
Cosa ci faceva Sua Maestà Carlo III a Ravenna?
La risposta potrebbe essere: è venuto a celebrare la Resistenza, ma non ci si deve dimenticare, come scrivono Cereghino e Fasanella, nel loro libro da poco uscito nelle librerie e dal titolo: “La maledizione italiana”, che “per Churchill e il Foreign Office gli antifascisti sono al massimo ottimi agenti segreti, ma non degli interlocutori politici da prendere sul serio”.
Mai dimenticarsi che di fronte alla possibilità di un governo di unità nazionale la reazione di Churchill fu quella di esprimere, scrivono Cereghino e Fasanella, “tutto il suo antico, incontenibile disprezzo verso gli italiani «traditori e levantini»” che Churchill voleva “inserire la Penisola nella «catena di monarchie mediterranee risuscitate» per volontà del Regno Unito”.
Per il Regno Unito, scrivono Cereghino e Fasanella, “il controllo politico dell’Italia diventa una necessità strategica. Perché attraverso la Penisola è in grado di mantenere il controllo del Mediterraneo, del Medio Oriente e dell’Africa settentrionale, le aree più ricche di materie prime. […]. Così a Jalta, Churchill ha preteso e ottenuto che alla Gran Bretagna sia riconosciuto una sorta di diritto di supervisione sull’Italia”.
Sua Maestà Carlo III è venuto a ricordarci che se esistiamo, in quanto italiani, lo dobbiamo agli inglesi e anche a rinfrescarci la memoria sulle idee di Churchill.
Per farlo poteva andare a Roma o in qualsiasi altra città d’Italia dove le truppe inglesi hanno operato con i partigiani italiani. Perché, allora, Ravenna?
Una delle ragioni si chiama Massoneria. E un’altra è che è sede di finanzieri incogniti che trattano valute bizantine in Lombard Street.
Ravenna è la patria di Giordano Gamberini (1915-2023), uomo della Resistenza, impegnato nel Psdi, valdese puramente formale e vescovo della Chiesa cattolica di rito antico gnostico.
Gamberini è stato Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia dal 1961 al 1970.
Nel sito del Cesnur (https://cesnur.com/chiese-e-movimenti-gnostici/la-chiesa-gnostica-italiana/) Gamberini è annoverato tra gli appartenenti alla Chiesa Gnostica Italiana (Ekklesia R+C Riti Antiqui et Gnostici).
“La storia delle Chiese gnostiche in Italia – si legge nel sito del Cesnur – risale agli anni 1910, quando Vincenzo Soro (1895-1949) è ordinato vescovo da Jean Bricaud (1881-1934) con il nome di Tau Marsilio, e un’importante figura della scena massonica italiana, Eduardo Frosini, è nominato da Bricaud “legato” in Italia della Chiesa gnostica universale. Soro pubblica nel 1922 un importante volume, La Chiesa del Paracleto, e nello stesso anno fa tradurre in italiano il volume La Santa Gnosi di Bricaud. Per la vera e propria organizzazione di una Chiesa gnostica in Italia si deve però attendere il 1945, quando Mario De Conca (1901-1970), figlio di un pastore metodista, fonda a Milano una Chiesa Gnostica d’Italia. De Conca si presenta come vescovo gnostico con il nome di Tau Lychnus, anche se si discute da chi esattamente e quando abbia ricevuto una consacrazione (comunque nella linea Bricaud).
Di questa Chiesa Gnostica d’Italia, De Conca è il primate mentre suo coadiutore è Tau Julianus, cioè Giordano Gamberini (1915-2003), noto alle cronache massoniche per essere diventato nel 1961 Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia. […]. Con Gamberini e De Conca era stato … in contatto il medico di Perugia Francesco Brunelli (1927-1982), contemporaneamente martinista e interessato a vari riti massonici “di frangia”. Nel 1960 Brunelli si fa consacrare vescovo gnostico da Robert Ambelain (1907-1997) e fonda una Chiesa Gnostica Italiana, che si pone in continuità ideale con la Chiesa Gnostica d’Italia”.
Non è questo il luogo per un approfondimento delle chiese gnostiche.
Qui ci interessa segnalare l’appartenenza di Gamberini come Tau Julianus alla Chiesa Gnostica d’Italia.
Giordano Gamberini ebbe un ruolo importante nel favorire l’ascesa nella gerarchia massonica di Licio Gelli, in seguito fondatore della P2.
