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TORNIAMO A PARLARE DI POLITICA

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di Giuseppe Augieri

L’affondo di Bersani a Meloni è stato compiuto sul finale di un suo commento a “8 e mezzo”: “Abbiamo il Pil che cresce di 0,5% e l’occupazione sale del 2%, quell’1,5% di differenza dovrebbe essere il punto della situazione. Ci dice cha abbiamo un lavoro pagato, sottopagato, precario, che sta calando la produttività, e questo è un guaio. Non c’è da stupirsi se stiamo andando giù nella qualità del lavoro. Vogliamo discuterne? Non chiedo la bacchetta magica ma vorrei un governo che almeno ne parli”.
Al di là dello stupore il “rimprovero” iniziale a Meloni – da sempre considerata “una che si sa vendere” – perché non saprebbe come si parla al popolo, rilevo correlazioni molto dubbie. Il Pil non è fatto solo di salari; la differenza messa in luce non significa necessariamente lavoro sottopagato; quest’ultimo non è l’elemento principale che influenza la produttività che cala; la qualità del lavoro è quanto meno azzardato sostenere che si determini in relazione solo ai livelli salariali e alla produttività.
“Ne vogliamo parlare” è invece una offerta pertinente e interessante, anzi da applauso. Da concretezza emiliana di un uomo che sa cos’è la politica. Significa che Meloni non è il diavolo, non è scema, non è quella fuori dal mondo, non è quella senza programmi, non è quella dell’isolamento internazionale, non è quella che ci porterà a sbattere, tutto smentito dai fatti, ma un interlocutore che, ovviamente, non piace ma con la quale si fanno i conti. Perché governa. E questo è un passaggio essenziale per tornare con i piedi sulla terra.
Significa anche che si chiede di mettere sul tavolo un argomento che vede tesi diverse – se non addirittura contrapposte – sul cosa fare. E far capire a tutti chiaramente queste due tesi. Dunque chiedere spiegazioni; ma fornire, nello stesso tempo, ipotesi di soluzione diverse spiegando il perché delle proprie proposte e come realizzarle. Data l’importanza degli argomenti da trattare (migliorare il PIL; mantenere integri gli equilibri di bilancio in modo da confermare attualità e tendenze del rating e dello spread; rispettare gli accordi con la UE per il rientro del debito; scegliere gli strumenti da utilizzare per la redistribuzione, in questa cornice, della ricchezza prodotta a maggior vantaggio del welfare e dei redditi più bassi; definire modalità e importi da spostare dalla spesa corrente agli investimenti; come sollecitare una diversa organizzazione del lavoro che faccia crescere produttività e competitività; come dare una grossa mano al Sindacato perché la sua azione sulle politiche salariali sia integrata da una azione di Governo e Parlamento che ne faciliti l’effettuazione ed i risultati; …), su questi argomenti credo si svilupperebbe un dibattito estremamente ampio. Semplicemente: si farebbe politica, come si farebbe in ogni democrazia. E l’opposizione ha diritto e dovere di farlo. Lo ricordiamo il governo ombra e perché ha fallito?
Suggerirei a Bersani di fare questo dibattito in screening, alla presenza di giornalisti ed esperti economici e sociologi internazionali: così da evitare che, da entrambe le parti, si dicano cose fuori del mondo, facendo passare la più becera propaganda come “progetto”. E dunque di fronte al popolo per dire che questa, e non il fango, è la Politica: e dimostrare che c’è una dirigenza che sa farla e che tocca al popolo scegliere quella parte che più l’ha convinta.
Scommettiamo che il numero dei non votanti si dimezza?
P.S. Un sincero apprezzamento a Bersani. Si può essere, io lo sono, in disaccordo, ma almeno di parla di Politica.
 
 
 
 
 
 
 

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