LA BRUTALITÀ DELLA GUERRA E L’IPOCRISIA DELL’OCCIDENTE

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    “L’operazione ‘Tritacarne Bakhmut’ del gruppo Wagner è stata completata”, ha detto il fondatore della Wagner Yevgeny Prigozhin, dopo aver precisato di aver ricevuto l’impegno dal Ministero della Difesa russo a ricevere munizioni e armi.

    Prigozhin ha reso in chiaro quale sia stato e sia l’impegno a Bakhmut. “Va notato – ha spiegato – che l’operazione del tritacarne Bakhmut è stata progettata principalmente non per prendere l’insediamento di Bakhmut, ma per ‘macinare’ le unità delle forze armate ucraine e organizzare una tregua per l’esercito russo per ripristinare la sua capacità di combattimento. Il tritacarne Bakhmut ha svolto completamente il suo compito”.

    Le dichiarazioni del capo della Wagner avvengono alla vigilia della manifestazione annuale della Giornata della vittoria che si tiene oggi sulla Piazza Rossa.

    La parata militare di Mosca si terrà in ogni caso senza alcuna modifica e vedrà dunque la partecipazione del presidente russo, ha annunciato il portavoce presidenziale Dmitry Peskov, smentendo così l’ipotesi di cambiamenti nel programma della manifestazione dopo l’attacco con droni di ieri al Cremlino.

    Vedremo cosa ci racconterà Putin nel suo discorso, ma un annuncio importante lo ha fatto Prigozhin, facendo capire che conquistare Bakhmut non è l’obbiettivo russo, in quanto l’obiettivo russo, in gran parte raggiunto, era ed è quello di sfiancare le forze armate ucraine, attirandole in continuazione nel tritacarne, mantenuto così proprio per essere funzionale non ad una conquista strategica, ma ad una guerra di frizione tesa a indebolire continuamente le forze di Kiev, dice che la Russia ha conseguito il suo obbiettivo.

    Propaganda? In parte si, ma in parte verità, in quanto nel buco nero di Bakhmut sono finiti migliaia di combattenti ucraini.

    Che quella che si svolge in Ucraina sia una guerra per procura tra Usa e Russia è ormai un dato evidente, assodato e, nonostante la propaganda che ci assorda ogni giorno a cura dei media mainstream, alla fine la verità, come sempre viene a galla.

    A dircela, annunciando il prossimo numero di Limes in edicola il 13 maggio, dal titolo emblematico: “Il bluff globale”, è Lucio Caracciolo, il quale il 6 maggio, su La Stampa scrive che l’America non fa più paura e che i suoi alleati, pertanto, non possono più fidarsi dell’ombrello difensivo americano.

    “Se come afferma il generale John R.Allen, uno dei più influenti strateghi americani – scrive Caracciolo – la deterrenza americana «non sta funzionando», chi ci garantisce in caso di aggressione? Perché è un fatto, scrive Allen nel prossimo volume di Limes, che «i nostri avversari, principalmente in Russia e in Cina, non sembrano intimiditi né nella prospettiva di subire una rappresaglia né dal rischio di non raggiungere i loro obiettivi, sicché entrambi hanno preso iniziative nei nostri confronti». A forza di tracciare «linee rosse» con l’inchiostro simpatico, cui infatti nessuno fa caso – prosegue Caracciolo – Washington ha messo in questione il crisma essenziale di ogni potenza: la sua credibilità”.

    Ecco il punto essenziale della riflessione: la credibilità. Punto dolente dell’amministrazione di Joe Biden, già fuggita in modo poco nobile dall’Afghanistan.

    Non è un caso che, come scrive Virgilio Ilari su Domino (4/2023) ci sia un “crescente isolamento dell’Occidente dal resto del mondo”.

    Virgilio Ilari scrive anche di “sacrificio dell’Ucraina, illusa dalle nostre chiacchere”.

    Ed eccoci ad uno dei maggiori punti dolenti: l’Occidente woke, l’Occidente del progressismo parolaio e in gran parte nazista che sta producendo una rivolta tra i sani di mente.

    Serena Danna (Domino 4/2023) si interroga: “Per quanto tempo ancora i cittadini americani saranno disposti a sostenere economicamente e militarmente una guerra così lontana dai propri confini?”.

    Sempre Serena Danna ci ricorda: “Il sostegno all’invio di aiuti militari e umanitari all’Ucraina è sceso dal 60% al 48% [in America, ndr] secondo un’indagine dell’Associated Press-Norc Center for Public Affairs Research”.

    La pancia dell’America non è mondialista e Serana Danna ricorda che Donald Trump, nel 2018, in un famoso discorso alle Nazioni Unite, disse. “Gli stati Uniti non accettano l’ideologia del mondialismo, noi siamo per il patriottismo”.

    E qui sta un altro punto essenziale da capire.

    Il mondialismo è voluto dal comunismo finanziario, dai vari Soros e Bill Gates, ai quali corrisponde il progressimo woke, con tutti i corollari neo nazisti ormai evidenti e visibili.

    Nello scontro per procura, che sacrifica vite ucraine, gli usa di Joe Biden sono l’espressione di un comunismo finanziario dai tratti neonazisti che si confronta con un totalitarismo ex comunista e neo zarista (Russia) o nazicomunista (Cina).

    In tutto questo la democrazia non ha nulla a che fare e l’unico scopo di entrambe le parti è impoverirci, renderci schiavi, privarci persino dell’identità, per un dominio di pochi sulla moltitudine. L’Unione Europea, in questo scenario, è la serva dei servi.

    In questo senso complesso sistema di finzioni, Yevgeny Prigozhin, nella sua brutalità, ha il pregio della verità: triatacarne.

    Autore

    • Silvano Danesi

      Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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