Scrive Tina Anselmi: “Ponendo questi dati in parallelo – e coordinandoli con le osservazioni svolte in ordine all’inserimento di Licio Gelli nella Loggia Propaganda, operato subito dopo dal Salvinli – non si può non vedete come l’ingresso e l’ascesa di Licio Gelli, massone di fresca data, si svolgano sotto l’egida di una accorta regia che dopo aver superato le resistenze frapposte all’acquisto di questo nuovo fratello, ne pilota la carriera massonica con tempestivo e felice esito di risultati. E non è chi non veda come il nome che compare come centrale in questa operazione sia quello del Gran Maestro che sarà il vero nume tutelare della vita massonica di Licio Gelli, quel Giordano Gamberini che, come abbiamo ampiamente dimostrato, ritroviamo nella veste di accorto consigliere e di fine stratega in tutte le vicende che vedono il Gelli al centro delle contrastate decisioni della comunione che lo interessano. Possiamo quindi affermare che tutti gli elementi a nostra disposizione inducono a ritenere come la presenza di Gelli nella comunione di Palazzo Giustiniani appaia come quella di elemento in essa inserito secondo una precisa strategia di infiltrazione, che sembra aver sollevato nel suo momento iniziale non poche perplessità e resistenze nell’organismo ricevente, e che esse vennero superate probabilmente solo grazie all’interessamento dei vertici dell’istituzione i quali, questo è certo, da quel momento in poi appaiono in intrinseco e non usuale rapporto di solidarietà con il nuovo adepto. Questa infiltrazione inoltre fu preordinata e realizzata secondo il fine specifico di portare Licio Gelli direttamente entro la Loggia Propaganda, instaurando un singolare rapporto di identificazione tra il personaggio e l’organismo, il quale ultimo finì per trasformarsi gradualmente in una entità morfologicamente e funzionalmente affatto diversa e nuova, secondo la ricostruzione degli eventi proposta. Quanto detto appare suffragare l’enunciazione dalla quale eravamo partiti, perché il rapporto tra Lido Gelli e la massoneria viene a rovesciarsi in una prospettiva secondo la quale il Venerabile aretino lungi dal porsi rispetto ad esso in un rapporto di causa ed effetto, come ultimo prodotto di un processo generativo interno di autonomo impulso, assume piuttosto le vesti di elemento indotto, di programmato utilizzatore delle strutture e della immagine pubblicamente conosciuta della comunione, per condurre tramite esse ed al loro riparo quelle operazioni che costituirono l’autentico nucleo di interessi e di attività che la Loggia P2 venne a rappresentare. Ci troviamo in altri termini di fronte ad un complesso rapporto che non può semplicisticamente ridursi in sommarie attribuzioni di responsabilità, in forme di. addebitamento più o meno generalizzate che come tali non rientrano nell’ambito degli interessi di questa Commissione, il cui primo compito è quello di studiare la genesi dei fenomeni e la loro ragione di essere e di svilupparsi, affinché il Parlamento possa su tali basi pronunciare il proprio giudizio ed assumere le eventuali deliberazioni conseguenti. Quello che, per la Commissione è di primario interesse sottolineare è che la massoneria di Palazzo Giustiniani è venuta a trovarsi nel seguito della vicenda gelliana nella duplice veste di complice e vittima, essendone inconsapevole la base e conniventi i vertici. Non v’ha dubbio infatti che la comunione di Palazzo Giustiniani in senso specifico e la massoneria in senso lato abbiano negativamente risentito dell’attenzione, tutta di segno contrario, che su di esse si è venuta a concentrare, ma altrettanto indubbio risulta che l’operazione Gelli, sommatoriamente considerata, abbia in quegli ambienti trovato una sostanziale copertura – per non dire oggettiva complicità – senza la quale essa non avrebbe mai potuto essere, non che realizzata, nemmeno progettata”.
(https://legislature.camera.it/_dati/leg09/lavori/stampati/pdf/p2/09%20Leg%20Doc%20XXIII%20n%202-1%20relatore%20ANSELMI-ocr.pdf)
Ravennate è anche un altro protagonista della Massoneria italiana, Gustavo Raffi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia dal 1999 al 2014 e ravennate è Leo Taroni, l’attuale protagonista dello scontro in atto per la successione al Gran Maestro Stefano Bisi.
