
Riguardo all’Ucraina sono in atto comportamenti e narrazioni degli stessi che fanno pensare ad una perdita totale di senso della realtà, a meno ché la realtà nascosta non sia quella che si vuole arrivare davvero ad un confronto diretto Usa Russia.
Zelensky è andato in America a presentare un “Piano della vittoria” (libro dei sogni) e, nella prosaica realtà, è andato a fare cassa, anche se più di tanto non ha portato a casa.
Già chiamare un piano che vorrebbe essere di pace, come piano della vittoria è un non senso diplomatico, che si colloca solamente nella logica della propaganda interna all’Ucraina, non avendo alcuna possibilità di essere messo in pratica.
La risposta della Russia, che è l’interlocutore con il quale Kiev deve fare i conti, è stata chiara: no.
La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha infatti così commentato le dichiarazioni di Volodymyr Zelensky: “Senza la Russia e senza tenere conto degli interessi russi è impossibile raggiungere un accordo giusto e sostenibile. Ma Kiev e l’Occidente non stanno pensando alla pace, loro hanno bisogno della guerra”. Non parteciperemo a “questo cosiddetto secondo summit”, ha aggiunto.
Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, dopo aver incontrato ieri il segretario Onu Guterrez, lo ha esortato a evitare che le Nazioni Unite vengano coinvolte in «iniziative pseudo-pacifiche politicizzate» sull’Ucraina.
Lavrov «ha sottolineato ancora una volta l’importanza che l’amministrazione e il personale delle Nazioni Unite rispettino costantemente i principi di imparzialità ed equidistanza, anche per quanto riguarda i crimini commessi dal regime di Kiev».
Il capo della diplomazia russa ha inoltre lanciato «un appello urgente per evitare che le agenzie dell’ONU siano coinvolte in iniziative pseudo-pacifiche politicizzate nel contesto della crisi ucraina».
Nel frattempo Vladimir Putin ha fatto sapere a chiare lettere che la Russia “si riserva il diritto di utilizzare armi nucleari durante un’aggressione, anche se il nemico, utilizzando armi convenzionali, crea una minaccia critica”. “Ci riserviamo il diritto – ha detto Putin – di utilizzare armi nucleari in caso di aggressione contro la Russia e la Bielorussia. L’aggressione contro la Russia da parte di qualsiasi Stato non nucleare, ma con la partecipazione o il sostegno di uno Stato nucleare, è considerata come un attacco congiunto alla Federazione russa”.
Nel mondo ci sono 12.000 testate atomiche in mano a nove Paesi. La Russia ne possiede quasi 5.600, poco meno gli Stati Uniti.
Gli appunti sul taccuino della realtà cominciano ad essere interessanti e chiari.
Riassunto provvisorio.
Zelensky va da Biden con un “Piano della vittoria” che è un libro dei sogni e porta a casa all’incirca 8 miliardi. Riguardo ai dettagli del piano di Kiev, i due principali pilastri che lo caratterizzano sono: nuove forniture di armi e la rimozione di tutte le limitazioni al loro utilizzo e la promessa di far entrare l’Ucraina nella Nato entro i prossimi mesi.
I nuovi missili a lungo raggio promessi da Biden, i Jsow, hanno un raggio di un centinaio di chilometri, non i 300 chiesti da Kiev, e per ora non ci sono segnali di cambio di politica per quanto riguarda gli attacchi in Russia.
Il taccuino della realtà evidenzia un appunto fondamentale: no dell’intelligence Usa all’utilizzo delle armi occidentali per colpire la Russia nel suo territorio.
Stando a una valutazione d’intelligence di cui sino ad ora non si conosceva l’esistenza, contenuta in un rapporto reso noto dal New Yok Times, acconsentire alla richiesta di Kiev di utilizzare armi occidentali per sferrare attacchi a lungo raggio sul territorio russo costituirebbe una strategia “ad alto rischio e dai dubbi benefici”, anche a causa dello scarso numero di armi di precisione a lungo raggio attualmente a disposizione dell’Ucraina e dell’incertezza in merito alle prossime forniture.
Stando al rapporto, un attacco con armi occidentali a lungo raggio contro obiettivi in Russia potrebbe innescare una vasta gamma di risposte da parte di Mosca: da un’intensificazione degli atti di sabotaggio che nei mesi scorsi hanno colpito stabilimenti industriali in Europa, sino ad attacchi diretti contro basi militari statunitensi ed europee.
