
di Bruno Mattu
Propongo un altro brano, sempre estratto dalla raccolta di racconti surreali: “Come tanti minuscoli io”.
In questo brano si affronta un aspetto molto attuale: la estrema frammentazione dell’io, provocata da questa società dei consumi, che spinge gli individui, trasformati in consumatori compulsivi, a non avere quasi più una propria identità, ma a doversi continuamente specchiare in ciò che gli viene proposto.
Si tratta ancora di uno scritto in forma di bozza, aggiornato a gennaio 2023, con l’aggiunta del contributo critico dell’appassionato cultore di narrativa surreale, il dott. Alter Ego.
Purtroppo la narrazione prosegue il filo dell’imbastitura che era stata data per collegare tutti i racconti, immaginando che fossero ambientazioni di opere d’arte estemporanea, riproducenti scene di vita odierna. È per questo motivo che, leggendo, sembra mancare qualcosa. Mi scuso per questo inconveniente con tutti coloro che leggeranno questo post.
Superato quel letto, i passi si smarriscono davanti una miriade di schegge di vetro, sparse sul pavimento.
E’ un grande specchio che si è rotto, non si sa per quale motivo.
Ognuno, nello specchiarsi, non vede che l’immagine di se stesso, ma deformata al punto che quasi non la riconosce e la scambia per quella di un estraneo, che si atteggia per forza ad imitarlo e che quasi gli fa il verso.
Poco oltre si ritrovano i brandelli di un foglio, strappato in una miriade di pezzi.
Solo la pazienza certosina di chi è avvezzo a ricomporre in un unicum i frammenti insignificanti di una personalità sminuzzata, è in grado di ricostruire il puzzle e renderne chiara la lettura a tutti.
“Oltre lo specchio”:
“Avevo il dubbio che quel tale che si atteggiava nel modesto spessore di una profondità effimera, oltre a somigliarmi vagamente, mi nascondesse qualcosa!
Era solo un’impressione: a guardarlo non mi pareva di scorgere nulla di veramente sospetto.
Eppure, già il fatto che quando io muovevo una mano od un braccio, egli muovesse a sua volta, non la mano od il braccio corrispondente, ma l’altro, mi dava un certo fastidio che faticavo a nascondere. Lui stesso, nell’osservarmi di soppiatto, lo metteva in luce e non faceva che aumentare il mio disappunto.
Quando mi allontanavo, si allontanava pure lui e quando mi voltavo un attimo a guardarlo, cercando di non farmi vedere, anch’egli era pronto a voltarsi, ma, mentre io sentivo una irritazione sempre maggiore crescermi dentro, lui quasi sorrideva con un ghigno beffardo e non mi esprimeva alcun fastidio, o almeno, era molto bravo a non farmelo notare.
Alla fine non ce la facevo più e sbottavo intimandogli di parlarmi in qualche altro modo e non solo con i gesti. Lui faceva finta di non sentire e continuava indifferente a stuzzicarmi, come se le mie parole non lo riguardassero.
Non ci avevo fatto caso, ma nel momento stesso in cui l’apostrofavo, egli con la bocca faceva il verso delle parole che dicevo.
Era stato veloce, al punto che non lo avevo visto.
Ero ormai esasperato: solo per questo perdevo il controllo e gli lanciavo il sasso. Non avevo intenzione di colpirlo, ma solo di spaventarlo.
Dopo mi preoccupavo e rovistavo fra i frantumi del vetro sparso in terra per cercarlo.
Infine si faceva vedere: per nulla intimorito da tutto quel disastro, si riaffacciava a tratti, mi sorrideva con quegli occhi furbi e, nonostante il viso diviso tra più frammenti, non sembrava essersi fatto male.”
Apoteosi della frantumazione dell’io, così potrebbe intitolarsi questo brano ed in esso l’autore ha voluto rendere omaggio, da un lato ad un bellissimo romanzo di Luigi Pirandello :”Uno, nessuno, centomila”, inteso come smarrimento della propria identità, in centomila ritratti diversi, che corrispondono agli sguardi di tutti coloro che guardano un individuo. Dall’altro, nel voler evidenziare come questa frantumazione derivi anche dall’incapacità dell’individuo di conservare l’integrità della sua identità, lasciandosi frantumare dalle continue tensioni che questa società dei consumi compulsivi gli pone. Se egli avesse realmente coscienza della propria identità, non avrebbe alcun bisogno di cercarla, perdendosi in mille rivoli, negli ammennicoli che questo mondo gli offre, ma troverebbe tutte le risposte fondamentali dentro di sé, senza necessita’ di dover interrogare alcuno specchio.





