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Bonelli e la campagna Difesa civile non armata e non violenta

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Difesa civile non armata e non violenta

“Un’altra difesa è possibile”: raccolta firme per portare in Parlamento la legge di iniziativa popolare sulla Difesa civile non armata e nonviolenta

A Bonelli non sono bastati i sassi dell’Adige. Ora ci riprova con la difesa civile non violenta. Suona bene all’orecchio, peccato che sia l’ennesima iniziativa strampalata.

È la difesa vegana. L’hamburger senza carne, il vino senza alcol, lo sportello per le biciclette. Il prodotto che imita l’originale togliendogli l’unica cosa che lo rende tale.

E, come il vegano giura di non voler abolire la bistecca, precisa che la difesa civile “non sostituisce quella militare, la affianca”. In realtà chiede che al ristorante ci sia il suo piatto, pagato dagli altri.

Basta leggere cosa c’è dentro, partendo dall’idea più stravagante: i corpi civili di pace, “personale preparato a intervenire nelle aree di crisi “prima” che il conflitto degeneri in violenza armata”.

Prima. E quando è degenerato?

Non c’è una riga sul giorno dopo, perché il giorno dopo si torna a casa. Arrivare prima e scappare dopo. È la prima difesa della storia con l’orario di uscita.

Ma il bello è il prima.

Come fanno a evitare che degeneri?

Con cosa si presentano davanti a una milizia che sta per entrare in un villaggio, con quattro chitarre o con una scorta di canne con il fumo marocchino?

Nel loro linguaggio si chiama interposizione nonviolenta, mediazione, monitoraggio. In quello di chi ha il fucile si chiama testimoni da eliminare o, meglio ancora, ostaggi da tenere.

A Srebrenica i caschi blu olandesi avevano l’elmetto, il fucile e il mandato dell’ONU. I serbi li presero in ostaggio lo stesso e poi passarono oltre.

Chi pensa di fermare una milizia con volontari disarmati dovrebbe spiegare cosa cambia, a parte il fatto che il materiale umano da sequestrare lo portiamo gratis in loco.

Il resto è presto detto. Il servizio civile e la protezione civile esistono già e stanno già a Palazzo Chigi, come dipartimenti della Presidenza del Consiglio.

La quarta gamba è l’immancabile nuovo centro: un Dipartimento della Difesa Civile che coordina gli altri due, con un istituto di ricerca, un consiglio nazionale e un fondo alimentato dal sei per mille dell’IRPEF.

Un Dipartimento sono poltrone e assunzioni. Un Istituto sono cattedre e un Consiglio sono gettoni. Si chiama centro di governo, cioè di potere, e in ogni proposta della sinistra ce n’è uno nuovo.

Chi spala il fango dopo l’alluvione fa un lavoro sacrosanto, ma l’articolo 52 parla di difendere la Patria, non di difenderla dalla pioggia.

Ribattezzare con “difesa” tre attività che c’erano già serve a una cosa sola: poter dire che l’Italia ha due modelli e che il secondo basta finanziarlo.

È una bufala persino linguistica, perché una difesa serve nel momento in cui qualcuno attacca. Questa, invece, funziona solo finché nessuno attacca.

La proposta che Bonelli sponsorizza non è un’altra difesa, è tutt’altro: cooperazione, volontariato, servizio civile, tutte cose rispettabili.

Metterci sopra la parola difesa non le rende capaci di difendere, rende solo più facile chiedere i soldi.

Bonelli, poi, intorta le cose a mestiere. Nel video con cui invita a firmare, dice che nel mondo si spendono 2.888 miliardi di dollari in armi “mentre la fame e la povertà aumenta”.

La cifra è vera, lo dice il SIPRI. Solo che più della metà la spendono Stati Uniti, Cina e Russia, Mosca da sola 190 miliardi l’anno in crescita.

Con quale strumento un Dipartimento a Palazzo Chigi potrebbe convincere Putin a spendere di meno?

Sulla locandina della campagna c’è la frase che dice tutto: “La resistenza oggi si chiama nonviolenza, la liberazione oggi si chiama disarmo”.

Resistenza e liberazione. Chi le ha fatte davvero, sulle montagne, sa che senza armi non si libera nessuno.

Perché allora la gente firma? Perché non costa niente. Due minuti con lo SPID, l’attestato arriva in automatico, la coscienza è a posto fino a sera.

Chi firma non sceglie una difesa, compra un’assoluzione: io le armi non le voglio. Il conflitto è un malinteso che si scioglie con la mediazione, se scoppia la guerra è colpa di chi ha comprato i cannoni.

E chi ha presentato la proposta sa benissimo cosa sta chiedendo: sostenere le reti del servizio civile, del volontariato, del pacifismo organizzato.

È il mondo che vive di convenzioni, bandi e volontari pagati dallo Stato.

Un Dipartimento della Difesa Civile è la stabilizzazione del settore, con la Costituzione a fare da carta intestata.

Non è un incidente, è il metodo.

Quelli di AVS non fanno proposte, fanno annunci e ognuno ha la stessa struttura: un problema vero, una soluzione che non prevede il giorno dopo, un ufficio nuovo da creare.

Il gas costa troppo? Ecco una legge sulle rinnovabili e le bollette magicamente scendono, senza dire con cosa si scalderebbe l’Italia nelle notti senza sole e vento.

L’Adige è a secco? Due sassi in aula.

La guerra fa paura? Un dipartimento.

Con soli dieci deputati, una proposta a settimana non è produzione legislativa, è il costo di un abbonamento alle agenzie di stampa.

Quella sulla difesa civile è la più pura di tutte perché non rischia niente. Non passerà, non costerà, non verrà mai messa alla prova da un nemico vero.

Strampalata, irreale, irrealizzabile e proprio per questo perfetta. Una proposta di legge che esiste solo per farsi firmare.

Dopo gli spernacchiamenti, Bonelli i sassi li ha rimessi nell’Adige. Le firme chi le rimetterà a posto, quando il mediatore tornerà a casa e il nemico no?

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