Riguardo al terzo pilastro del libro dei sogni di Zelensky, un ingresso della Nato a guerra in atto è impossibile e, comunque, l’elemento fondamentale per il quale è in atto la guerra è proprio il rifiuto netto della Russia ad avere ai suoi confini un’Ucraina schierata con l’Alleanza Atlantica.

La questione Nato, infatti, continua ad essere l’elemento centrale del conflitto tra Usa e Russia che si sta svolgendo per interposta nazione con la guerra in atto in Ucraina, ma non solo.
La notizia di ieri è che una base Nato sarà allestita in Finlandia a meno di 200 chilometri dal confine con la Russia.
Lo ha annunciato ieri il ministero della Difesa del Paese nordico.
La Finlandia è diventata membro dell’Alleanza Atlantica nel 2023, ponendo fine a decenni di non allineamento militare in seguito all’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022. Il ministro della Difesa Antti Hakkanen ha affermato che il nuovo quartier generale della Nato per l’Unità di comando terrestre del Nord Europa sarà situato a Mikkeli, un delle città più vicine al confine finlandese con la Russia, lungo 1.340 chilometri.
E’ evidente che sempre più il confronto tra Usa e Russia rischia di diventare diretto, se l’America non cesserà di voler circondare la Russia con Paesi e con basi Nato, ossia, in buona sostanza, Usa.
Anche il summit di Biden sull’Ucraina, che si terrà, fra il 10 e il 12 ottobre, a Ramstein, si muove nella traccia di questo braccio di ferro tra Usa e Russia del quale la questione ucraina è solo uno degli aspetti.
Biden è atteso in Germania e, stando allo Spiegel, sarà accolto a Berlino, con un banchetto a Bellevue, dove sarà ospite della presidenza della Repubblica. Il terzo giorno della visita, secondo una anticipazione del magazine, il presidente dovrebbe recarsi a Ramstein.
Il taccuino, qui, segna rosso, perché la base in Finlandia e , l’arrivo di Biden a Ramstein, base aerea e centro di comando Usa, suonano come ulteriori spine irritative del confronto Usa Russia.
Sul taccuino ci sono appunti relativi al fronte che per Kiev sono una dura realtà.
A Kursk russi e ucraini sono sostanzialmente fermi, mentre ci sono continui e sempre più rilevanti progressi delle truppe russe nel Donbass, dove le forze di Mosca avanzano in tutte le regioni contese (Kharkiv, Lugansk, Donetsk) e stanno strappando a Kiev il controllo di aree chiave.
Chiudiamo il taccuino e apriamo il libro dei sogni.
Nel libro dei sogni sono annotate parole come: diritto internazionale, pace giusta, restituzione a Kiev dei suoi territori, Ucraina nella Nato.
Interessante il capitolo scritto dall’Unione Europea.
L’Unione Europea e altri 30 Paesi hanno, infatti, aderito alla dichiarazione congiunta di sostegno alla ripresa e alla ricostruzione dell’Ucraina nel corso di un evento organizzato dal presidente Usa Joe Biden, a margine dell’assemblea generale dell’Onu.
Nella Dichiarazione si afferma la determinazione a fornire sostegno militare, di bilancio, umanitario e di ricostruzione all’Ucraina e al suo popolo, sia nel breve, sia nel lungo termine, ossia nella ripresa e nella ricostruzione.
Nella Dichiarazione viene anche ribadita la responsabilità della Russia, secondo il diritto internazionale, di pagare per i danni che sta causando.
“Ribadiamo – scrivono i firmatari – che, in conformità con tutte le leggi applicabili e con i nostri rispettivi ordinamenti giuridici, i beni sovrani della Russia nelle nostre giurisdizioni rimarranno immobilizzati fino a quando la Russia non porrà fine alla sua aggressione e non pagherà per i danni causati all’Ucraina”.
Vista come è andata con le sanzioni è pura fuffa.
In Europa c’è ancora qualcuno che sta chiedendo i danni di guerra alla Germania. Visto qualcosa?
I firmatari si impegnano a utilizzare la loro assistenza economica per garantire che l’Ucraina mantenga la stabilità macrofinanziaria, per riparare e costruire infrastrutture critiche, anche nel settore energetico, per stimolare la crescita economica, per sostenere la resilienza sociale e l’attuazione di riforme prioritarie. Queste includono il miglioramento del clima imprenditoriale, il rafforzamento degli sforzi anticorruzione, l’attuazione della riforma del sistema giudiziario e la promozione dello Stato di diritto nel contesto del processo di adesione all’UE. Sosterremo inoltre l’Ucraina per garantire un assorbimento rapido e trasparente dei finanziamenti dei donatori”.
