

Alle 21.10, del 15 agosto (data ormai storica) i presidenti statunitense e russo Donald Trump e Vladimir Putin si sono incontrati e salutati con una stretta di mano, accompagnata da alcuni sorrisi, nella base aerea statunitense in Alaska, per avviare i colloqui sui rapporti tra le due grandi potenze.
Subito dopo i due leader sono saliti sulla stessa macchina e si sono recati nella sala dove ha avuto inizio l’incontro.
Prima di salire sull’auto ufficiale del presidente Usa, e di lasciare l’aeroporto, Putin e Trump hanno posato, in piedi sulla pedana con scritto “Alaska 2025”, per i fotografi e le telecamere, ma non hanno risposto alle domande dei giornalisti.
Mentre era in viaggio per raggiungere l’Alaska, il presidente degli Stati Uniti ha parlato con il suo omologo bielorusso, Alexander Lukashenko, alleato del Cremlino e soggetto a una serie di sanzioni internazionali.
“Ho avuto una conversazione meravigliosa con il presidente della Bielorussia”, ha dichiarato Trump in un post su Truth Social, definendo il leader bielorusso “altamente rispettato”. “La nostra conversazione è stata molto positiva. Abbiamo discusso di molti argomenti, tra cui la visita del presidente Putin in Alaska”.
Il presidente della Bielorussia, Aleksandr Lukashenko, ha invitato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, a recarsi a Minsk con la sua famiglia. L’invito, riferisce il canale Telegram vicino alla presidenza bielorussa “Pul Pervogo”, è stato “accettato” dal leader statunitense. “È stato raggiunto un accordo per proseguire i contatti”, recita ancora il messaggio, citato da Interfax.
Trump, in un post su Truth Social, ha precisato che con Lukashenko ha discusso del vertice russo-americano e della liberazione, in futuro, di 1.300 detenuti in Bielorussia. Il presidente Usa ha aggiunto di attendere “con impazienza” l’incontro con il capo di Stato bielorusso.

Il club degli esclusi
Penosi i tentativi degli inglesi e dei francesi di inserirsi nel dialogo, nonostante la loro esclusione dal gioco.
Starmer ha incontrato Zelensky e il Regno Unito si è detto pronto a mandare soldati sul terreno in Ucraina se la Russia accetterà di concordare un cessate il fuoco dopo il summit in Alaska.
Affermazione che non tiene conto del fatto che la Russia ha più volte detto che non vuole gli inglesi in Ucraina a fare da controllori. Per essere meno eleganti, non li vuole tra i piedi perché conosce bene il loro ruolo di azione dietro le quinte.
Nonostante tutto gli inglesi fremono, non si danno pace e così il ministro della Difesa britannico, John Healeay, in un’intervista alla Bbc, usando l’espressione inglese ‘put boots on the ground’, cioè ‘mettere gli stivali sul terreno’, che si usa proprio per indicare parlare dell’invio di militari, ha detto: “Siamo pronti a mettere i stivali britannici sul terreno in Ucraina, in parte per rassicurare gli ucraini, ma anche in parte per garantire la sicurezza dei cieli e dei mari e per rafforzare le forze ucraine, perché alla fine la migliore deterrenza contro la Russia, contro il rilancio della sua aggressione contro l’Ucraina, è la forza dell’Ucraina di difendersi da sola”.
Alla domanda su cosa accadrebbe se la Russia attaccasse soldati britannici mentre si trovano in Ucraina, Healey ha risposto che non intende parlare per ipotesi, tuttavia ha aggiunto che esistono “principi importanti” e che le forze britanniche avrebbero “il diritto di difendersi se attaccate”.
Sembra che Healey non veda l’ora di assistere a qualche incidente che gli consenta di menar le mani, coinvolgendo la Nato.
Gli inglesi stanno avendo dei versamenti di bile, in quanto sono non solo esclusi dai giochi, ma i veri perdenti nel caso tra Trump e Putin si raggiungano accordi significativi.
L’impero britannico è finito. Amen.
Patetico, invece Macron, che si infila nel vertice in Alaska come chi entra nei buffet delle feste senza essere invitato.
Il presidente francese, secondo il canale televisivo TF1, ha in programma di incontrare Vladimir Zelensky dopo il vertice Russia-Stati Uniti in Alaska.
Secondo l’amministrazione del presidente francese, l’incontro tra Macron e Zelensky sarà organizzato “quando sarà più opportuno ed efficace, dopo il vertice in Alaska e in base al programma”. I due, ha affermato, l’amministrazione del presidente francese, mantengono “un dialogo stretto e permanente”.
Il fatto che da parte dei media non ci si rassegni all’idea che Trump sia subordinato a Putin, che fa la pari in altro modo con la storia del Rssiagate, è nei commenti, davvero penosi.
RaiNews.it ha superato ogni possibile vertice del ridicolo.
Prima i commentatori dicono che Trump incede con meno decisione sul tappeto rosso di quanto faccia Putin, che sembra essersi allenato per apparire dominante.
Poi si arriva alla simbologia della stretta di mano.
Nella simbologia dello storico summit tra i due leader in Alaska, si legge nei commenti di RaiNews.it, anche la stretta di mano può assumere un significato politico. Di fronte alle telecamere e ai fotografi, Vladimir Putin e Donald Trump si sono scambiati sulla pedana una stretta in cui il presidente russo, nel linguaggio dei corpi, è apparso “dominante”, con il dorso della mano verso l’alto e quella di Trump verso terra. Questo tipo di posizione viene comunemente definita “stretta di mano dominante” e può indicare un tentativo di dominare o controllare la situazione. Il gesto può suggerire che chi offre la stretta di mano cerchi di stabilire una posizione di superiorità o di leadership, proprio quello che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky teme da questo bilaterale a cui non è stato invitato. Pochi secondi prima, lontani dalla pedana, Putin e Trump si erano scambiati, invece, una calorosa stretta di mano “paritaria”.
Sembra di rivedere e risentire le previsioni sulle malattie di Putin, che dovrebbe essere già morto e sepolto da tempo o sulle gambe gonfie di Trump. A proposito, il commento di rai News.it è che Trump ha sceso le scale come un ottantenne. In effetti di anni ne ha 79 e sicuramente non ha l’andatura di un quarantenne, ma cosa significa, che è inabile mentalmente? Che lo abbiano scambiato per Joe Biden?
Ora l’esame di realtà ci dirà, fra non molto, se i due si sono trovati per fare una partita a briscola, giusto per fare scena, come vorrebbero i tifosi del fallimento del vertice, o se, come è possibile, troveranno un accordo su alcune coordinate generali dei rapporti tra Russia e Stati Uniti.
Ed è questa la questione di fondo che fa impazzire gli europei, esclusi dal gioco. Le due grandi potenze si riconoscono, si parlano si invitano e decidono in piena libertà di avere rapporti che non sono, evidentemente, quelli impostati dai neo colonialisti inglesi, dai neocn Usa e dei loro servi nel Vecchio Continente.
L’Ucraina, in tutto questo, è uno dei punti dell’agenda; non è l’agenda.