Come ho scritto nel mio libro: “Processo ai massoni” (Ilmiolibro.com): “Nell’occasione dell’uscita di Giuliano Di Bernardo dal Grande Oriente d’Italia, in una dichiarazione di Gustavo Raffi, allora Grande Oratore del G.O.I. al giornalista Giorgio Morelli, in data 11 luglio 1993, si legge: «Non capisco perché abbia nascosto una cosa del genere, ricordo che diceva di andare in Svizzera per assistere a dei concerti. Invece frequentava uomini dell’Opus Dei». Il riferimento di Raffi era alla Fondazione Dignity, della quale era membro Mario Conde, presidente del Banco Espanol de Credito, la Banesto, ritenuta «longa manus» dell’Opus Dei. In una memoria del Gran Segretario del Grande Oriente d’Italia, Alfredo Diomede, rivolta alla Gran Loggia Unita d’Inghilterra, nella persona del Gran Segretario Higam, volta a dissipare le accuse che avrebbero potuto indurre gli inglesi a ritirare il riconoscimento agli italiani del G.O.I., al punto 11 si legge: «Non bisogna dimenticare che in Italia la presenza della Chiesa cattolica, da sempre ostile alla Massoneria, riceve oggi anche il sostegno di uomini e di mezzi forniti dall’Opus Dei, la potente e segreta organizzazione che sta occupando tutti i più importanti centri decisionali italiani e mondiali che, ovviamente, considera la Massoneria come la forza laica che le si può contrapporre e che, pertanto, va eliminata non solo in Italia ma dovunque». Più avanti, nella stessa memoria si legge: «… la stampa riferisce della costituzione in Svizzera a Lucerna della “Dignity Foundation” di cui egli [Di Bernardo, ndr] è il Presidente, mentre Vice Presidente è il Marchese di Northampton e nel Consiglio di amministrazione figurano il banchiere spagnolo Mario Conde, il professor Vittorio Mathieu, il professor Giorgio Cavallo, e altri». Infine, in un articolo pubblicato sulla rivista spagnola “Año Cero” si legge: «Di Bernardo, terminó rompiendo con el GOI y constituyó la Gran Logia Regular de Italia y la fundación “Dignity”. Esta última, legalizada en Suiza el 11 de abril de 1993, cuenta con la presencia de personajes ligados al Opus Dei y a la polémica logia Propaganda-2. A la presentación de “Dignity” asistieron Mario Conde y el Duque de Northampton, alto dignatario de la masonería inglesa». Mi sembra chiaro che nei rapporti Massoneria Opus Dei ci siano, quantomeno, posizioni molto diverse tra loro”.
https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/storia-e-filosofia/54896/processo-ai-massoni/
Gli inglesi, dunque, hanno le mani ovunque nella Massoneria che ne ricerca la legittimazione, ma il riconoscimento ha a che fare con questioni rituali o a questioni di dominio territoriale?
La risposta è nella storia che ha trasformato la Massoneria in instrumentum regni.
Nel 1717 la Massoneria in Inghilterra viene assoggettata alla corona degli Hannover e nelle logge entrano nobili e intellettuali. Dove prima troviamo alla guida delle logge dei Maestri, in seguito ci sono conti e baroni.
“Al momento stesso nel quale gli intellettuali prendono in mano il destino della Massoneria – afferma Christian Jacq -, i suoi veri fondatori, i Compagni costruttori, sono obbligati a entrare in una semi clandestinità perché la civiltà occidentale non comprende più il loro messaggio”. [i]
La presa di possesso della Massoneria risponde ad una precisa strategia. “Insistiamo – scrive Christian Jacq – su un fatto che non è ritenuto sovente all’attenzione degli storici massonici: nel 1717, nasce la Massoneria «speculativa». Nel 1707, dieci anni prima, la Dieta imperiale rese pubblico un decreto sopprimente l’autorità della Grande Loggia di Strasburgo sulle logge dei Massoni tedeschi. Nel 1731 e nel 1732, due nuovi decreti dichiararono illegali le confraternite dei costruttori”. [ii]
Le monarchie europee non avevano più bisogno di confraternite di costruttori, ma di istituzioni psuedo iniziatiche capaci di associare nobili e borghesi in modo funzionale alle loro politiche coloniali.
L’Inghilterra iniziò a costruire il suo impero coloniale nel XVII secolo. Le principali conquiste includono: il Nordamerica, i Caraibi. La Francia si concentrò su: Nordamerica, Caraibi e Asia. I Paesi Bassi fondarono colonie in Asia, Africa e Americhe.