Al di là della montagna di parole, quello che esce è che l’Ucraina deve ancora fare i compiti sulla corruzione, sulla trasparenza e sulle riforme.
Altra idea peregrina è quella di lanciare prestiti straordinari di accelerazione delle entrate (ERA) per l’Ucraina entro la fine dell’anno, al fine di rendere disponibili circa 50 miliardi di dollari di finanziamenti aggiuntivi per l’Ucraina. I prestiti, ecco il punto debole, saranno serviti e rimborsati dai futuri flussi di entrate straordinarie derivanti dall’immobilizzazione dei beni sovrani russi detenuti nell’Unione Europea e in altre giurisdizioni pertinenti.
Questo rimborso appartiene al metaverso.
E finalmente si arriva a qualcosa di concreto che, però, riguarda il business occidentale più che gli interessi dell’Ucraina.
“Continueremo – scrivono gli scriventi – a perseguire la nostra visione anche strategizzando, coordinando e guidando il nostro sostegno alla ripresa economica e alla ricostruzione dell’Ucraina attraverso la Piattaforma dei donatori per l’Ucraina. Ciò comprenderà la catalizzazione dei contributi del settore privato e l’attivazione di finanziamenti bilaterali, dell’Unione Europea e di istituzioni finanziarie internazionali, nonché l’incoraggiamento del programma di riforme dell’Ucraina in vista del percorso di adesione del Paese all’UE. Continueremo a sostenere il capitale umano dell’Ucraina attraverso la nostra risposta ai bisogni umanitari e alla protezione sociale. Continueremo a valutare e monitorare i progressi di questi impegni attraverso le riunioni della Piattaforma dei donatori dell’Ucraina e la Conferenza annuale sulla ripresa dell’Ucraina, la cui prossima edizione sarà ospitata dall’Italia nel 2025″.
Riassunto.
Kiev ha fatto cassa, ha portato a casa qualche missile in più, ma non il permesso ad usarlo contro la Russia.
Kiev ha un “Piano per la vittoria”, mentre registra la sconfitta sul fronte.
Kiev vuole entrare nella Nato, ma questo è il punto di rottura con la Russia, con le conseguenze annunciate da Putin. Inoltre, il voler entrare nella Nato a guerra in corso è una richiesta impossibile da soddisfare e se continua ad essere presentata ha come conseguenza la continuazione della guerra.
C’è una parte degli Usa e dei Paesi Nato che punta ad aumentare il confronto con la Russia e un’altra parte che non lo vuole.
In particolare, questa divisione è sempre più evidente negli Usa, sia a livello politico, sia a livello militare, sia, ancora, a livello di intelligence.
In mezzo alla fuffa delle dichiarazioni di principio e di azioni inconcludenti o, addirittura, propagandistiche, due cose sono evidenti: c’è chi pensa alla ricostruzione, ossia ad un colossale business che presuppone la fine o il congelamento della guerra e c’è chi pensa che la guerra possa essere portata alle sue estreme conseguenze, con uno scontro Usa Russia.
Le due opzioni, al di là delle belle parole, sono sul tavolo.
La prima presuppone che parole come diritto internazionale, pace giusta, piano di vittoria, siano lasciate da parte, si congeli la situazione alla coreana e si passi a ricostruire il Paese, lasciandolo fuori dalla Nato, perché se si insite sulla Nato allora il congelamento del fronte non ci sarà.
La seconda, quella da sempre nelle corde dei neo-con e dei Dem Usa, come Victoria Nuland, Joe Biden in compagnia con George Soros e gli apparati che stanno dietro questi attori sulla scena del mondo, che punta a portare il confronto con la Russia fino alle estreme conseguenze.
Il fatto è che Putin, diciamo pure i russi, fanno maledettamente sul serio.
C’è un gioco dei folli in America dove due piloti lanciano le loro automobili a gran velocità l’una contro l’altra. Perde il pilota che per primo, ad un attimo dallo scontro fatale, si scosta.
C’è qualcuno in America che pensa di fare questo gioco con la Russia, pensando che mollerà per prima. E se non mollasse?





