
di Lucio Leante
La vittoria di Donald Trump, nonostante l’eccentricità, le volgarità e l’imprevedibilità del personaggio, segna la vittoria (inaspettata) del pragmatismo e del buon senso del popolo (anche delle donne e delle minoranze) sull’ideologia delle élite. Esso vince in particolare sul messianesimo culturalmente colonialista (guerrafondaio all’esterno e intollerante all’interno) e sull’ideologia woke e politicamente corretta delle élite intellettualoidi egemoni nella sinistra del Partito democratico americano e nel mondo mediatico e hollywoodiano. Con tutte le incognite che comporta in specie per gli europei, la vittoria di Trump può essere definita “il male minore”.
Se è vero che da Trump gli europei saranno spinti a provvedere alla propria sicurezza, in compenso potranno godere di una minore pressione in chiave antirussa, e di una probabile accelerazione della fine del conflitto russo-ucraino, che è agli europei è costata l’interruzione violenta (voluta da Joe Biden) delle forniture di gas russo.
Molto sorprendente e politicamente istruttivo è che anche le donne e gli immigrati regolari residenti negli USA (compresi gli arabi e i latini) sembrino infatti avere votato in maggioranza per “the Donald”.
Sorprendente per molti (non per me) è poi anche il fatto che le questioni economiche non siano state decisive ed abbiano, invece, prevalso quelle culturali.
Tra esse quelle legate all’estremismo dem sull’immigrazione, sull’aborto (esteso dai dem in alcuni stati fino all’8/vo mese), le bizzarrie dell’ideologia woke, di quelle LGBTQI+ e delle follie dell’ambientalismo radicale e della “transizione verde”.
Viene sconfitta la bizzarra strategia della sinistra globale secondo cui la giustapposizione politica delle minoranze e delle loro rivendicazioni più estreme possa diventare maggioranza e prevalere sulla maggioranza reale a costo di un’inversione cognitiva e normativa in base alla quale l’eccezione dovrebbe diventare regola, le minoranze imporre le loro norme alla maggioranza e la scienza e la logica cedere alle post-verità ideologiche imposte dalle élite attraverso il controllo egemonico dei media e dell’industria dello spettacolo.
Anche le ridanciane ed euforiche star del cinema e della musica sono uscite ridicolizzate e, con loro, la pretesa di sostituire lo show e il mondo finto e patinato dell’apparenza e della fiction, sulla realtà e sul ragionevole buon senso.
È stata sconfitta per la prima volta nel mondo occidentale la tattica del “cordone sanitario” da imbastire contro l’avversario definito dalla propaganda un “fascista” ed un “pericolo mortale per la democrazia”.
La vittoria di Trump, in quanto vittoria della maggioranza sulle pretese e sulle imposizioni delle èlite e delle minoranze, sembra, invece e tutt’al contrario, rafforzare la democrazia negli USA e nel mondo.
Da quelle vittoria escono quindi addirittura ridicolizzati quegli esponenti della sinistra politica e giornalistica italiana che si sono accodati ancora una volta alla sinistra del Partito democratico americano nella demonizzazione di Trump ed in tutte le follie woke. Dopo la vittoria di quest’ultimo, è facile prevedere che molti politici e giornalisti italiani, scopertisi con Biden-Harris persino acriticamente filoccidentali e filo americani fino a diventare guerrafondai e visceralmente russofobi, ora con Trump, torneranno comicamente al loro tradizionale anti-occidentalismo e anti-americanismo.
Sono inaffidabili e patetici.





