
Un amico mi chiede che fine abbia fatto Greta Thumberg, la ragazzina, reclutata come influencer che sparava idiozie green e sul cambiamento climatico.
Sparita, avvolta in una kefiah pro-pal.
Non sono spariti i gretini, ossia quei componenti della classe politica ipocrita che si sono inginocchiati davanti alla ragazzina, le hanno aperto le porte delle istituzioni, l’hanno trasformata in una sorta di profeta dell’avvenire verde del pianeta, ben sapendo (diamo loro il beneficio dell’intelligenza) che stava propalando menzogne.
Ne consegue una considerazione essenziale: le leadership europee sono composte da nani politici perché sono cresciute nell’ipocrisia, della quale il gretinismo è stato esempio preclaro e invasivo.
Le leadership europee sono cresciute nell’ipocrisia pensando che la realtà si piegasse alle menzogne.
Trent’anni di ipocrisia sono quelli che hanno segnato la presenza dei neocon negli Usa, con le loro logiche globaliste e con l’avvio di guerre assurde, basate sulla menzogna e regolarmente perse.
L’esempio classico è quello dell’Iraq, con l’ipocrisia dell’amministrazione Bush relativa alle armi di Saddam inesistenti.
Il risultato è stato l’aver aperto la porta dell’Iraq all’Iran sciita e di aver indotto parte dei soldati sunniti dell’ex dittatore a formare l’Isis, ancora presente in alcune enclave in Siria. Un disastro per gli equilibri del Medio Oriente.
La grande ipocrisia di Hillary Clinton è stata quella di considerare le primavere arabe democratiche, quando sapeva bene che erano dirette dai Fratelli Musulmani che di democratico hanno ben poco e che nel loro curriculum hanno connivenze con il nazismo.
La grande ipocrisia, condivisa dalle alte sfere italiane, è stata quella che abbattere Gheddafi in Libia era eliminare un dittatore, quando si sapeva bene che Hillary Clinton stava aprendo, assieme a inglesi e francesi, una fase di caos che avrebbe espulso gli italiani. Il risultato è che in Libia ci sono i turchi e i russi.
L’elenco delle ipocrisie dei neocon è ampio e devastante.
In Italia, ad esempio, con la benevola adesione degli Usa dei neocon, si è eliminato il sistema dei partiti della Prima Repubblica, avviando una deriva di progressiva erasione del potere del popolo e di messa in mora del Parlamento e dei governi non in linea con i Dem Usa.
La grande ipocrisia europea è stata l’Unione Europea varata a Maastricht che, fingendo di essere la realizzazione del sogno dei padri dell’europeismo, era niente altro che il IV Reich con la connivenza dei francesi in versione neo Petain-economico finanziario.
Ne sanno qualcosa i greci, vittime sacrificali di una brutalità franco tedesca degna di una dittatura nazista travestita da fustigatore dei Paesi scialacquatori (fustigazione con il coretto dei servi frugali allevatori di renne).
La grande ipocrisia è quella del green, che fingendo di salvare il pianeta, ha distrutto l’assetto produttivo europeo, delocalizzando le produzioni in Cina, dove la manodopera costa meno, ma è anche schiava (gli Uiguri insegnano).
La grande ipocrisia è quella del Covid, vero e proprio esperimento di controllo sociale gestito con incompetenza somma e a volte criminale e con una mancanza totale di trasparenza riguardo all’acquisto dei vaccini.
Ora la grande ipocrisia riguarda il riarmo dei Paesi europei perché ci sarebbe Putin che vuole invadere l’Europa.
La grande ipocrisia si avvale di narrazioni assurde, derivanti dalle teorie dei guerrafondai neocon Usa, che non vogliono saperne di ammettere la sconfitta delle loro teorie.
La grande ipocrisia è usare la paura dell’invasore per metterci le mani in tasca e impoverirci ulteriormente, riducendo il già esiguo welfare.
L’Unione Europea, come ha scritto Zhok sul Nuovo Giornale Nazionale di venerdi, è un’oligarchia finanziaria, con un esercito di burocrati ed è la bara della democrazia.
Trent’anni di ipocrisie hanno distillato una classe politica di nani, di incapaci, di personaggi in cerca di autore che, alla prova della storia, sanno solo produrre ipocrisie.
L’Occidente europeo non muore perché qualcuno lo attacca, ma perché si è adagiato nell’ipocrisia, producendo classi dirigenti inette e ipocrite, fatte di nani politici, di servi e di chiacchieroni.





