Un silenzio colpevole, che non fa onore all’UE
L’Europa di Altiero Spinelli e dei fondatori dell’idea di un’Europa unita non si ritroverebbero in questa situazione ibrida in cui viviamo noi, sudditi stolti e ignavi senza speranza.
Non si ritroverebbero in questa Europa disunita, sfrangiata, del tutto priva di una struttura politica di governo ma governata da poteri economici che fanno riferimento a determinati soggetti, prima di tutti la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen.
L’Europa – lo abbiamo già scritto e detto in altre occasioni – non è uno Stato federale e federato sul modello americano ma è rimasta un’opera incompiuta.
In quanto ibrido si comporta in modo asincronico e talvolta illogico con atteggiamenti isterici e poco lineari.
Vi sono politiche dei diversi Stati che vengono a ritrovarsi nell’istituto deputato al governo che è la Commissione.
Un organo politico, ma che, di fatto, non rappresenta una vera unità delle politiche dei diversi Stati.
La cosa molto anomala è che l’Europa si muove nel panorama internazionale con unica bandiera, con un’unica rappresentanza, la Presidente della Commissione, ma con politiche internazionali distinte e autonome da Stato a Stato; ogni Stato ha politiche esterne proprie.
L’aspetto non è secondario perché questo fatto politico – giuridico manifesta un’intrinseca debolezza di intenti e di finalità.
Una debolezza che, senz’alcun dubbio, è fisiologica al sistema europeo.
La forza politica verrebbe solo da una Federazione di Stati dove non fossero più presenti governi nazionali, ma così non è, e con questo quadro di politici al “comando” aggiungiamo che sia una fortuna.
Le Nazioni che fanno parte dell’Unione Europea non hanno abdicato/ceduto la loro sovranità ed esistono in tutto e per tutto come Stati sovrani, autonomi e indipendenti.
L’UE è un cartello economico, è un mercato libero interno, è una moneta unica, è vincoli di stabilità economica per gli Stati, è una entità libera di merci e persone, ma non si va oltre.
Non vi è un’idea politica unica e unitaria e, quindi, condivisa interamente.
La politica unisce quando c’è e disunisce quando è assente.
Non siamo andati oltre, appunto, e, di fatto, le scelte economiche dal 2002 in poi hanno fortemente inciso sulle politiche interne dei vari Paesi e riteniamo – senza timore di smentite – abbiano grandemente impoverito l’economia dei singoli Stati.
In una visione globalistica si è creduto che una politica economica unitaria fosse la chiave, mentre, invece, quest’idea ha trovato un grande limite nella circostanza secondo cui ogni Stato, in definitiva, era “libero” di una propria politica economica e di realizzare rapporti economici con altri Stati.
Insomma, volendo molto semplificare: un grande guazzabuglio nel quale, a ben vedere, l’unica realtà politica che può definirsi “europea” è l’economia; un taglio economico impositivo.
Ma l’economia, da sola, non basta e non può bastare.
L’Europa per queste ragioni svolge, purtroppo, un ruolo di secondaria importanza nel panorama mondiale, apparendo sempre incerta e titubante.
La mancanza di una guida politica seria e autorevole si è vista sia nella crisi Ucraina/Russia sia nel piano geopolitico in relazione alla guerra in Iran.
La crisi Ucraina/Russia è stata gestita in modo economico e non logistico senza, però, un reale intento militare.
L’Europa ha aiutato in modo consistente l’Ucraina, Paese attaccato, ma non ha tentato un intervento diplomatico con la Russia, Paese occupante, che è stata bersagliata da iniziative sanzionatorie.
Si è fatto affluire milioni e milioni di euro alle corte di Zelensky, senza sapere dove realmente finissero, ma non ci si è sporcati le mani.
Si sono votate sanzioni alla Russia, ma poi scopriamo che alcuni Paesi dell’Unione hanno continuato a commerciare con strane triangolazioni e le hanno mostrato una vicinanza anche politica abbastanza sospetta.
Vuoto totale di un’unitarietà politica e vuoto totale in senso politico-diplomatico.
Tutto questo è testimoniato negli atti e nelle azioni di questi anni.
Soldi a Zelensky e sanzioni alla Russia e questo per difendere la “democrazia” in Europa.
Al di là del fatto che del travaso di denaro convogliato nelle casse dello “Zar ucraino”, ad oggi, non sappiamo quanto sia stato utilizzato per difendere il popolo ucraino e quanto sia finito nelle mani degli oligarchi di Stato, governo compreso.
Non ci sono fonti attendibili che possono certificare ciò.
Ma vi è di più!
Ritenere che finanziare Zelensky volesse significare difendere la democrazia e la libertà vuol dire che non si conosce l’Ucraina prima dell’inizio del conflitto; che è del 2014 e non del 2022.
L’Ucraina è il Paese dove è ed era più alta la corruzione e dove campo corpi speciali militari hanno ucciso, negli anni, cittadini di origine russa.
Voler far passare l’Ucraina come la “culla” della democrazia e della libertà al solo fine di spillare al popolo europeo una montagna di denaro, dobbiamo convenire che è stata una grande macchina mediatica.
E viene da pensare che, in tutto questo giro di soldi, qualcuno in Europa ci abbia guadagnato personalmente.
Allo stesso tempo, la medesima macchina ha creato il “mostro russo”, brutto e cattivo, che doveva essere solo schiacciato.
In entrambi i casi, vi è un errore di prospettiva e di analisi ma non si sa quanto questo messaggio lo si voglia veicolare proprio sotto questa forma.
Il vuoto politico europeo ha determinato che, esclusa quella dello Stato del Vaticano che non ha prodotto frutti, non si mai svolta una reale attività diplomatica per trovare la via della pace.
L’Europa non ha alcuno spessore e questo è quello che, purtroppo, si vede in modo immediato.
Come se non bastasse è stata silente in merito alle gravissime e ripetute violazioni del diritto internazionale degli USA.
Non una parola né un commento né sul Venezuela né sull’Iran.
In entrambi i casi l’America, con certezza assoluta, ha violato il diritto internazionale che vieta l’aggressione a Nazioni sovrane e indipendenti, anche se dittature, e in merito ai quali atti la Commissione e la sua Presidenza non si sono espresse.
Un silenzio colpevole, che non fa onore all’Europa.
E qui un’ulteriore valutazione: il diritto internazionale è orfano dell’Europa che non ha alcuna voce e che potrebbe averla.
Tale situazione genera l’impossibilità di controbattere i Padroni del Mondo (USA – Russia – Cina) in merito alla violazione del diritto internazionale.
La culla della libertà e della democrazia è, in sostanza, privata di quella forza e di quel ruolo che le consentirebbe di incidere.
Siamo di fronte a una realtà inoppugnabile a cui chi scrive non intende sottrarsi e che, allo stato dei fatti, è un elemento indiscutibile e imprescindibile.





