Tra scontri su politica economica e politica interna, l’attenzione degli italiani si tiene viva con i gossip
Conte risponde alla Commissione COVID: sarebbe “sotto inchiesta” solo perché c’è un gioco contro di lui.
A chi accusa, qualcuno risponde chiedendo come mai non si vogliono far diventare pubbliche le chat di Del Mastro (non inquisito) e si ottiene come contro risposta che dovrebbero pensare a Scarpinato (lui però inquisito).
Con contro contro risposta che la questione è un vulnus che vedrà l’intervento della Consulta.
Mi sembra giunto il momento che si pensi a un trasferimento del Parlamento presso una sezione distaccata della Magistratura: tanto gli argomenti centrali dello scontro – pardon, si dice dibattito – sono quelli legali.
Sui social impazza la differenza tra le competenze scolastiche di Meloni – semplici ma, sembra, tutte vere – e le vantate esperienze di alto livello di Conte, che sembrano non corrispondere alla verità. Le smentite, infatti, sono fioccate.
Perché la cosa importante è vedere i titoli accademici ottenuti: se abbia anche capito è un dettaglio.
Il “pane e politica” è roba di altri tempi: oggi uno vale uno. Cioè alla maniera del marchese del Grillo, non vale un c…
Il contorno sono gli scontri su questioncine di politica internazionale come Ucraina, Trump e Netanyahu, l’Iran e Hormuz, i flussi di immigrati irregolari: se se ne discute è per capire quanto siamo schiavi di Trump e quanto correi nei genocidi.
Qui non c’è la magistratura ordinaria a fare da moloch: c’è il diritto internazionale che va invocato. Se a proposito o meno, ci pensiamo dopo.
Il contorno sono gli scontri su questioncine di politica economica come le accise sulla benzina, la povertà, il salario minimo, l’occupazione, lo sviluppo del Sud e qualche accenno alla fiducia degli investitori e alla – prevista, ma considerata ridicola – correzione dell’ISTAT, che potrebbe valere qualche miliardo di maggiore disponibilità di bilancio.
Tutto in chiave semplificata, perché il popolo reagisca – pardon, si dice capisca, ad argomenti complessi, utilizzando la stessa logica con la quale chiami matematica l’aritmetica; e chi ascolta si convince che quello è tutto lo scibile e resta lontano mille miglia dalla sostanza delle cose. E, infatti, è noto il livello di cultura su questa materia.
Scontri su questioncine di politica interna quali la violenza, il ritorno dell’antisemitismo, l’attacco alle forze dell’ordine, i no TAV e il pericolo di formazione di gruppi eversivi con bandiere di ogni tipo: lunghe dissertazioni con linguaggio violento con l’intermezzo di richiami alla lotta antifascista (esattamente come gli spot pubblicitari durante una qualsiasi trasmissione televisiva, frequenti ed inevitabili) che fanno perdere sostanza a un valore indiscutibile.
Sì, tutti contorni.
La cosa più importante, quello che appassiona tantissimi italiani, sono i gossip – che vengono venduti come difesa della moralità e diritto di conoscere la verità – e il destino delle coalizioni per la prossima tornata elettorale, ovviamente parlando solo di leader in pectore o autoproclamatisi tali.
Il valore dei programmi sono solo nelle ubbie dei poveri illusi, che pensano che questa Italia possa tornare a essere grande, il nostro Paese che nessuno ricorda più quanto è stato grande, perché sarebbe imbarazzante per molti dire com’è stata uccisa e perché.
Dimenticavo: le due – tre richieste settimanali (un po’ meno in tempo di vacanze) di “venga a riferire”.
Viene la voglia di pensare agli hobby e basta.
Ma ci si può mai arrendere?





