
Penso che il gioco – di gestire e indirizzare la comunicazione – si sia rotto dopo l’attentato a Donald Trump.
Musk, il padrone di Tesla, che controlla X e più di 2000 satelliti(nel futuro saranno un infinità in più), ha giocato d’anticipo.
Musk ha rilanciato l’intervista alla Bbc, che ha poi fatto il giro del mondo, secondo cui un testimone avrebbe avvisato la polizia un uomo munito di fucile salire su un tetto e mostrando le foto.
In pochi minuti Musk è riuscito ad anticipare i media tradizionali, molti dei quali ancora si rifacevano ai take di agenzia e nessuno dei quali faceva riferimento a un attentato, ma solo a una fuga
precipitosa dal palco.
Non solo, Musk ha tirato una linea su quello che probabilmente sarà il futuro dei social.
Un inno allo stop alla censura, in linea con il recente scontro tra X e Bruxelles.
La scorsa settimana Musk aveva accusato i vertici della Commissione di aver proposto un losco accordo.
Ora i giochi sono più che mai aperti, su contenuti strategici geopolitici e su una politica che si indirizza su verifiche che ridimensionano illusioni ideologiche scomposte.
La lezione sulla verifica in tempo reale, espressa in questa occasione, sarà la sfida dello sviluppo della democrazia contro la pretesa della egemonia dei monopoli che impongono la cultura della censura e degli “ottimati”, loro camerieri a servizio, che mal sopportano una politica multipolare che liberi anche parzialmente la logica del volgare antistorico e inumano colonialismo.
Il gioco delle tre carte tende ad un possibile tramonto.





