Tra paradossi, critiche e mezze verità
Meloni. Quali riforme ha fatto? Nessuna!
Domanda: ma gli applausi e il consenso semi-bulgaro avuto a Cernobbio da dove nascono?
Mentre tanti – io no, e me ne vanto – erano impegnati a definire il “fascismo” di questo Governo e si sono distratti, si sono fatte variazioni alla gestione dello Stato di sapore neoliberista molto simile a quello della Thatcher. Senza proclami e con risultati.
Altrimenti, da dove esce il consenso dei mercati e della finanze internazionali?
E con quanta maggiore forza affronteremo il finimondo dei mercati e delle finanze che sta per arrivare?
Qualcuno che l’ha capito – ma sono in pochi – fa a meno di parlarne.
Quali riforme di miglioramento di welfare ha fatto? Nessuna.
Ma qualcuno della sinistra – che accusa questo, con l’atteggiamento di chi è costretto a dare lezioni ai cretini – pensava di poter appaltare quello che non è stato e non è capace di fare ai conservatori?
Della serie: vai avanti tu che a me vien da ridere?
E che la “dittarella” (governicchio lo chiama qualcuno che, per come lo dice, si è bevuto il cervello) non è stata all’altezza della situazione?
Sento le critiche alla politica economica del Governo.
Io sono tra quelli che considera non breve l’elenco delle critiche da muovere, ma avverto qualcosa allo stomaco quando sento su cosa e perché lo si critica. Un po’ è disgusto e un po’ è timore.
Se persino Renzi – un po’ meno asino di altri, Conte per primo – dichiara che «i dati Istat ci consegnano un Paese con più poveri, meno potere di acquisto e con l’aumento di spesa della quotidianità, dalle bollette al carrello della spesa» io ne ricavo che questo significa che il cumulo di errori e populismi fatti negli anni passati e rivendicati in questi quattro anni restano alla base del nuovo programma.
Si mischiano tra loro questioni economiche e questioni di politica sociale. Con un legame che salta contesti internazionali, quadri di riferimento e crisi, con paragoni con altri Paesi (tutti, non solo a chi fa comodo).
Il paradosso è che ciascuna di quelle denunce è vera.
Solo che si mettono assieme tante cose giuste e si pretende che il risultato sia “obbligatoriamente” una cosa giusta. Senza avere la capacità di ragionarci sopra.
Mi fa ricordare un mio compagno che, ironicamente, sosteneva il seguente ragionamento: chi ha la mente confusa deve stare meno possibile alla guida, giusto.
Per arrivare a casa, più velocemente vai e meno tempo sei in macchina: giusto. Dunque, la cosa migliore per un ubriaco che vuole tornare a casa è correre come un disperato.
Lo si è fatto. Lo si vuole ripetere.