Nel 1700, le conquiste coloniali furono dominate dalle potenze europee, in particolare Spagna, Portogallo, Inghilterra, Francia e Paesi Bassi, che espansero i loro imperi attraverso esplorazioni, guerre e trattati.
L’Austria, storicamente, non è stata una potenza coloniale di primo piano come Spagna, Portogallo, Francia o Regno Unito, ma ha avuto alcune esperienze coloniali, soprattutto durante l’epoca dell’Impero austro-ungarico (1867-1918).
Le iniziative coloniali austriache sono state sporadiche e di portata limitata.
L’Impero austro-ungarico si concentrò maggiormente sull’espansione nei Balcani (es. annessione della Bosnia-Erzegovina nel 1908), che può essere vista come una forma di “colonialismo interno” o regionale.
La Spagna nel 1700 controllava vasti territori in Sud e Centro America, oltre a parti del Nord America (Florida, Messico, sud-ovest degli attuali Stati Uniti). Il aveva la sua principale colonia in Brasile. L’Inghilterra aveva le sue principali colonie in Nord America (come Virginia, Massachusetts e le Carolinas) crescevano rapidamente, con un’economia basata su agricoltura e commercio. La Francia aveva il Canada e la Louisiana.
In Africa le potenze europee, in particolare Portogallo, Paesi Bassi, Inghilterra e Francia, stabilirono avamposti costieri per il commercio di schiavi, oro e avorio. La tratta atlantica degli schiavi era al suo apice, con milioni di africani deportati nelle Americhe. I portoghesi avevano basi in Angola e Mozambico, mentre gli olandesi controllavano il Capo di Buona Speranza (attuale Sudafrica). Gli inglesi e i francesi si concentravano su Senegal, Gambia e Costa d’Oro.
L’India era un punto focale per le compagnie commerciali europee, come la Compagnia Inglese delle Indie Orientali e la Compagnia Olandese delle Indie Orientali. Nel 1700, gli inglesi iniziarono a consolidare il loro potere, specialmente nel Bengala, mentre i francesi erano attivi a Pondicherry. Gli olandesi dominavano il commercio delle spezie nelle Indie Orientali (attuale Indonesia), con Batavia (Giacarta) come centro nevralgico. I portoghesi mantenevano enclavi come Goa e Malacca, ma il loro potere era in declino.
Le colonie erano viste come fonti di materie prime e mercati per le potenze europee, con un’economia fortemente regolata. La tratta degli schiavi africani era centrale per le economie coloniali, specialmente nelle Americhe. Le conquiste portarono a devastazioni demografiche, spoliazioni territoriali e sfruttamento delle popolazioni locali.
In questo contesto si colloca la Massoneria nelle colonie, in particolare quelle britanniche e francesi del XVIII e XIX secolo, che si diffuse rapidamente seguendo le linee di espansione degli imperi coloniali, i commerci marittimi e le migrazioni.
La sua presenza fu significativa soprattutto nelle colonie americane, caraibiche e asiatiche, dove le logge massoniche divennero centri di aggregazione sociale, culturale e politica per élite locali e i colonizzatori.
Le logge coloniali adottarono i simboli e i rituali della Massoneria speculativa, come la squadra, il compasso e il riferimento al Grande Architetto dell’Universo. La loro organizzazione democratica attirava ceti medi e alti, inclusi nobili, mercanti, ufficiali e intellettuali.
La Massoneria nelle colonie fu un fenomeno complesso, intrecciato con le dinamiche di potere, cultura e politica degli imperi coloniali, ma poco ebbe a che fare con un’eteria iniziatica.
A conclusione di questo sintetico quadretto di famiglia, è del tutto chiaro che dal 1700 in poi la Massoneria ha perso in gran parte la sua caratteristica di eteria iniziatica per diventare un club di nobili e di borghesi al servizio delle singole logiche di potenza di nazioni che stavano estendendo il loro dominio coloniale.
Per concludere, l’arrivo Ravenna di Sua Maestà Carlo III, capo della Chiesa anglicana e della Massoneria inglese, ha tutto il sapore di un intervento relativo alla Massoneria italiana, in un momento di travaglio, per richiamarla all’ordine e all’obbedienza degli Windsor.
Non c’è nulla che abbia a che fare con la ricerca spirituale e molto con la conquista territoriale.
[i] Christian Jacq, La Franc-Maçonnerie, J’ailu
[ii] Christian Jacq, La Franc-Maçonnerie, J’ailu





