
di Giorgio Cattaneo
Scappò dall’Italia giovanissimo per volare in India, dove ancora oggi sostiene un orfanotrofio e un lebbrosario: due strutture che contribuì a fondare, tra una chiacchierata con Sai Baba e un tè sorseggiato con Maharishi.
Difficile dire cosa non abbia fatto, nella vita, Giorgio Cerquetti, autore prolifico e mattatore televisivo ai tempi di “Totem”, con Giorgio Medail. Un’intera esistenza nel segno degli yogi, illuminata dalla devozione per Krishna come passepartout universale per una visione sincretica, capace di unire i mondi. Lui oggi sintetizza: «Siamo come uccelli in gabbia, ma lo sportello è aperto: sta a noi scegliere se essere parte del problema o invece della soluzione».
Una vita fuori dal comune, sempre a contatto con esseri umani straordinari. Nel suo ultimo video su YouTube, Cerquetti ricorda gli amici Maria Rosaria Omaggio e Franci Battiato.
Due insider del cosiddetto paranormale, sapientemente imbucati nel mainstream per risvegliare i dormienti, molto prima che la nostra scienza iniziasse ad affacciarsi sulle “conoscenze dell’invisibile”: nozioni letteralmente cancellate – dice Giorgio – dall’ingombrante avvento dei monoteismi mediterranei (l’ebraico, il cristiano e l’islamico).
A recuperare quel patrimonio perduto oggi provvede la fisica quantistica, grazie anche all’esempio di pionieri come Nikola Tesla.
Siamo esseri multidimensionali, ribadisce il ricercatore girovago: non siamo come il sistema vorrebbe dipingerci. «Non ci credete? Mettete in fila Krishna, Buddha, Gesù Cristo e Francesco d’Assisi: e avrete la risposta».
Se la new age è diventata un supermarket mediocre, una fiera delle vanità affollata di finti guru a gettone e affermazioni apodittiche, lo sguardo di Giorgio Cerquetti resta quello del Piccolo Principe, del bambino che rinasce ogni giorno per registrare con assoluta naturalezza la grande meraviglia del vivere, senza mai lasciarsene schiacciare.
Grazie al suo humour che può apparire surreale, attinge – senza pedanteria – al grande giacimento della sapienza orientale. E riesce sempre a trasportare il pubblico, con favolosa leggerezza, nel territorio fatato delle enormità cosmiche in cui l’umanità è immersa.





