SMASCHERIAMOLI – L’ECONOMIA CIRCOLARE NON È AUTARCHICA

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    SMASCHERIAMOLI

    Elly Schlein, in un’intervista ormai diventata famosa, ha affermato: “Ci piace portare… diciamo… insieme ai nostri amministratori il Partito Democratico verso un futuro che grazie anche alle nuove norme europee sempre più investa e costruisca dei cicli positivi …diciamo… della circolarità uscendo dal modello lineare. È questo il tema”.

    Ora, al di la del gingol circolarità circolare, che è diventato virale, la Schlein ha trasformato una possibilità positiva in un’ideologia in stile green.

    Il fatto positivo è che se ricicli gli scarti di quello che produci e consumi, non solo inquini meno, ma, soprattutto, risparmi energia.

    L’aspetto ideologico è che dire che la circolarità ci può far uscire dal modello lineare è una menzogna politica, tecnica e scientifica.

    Che cos’è l’economia circolare?

    L’Unione Europea la definisce come modello di produzione e consumo che implica condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti esistenti il più a lungo possibile.

    In questo modo si estende il ciclo di vita dei prodotti, contribuendo a ridurre i rifiuti al minimo. Una volta che il prodotto ha terminato la sua funzione, i materiali di cui è composto vengono infatti reintrodotti, laddove possibile con il riciclo. Così si possono continuamente riutilizzare all’interno del ciclo produttivo generando ulteriore valore. 

    I principi dell’economia circolare contrastano con il tradizionale modello economico lineare, fondato invece sul tipico schema “estrarre, produrre, utilizzare e gettare”. Il modello economico tradizionale dipende dalla disponibilità di grandi quantità di materiali e energia facilmente reperibili e a basso prezzo. 

     Economia circolare

       

    Come è possibile vedere in modo schematico, ma chiaro, l’economia circolare non è un circolo chiuso. Se lo fosse sarebbe sottoposta ad entropia e in poco tempo di spegnerebbe da sola.

    L’economia circolare, così come è descritta dal grafico, ha un inizio con l’ingresso delle materie prime, il quale, necessariamente, deve essere continuo, altrimenti il circolo si impoverirebbe progressivamente fino ad annullarsi.

    Le materie prime che entrano sono, certamente, ridotte in quantità dal riciclo, ma non possono essere eliminate e costituiscono una parte necessaria e importante per la sopravvivenza dell’economia stessa.

    Il punto della discussione, allora, si sposta sulle materie prime stesse, su chi le ha in casa, su chi le estrae e le vende e qui casca l’asino.

    L’Unione Europea, fatta sostanzialmente di paesi trasformatori, per quanto riguarda le materie prime è in gran parte debitrice di altri paesi e, nell’attuale situazione, tra i paesi che hanno o controllano le fonti di materie prime ci sono i Paesi arabi, la Russia e la Cina.

    E allora, se non si vuole che il ciclo sia un biciclo o un triciclo, nell’era nella quale a sinistra vanno di moda i monopattini, si devono fare i conti con le materie prime, con chi le ha, con chi le produce. E questo è un tema squisitamente politico che ha poco a che fare con la favoletta dell’economia circolare.

    Smascherare chi ci propone ricette da campo dei miracoli, è salutare, non solo per le tasche, ma anche per la mente.

    Autore

    • Silvano Danesi

      Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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