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UE E BCE, LA DISLESSIA DEI POTERI

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di Silvano Danesi

Giovanni Puglisi è uno storico della filosofia e banchiere italiano, presidente dell’Università Iulm di Milano, della quale è stato rettore dal 2001 al 2015; è inoltre presidente emerito della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO.

Al professor Puglisi abbiamo rivolto alcune domande sugli aspetti salienti del sistema bancario e finanziario, partendo dal recente provvedimento riguardante la tassa relativa agli extra profitti che ha suscitato commenti tra i più vari.

Come giudica questa scelta del Governo?

Un provvedimento necessario per recuperare risorse che derivano da fonti aggiuntive rispetto all’ordinarietà. Sono scelte che rispondono a bisogni oggettivi del Paese e che attengono alle competenze del Governo. Potremmo dire che è un provvedimento corretto, opportuno, utile.

Una considerazione va fatta: a fronte dei tassi applicati a chi richiede un prestito, quelli applicati a chi deposita sono rimasti bloccati. La forbice fa capire che gran parte degli utili delle banche è stata il frutto di una situazione asimmetrica. Ritiene sia necessaria una correzione?

Il sistema bancario nella sua pluralità ha una certa autonomia che rende difficile un controllo centrale. La vigilanza della Banca d’Italia è rigida e attenta, ma il divario di cui lei parla non può essere eliminato con un provvedimento centrale. Va però considerato che gli extraprofitti non derivano da questo divario, ma da grandi operazioni finanziarie. L’asimmetria relativa ai tassi c’è. Negarlo è come negare che c’è il sole. Tuttavia ci sono realtà in cui il rapporto è più equilibrato.

Se vogliamo parlare di banche, dobbiamo partire dalla Bce, che sembra essere sempre più un potere ab lege soluto che detta legge. Anche qui siamo di fronte a una delle molte contraddizioni di un’Unione Europea che è uno strano ircocervo.

Non voglio dare giudizi sull’Unione Europea, la quale comunque ci ha consegnato un lungo periodo di pace. Va però detto che ha perduto la sua filosofia originaria ed è diventata un insieme burocratico di piccoli e grandi funzionari che con i loro algoritmi, parametri, filosofie pensano di governare il mondo o, quanto meno, l’Europa. Da qui anche la filosofia autocratica della Bce, che ha il potere di indicare politiche finanziarie indipendentemente dalle politiche dei singoli Stati. C’è una questione che va evidenziata: dentro la Bce decidono le maggioranze, mentre nell’Unione Europea decide l’unanimità. La Bce è, pertanto, l’esempio che l’Unione Europea funziona a maggioranze variabili. Dalle politiche della Bce alcuni Stati risultano avvantaggiati, altri indifferenti, altri ancora in perdita. Dire che la Bce è un organismo di parte è dire una banalità.

Direi un’ovvietà, ma è un’ovvietà, o se si preferisce, una banalità che rivela una questione enorme, ossia l’asimmetria tra Unione Europea e Bce.

Diciamo che c’è una dislessia tra i poteri. La politica monetaria finisce con il dettare le leggi e determina il resto.

Come mai il mercato è detenuto in larga parte dalle 5 big five, caratterizzate in genere da un azionariato, che grazie a un flottante enorme, consente a piccole minoranze organizzate di fare ciò che vogliono, magari anche per il tramite di alleanze strategiche con le grandi compagnie assicurative?

Più che una domanda è una fotografia. Il sistema bancario è retto da un grande sistema di potere. Queste banche, che siano cinque o quattro o sei, sono azioniste della Banca d’Italia, la quale, come è evidente, ha tra i suoi azionisti gli stessi soggetti sui quali deve vigilare. Il livello di azionariato della Banca d’Italia dovrebbe essere cosa diversa dal livello di controllo. Va detto che il controllo della Banca d’Italia è molto attenta, ma anche che in Italia la prassi delle porte girevoli è molto praticata.

In questi giorni è di grande attualità la questione della de-dollarizzazione e del gruppo Brics. Cosa pensa di quanto sta avvenendo su questo fronte?

Siamo in presenza di una svolta non soltanto nel sistema finanziario, ma di sistemi politici e di governo. E’ in atto una crescita di poteri impensabile fino a pochi anni fa. L’India, ad esempio, che si permette di invitare Putin al G20 e di escludere l’Ucraina, con un’evidente presa di distanza dagli Usa, in una posizione di neutralità. Un altro esempio significativo al quale fare attenzione è il protagonismo del Giappone e della Corea del Sud. Si sta spostando il baricentro del mondo verso il Pacifico, anche con potenze che mantengono elementi di rivalsa.

Si sta creando una sorta di nuova alleanza geopolitica nel Pacifico che si basa molto sulla dominante della tecnologia.

In particolare questo vale per la Corea del Sud. E’ in atto la costituzione di una sorta di anti Cina nel Pacifico le cui conseguenze sono tutte da indagare con grande attenzione.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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