
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha fatto le sue congratulazioni al cardinale statunitense Robert Francis Prevost, scelto ieri per essere il nuovo Papa.
In un messaggio pubblicato sulla sua piattaforma Truth Social, il presidente Usa ha scritto che “è davvero un onore pensare che sarà il primo Pontefice americano: è entusiasmante, ed è un grande onore per il nostro Paese”.
Trump ha aggiunto di attendere “con ansia” di poter incontrare Papa Leone XIV.
Non si può definire Prevost un rappresentante diretto del mondo conservatore statunitense, ma nemmeno un oppositore. La sua posizione è stata descritta come quella di un moderato, capace di tenere insieme sensibilità diverse nella Chiesa.
Padre Michele Falcone, suo confratello agostiniano, lo descrive come “un dignitoso uomo di centro”.
Prevost, pur nominato da Francesco è stato visto con meno sospetto di altri collaboratori del papa argentino. Questo per via del suo stile sobrio, della sua attenzione alla dottrina e del suo rispetto per la liturgia tradizionale, anche se non si è mai schierato con l’ala reazionaria.
Dal punto di vista dottrinale, Prevost ha mostrato una certa rigidità su temi sensibili. Se Papa Francesco pronunciò il celebre “Chi sono io per giudicare?” parlando degli omosessuali, Prevost ha espresso preoccupazione per l’influenza dei media occidentali sulla cultura cattolica, parlando in passato di “stili di vita omosessuali” e di “famiglie alternative” in termini critici. In Perù, si oppose all’introduzione di corsi sul genere nelle scuole, definendo la cosiddetta “ideologia di genere” come creatrice di confusione e “di generi inesistenti”.
Come prefetto del Dicastero per i Vescovi, Prevost ha avuto un ruolo chiave nella selezione di nuovi vescovi, anche negli Stati Uniti. Ha continuato la linea di papa Francesco nella scelta di pastori più attenti alla cura delle persone che non alla battaglia ideologica. Tuttavia, la sua discrezione e la sua formazione agostiniana lo hanno reso un interlocutore più accettabile anche per ambienti conservatori, che lo hanno visto come meno “ideologico” rispetto ad altri nomi della curia romana.





