Si acuisce il conflitto in Medio Oriente
L’avanzata di Ansarallah nella costa occidentale yemenita è rapida e coglie molti di sorpresa, ma in realtà ha razionali spiegazioni nella disomogeneità delle forze riunite sotto il Consiglio Presidenziale di Guida, riunite tra loro soprattutto per convenienze contingenti.
Non a caso, il disimpegno emiratino nel sostegno alla Forze della Costa Occidentale, altrimenti note come Resistenza Nazionale o, ancora, Guardie della Repubblica, con accordi presi sottobanco con l’Iran alle spalle di sauditi e dello stesso Tareq Saleh, nipote del vecchio Presidente Abdallah Saleh, e guida di quelle forze, ha permesso di consegnare ad Ansarallah vari basi e presidi senza neanche dover combattere.
Come già descrivevo ancora ier sera, era dunque più che logico che, in uno scontro tra un soggetto solido ed omogeneo come il SPC, il Consiglio Politico Supremo, istituito da Ansarallah a Sana’a, e uno invece composito e disomogeneo come il PLC, il Consiglio Presidenziale di Guida, il governo internazionalmente riconosciuto dello Yemen, con sede ad Aden e sostenuto soprattutto da Riyad, fosse il primo a riportare una vittoria dopo l’altra, guadagnandosi non di rado il favore o la “neutralità collaborativa” di molti nelle fila del secondo.
Non si guadagnano oltre 5.400 kmq di territorio in due giorni solo combattendo, ottenendo infine pure tutte le isole della costa, a cominciare da Perim, nota anche come Mayun, che probabilmente tra tutte è una delle più simboliche non soltanto per l’ottimo controllo che garantisce di Bab el-Mandeb, ma anche per il fatto d’ospitare una base degli EAU, fu realizzata con l’assistenza tecnica di Israele nel 2021, e colpita più volte da Ansarallah.
Non sarebbe azzardato pensare, qualora s’affacciassero altri episodi riconducibili ad un indebolimento o disimpegno emiratino, che Abu Dhabi si stia defilando dalla partita, lasciando da sola Riyad, con cui oltretutto ha grosse rivalità tutt’altro che sopite, non solo nello Yemen, nel sorreggere un PLC che va facendo acqua da tutte le parti.
Dopotutto, sin qui, Ansarallah ha giocato la partita solo col PLC e con Riyad che lo sostiene, dopo la rottura della tregua temporanea sottoscritta nel 2022 e di volta in volta rinnovata dietro “silenzio assenso” fino allo scorso luglio, quando da una parte Ansarallah e Iran hanno tentato di violare il blocco aereo su Sana’a, e dall’altra il PLC e Riyad, che pure quel blocco aereo avrebbe dovuto rimuovere sin dal 2022, sono intervenuti tentando nuovamente d’imporlo.
Gli EAU, in questa vicenda, non hanno ufficialmente avuto un ruolo; ma sarebbe ingenuo pensare che non abbiano in parte anche gioito di un incidente del genere, visto che a gennaio l’intervento saudita a danno dei loro “clienti” – il Consiglio di Transizione del Sud, o STC, sorto dalle ceneri del vecchio “Movimento Meridionale”, tra le cinque componenti dello stesso PLC – aveva sconvolto i loro propositi di fare una scalata del PLC, così guadagnandosi il controllo di buona parte del governo e del territorio sudyemeniti.
Quel che è certo, è che da luglio i combattimenti riguardano solo SPC ed Ansarallah da una parte e PLC ed Arabia Saudita dall’altra: gli EAU, in questa fase, si confermano in ripiegamento netto nello Yemen, e fin qui non è una novità, oltre che in crescenti difficoltà negli altri loro contigui teatri d’espansione, Sudan, Somaliland, la stessa Etiopia.
Tra l’altro, Ansarallah ha tratto grossi vantaggi da quella “scaramuccia” tra Riyad ed Abu Dhabi, perché ha avuto un effetto diretto nell’indebolire proprio il suo nemico principale, che resta il PLC, il governo che, ciascuna per propria parte, assistono. Effettivamente, prima ancora di Ansarallah, a terremotare il PLC hanno contribuito proprio le sue alleate, EAU ed Arabia Saudita, che vi si sono sin qui contesa l’influenza, in ogni caso prevalentemente saudita, con effetti poco sananti per la coesione delle sue forze.
È un motivo in più per non sorprendersi se ora lo vediamo smottarsi con impressionante rapidità, dinanzi alla prova del fuoco con SPC ed Ansarallah.
Molti guardano a questi smottamenti ora, allibiti, ma è da luglio che succedono; a tacer di tutto quel che s’era visto già prima, fino al 2022/2023, e non solo.
Il percorso resta comunque impervio e non privo di sorprese. Come sempre dico, in verità, con poco o nullo successo, ma tant’è, a chi m’onora della sua attenzione, non stiamo assistendo ad una partita di calcio, e non c’è proprio niente da tifare.
Non solo perché è una guerra reale, con morti, feriti e sfollati altrettanto reali, secondo la IOM, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, il numero di sfollati nella sola costa occidentale e nel distretto di Taiz è salito dai 18.500 di martedì ai 46.000 di oggi, ma anche perché, ad ogni modo, l’unico governo yemenita davvero legittimo e riconosciuto resta il PLC, con capitale Aden, e non il SPC, con capitale Sana’a.
L’unico modo per concludere il conflitto, come entrambe le parti del resto auspicano seppur ciascuna con proprie pretese al momento non conciliabili, è il ritorno ai negoziati.
Vi erano stati fino a poco fa, in Oman; e comunque anche lunedì prossimo il Sultanato ospiterà nella città di Salalah un incontro tra Iran e paesi della regione, tutti i membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo più l’Iraq, per discutere delle rotte marittime via Hormuz, e non sarà inverosimile che, a margine, si parli anche di quanto in corso nel vicino Yemen e di come riportarvi al dialogo tutti gli attori coinvolti.
La narrativa di parte va lasciata, appunto, da una parte: dopotutto, se per il SPC il PLC è una forza occupante sostenuta da mercenari filo-sauditi, per il PLC è il SPC ad esser invece una forza occupante retta da mercenari filo-iraniani: ed il bello è che entrambe hanno, ognuna a proprio modo, perfettamente ragione.
Del resto, Arabia Saudita ed Iran hanno sempre avuto le chiavi di quella regione.
Tuttavia, sono yemeniti sia da una parte che dall’altra, sia al nord che al sud; e in due fazioni oggi contrapposte come già lo furono in passato; ma, come sin qui descritto, anche molto più contigue e reciprocamente confluenti di quanto si possa immaginare.
Rivedere uno Yemen riunificato, magari su basi più funzionali e paritetiche, se non oggi sarà comunque un obiettivo ineludibile per il domani.





