quanti dirigenti non bianchi vedete in Italia?

Una sinistra che sia sinistra non deve educare le classi popolari, non deve imporre, ma ascoltare e fare da rappresentante – democrazia rappresentativa significa qualcosa?

Invece, l’attuale sinistra vuole essere dirigente, insegnare e imporre alle classi popolari una direzione.

E una sinistra che ha deciso di fondare la propria scalata al potere garantendosi il voto dei migranti, dei musulmani, degli imam, come può rappresentare le classi popolari europee?

L’attuale sinistra è parte del conflitto sociale, lo alimenta, lo approfondisce.

Ha scelto di investire sui “nuovi italiani” perché giovani, perché quelli in maggior crescita. Ma questo fa sì che le classi popolari europee siano una voce che grida nel deserto.

E ad ascoltare, oggi, c’è solo una certa destra.
Non perché la destra sia migliore. Ma perché è l’unica che parla la loro lingua, che riconosce i loro problemi, che non li prende per stupidi.

E finché la sinistra continuerà a fare la maestrina, a imporre l’ideologia, a difendere l’indifendibile, la gente continuerà a votare chi almeno li ascolta.

Anche se sbaglia.

Anche se è estremista.

Anche se promette cose impossibili.

Perché essere ascoltati, per chi è stato ignorato per anni, vale più di qualsiasi promessa.

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