
di Marianna Montrone
Come asserisce il Prof. Marco Ragazzi, attualmente non ci sono vie d‘uscita. L’Europa prevede: riduzione, riuso, riciclo e recupero. Analizzando le scelte possibili odierne affinché si riesca ad ottenere emissioni zero serve solo avere rifiuti Zzeropraticamente impossibile.
Anche con la Raccolta Differenziata non si risolve il problema. Si sta discutendo sulla opportunità di realizzare nuovi termovalorizzatoti o optare su nuove alternative (ossicombustione o pirolisi). Prima di analizzare le differenze voglio esprimere il mio pensiero: “Se siamo difronte a una emergenza non ci sono alternative possibilI. Se invece abbiamo il tempo necessario per aspettare i risultati delle sperimentazioni allora possiamo attendere.
Alla fine è solo una questione di scelte: aspettare o porre rimedio adesso. Bisogna essere chiari e responsabili quando si prendono decisioni. Studi hanno dimostrato che il termovalorizzatore ha un impatto ambientale 8 volte inferiore a quello di una normale discarica, poiché lo stesso ha la possibilità di diminuire la quantità dei rifiuti destinati alla discarica e quindi rappresenta un abbattimento anche dei costi economici relativi; inoltre contribuisce a diminuire l’impiego di combustibili fossili (petrolio, gas, carbone) per la produzione di elettricità o calore in senso lato.
Molti asseriscono che i termovalorizzatori non sono una soluzione a impatto zero poiché comunque si assiste all’emissione di CO2 e di altre sostanze nocive dovute ai fumi e alle ceneri prodotte.
L’alternativa può essere la ossicombustione (idea avuta in Italia dal gruppo Ansaldo) o la pirolisi (che in via sperimentale stanno già adottando impianti industriali giapponesi). Entrambe le due alternative presentate si basano sul processo della non combustione e quindi una assenza delle ceneri da smaltire nelle discariche speciali.
Per avere un quadro completo sui rifiuti voglio ricordare l’esistenza della prima Hidrogen-Valley italiana che produce idrogeno dai rifiuti trattati. La realtà attuale dice che il primo impianto italiano di ossicombustione è stato realizzato a Gioia del Colle in Puglia (attraverso il quale alcuni carburanti vengono bruciati tramite ossigeno puro catturando a valle la CO2 senza che essa venga emessa nell’aria.
Attualmente nulla è comprovato dalla sperimentazione e quindi a mio parere vanno preferiti i termovalorizzatori. Progettati con cura, costantemente tenuti sotto controllo, con la pulizia estrema dei filtri per la raccolta dei fumi, unitamente a un inserimento paesaggistico attento (vedi Copenaghen).





