La politica è un’altra professione: meno legislatore tecnico, più gestore permanente dell’attenzione pubblica
Nessuno ne parla, il problema, in realtà, è questo: mediaticità e presenza asfissiante sui media, pochissimo studio dei dossier.
Dal 1990 al 2026 il tempo operativo della politica italiana si è progressivamente spostato dal lavoro legislativo interno alla presenza pubblica e mediatica.
Stima comparativa media settimanale di un parlamentare/governante italiano
1990
Totale attività politica: ~60 ore/settimana.
Commissioni e Aula: 22 ore. Riunioni tecniche ministeriali/partito: 18 ore. Studio dossier e testi normativi: 12 ore. Eventi pubblici/interviste: 5 ore. TV e comunicazione: 3 ore. Tempo dedicato a costruzione normativa/amministrativa: circa 52 ore (87%).
2005
Totale: ~65 ore/settimana. Attività legislativa: 32 ore. Media e comunicazione: 12 ore. Eventi pubblici: 10 ore. Territorio e presenza politica: 11 ore. Area tecnico-legislativa: circa 49%.
2026
Totale: ~70 ore/settimana. Commissioni/Aula: 14 ore. Studio dossier: 6 ore. Riunioni tecniche: 8 ore. Eventi pubblici: 18 ore. TV, social, podcast, interviste: 16 ore. Gestione comunicazione/staff/social media: 8 ore, Tempo realmente dedicato alla produzione normativa: circa 28 ore (40%).
Nel frattempo, cresce il dominio normativo del Governo: Governo Letta: 89% leggi di iniziativa governativa; Conte II: 85%; Draghi: 80%; Meloni: 75,1%.
Questo significa che il Parlamento discute sempre meno testi propri e converte sempre più decreti elaborati dall’esecutivo. Nel 1990 il politico costruiva potere controllando commissioni, partiti e dossier.
Nel 2026 costruisce consenso controllando visibilità, agenda mediatica e flusso social. La politica non è diventata “più leggera”. È diventata un’altra professione: meno legislatore tecnico, più gestore permanente dell’attenzione pubblica.
La svolta fu nel 2014, con il governo Renzi, da quel momento ci fu il sorpasso, il politico media “studia” per comunicare (più che altro la propria figura per spirito autoconservativo) e gran poco per approfondire dossier e quindi poi riformare.
Resta il fatto che la politica dovrebbe raccogliere le esigenze di lavoratori, imprese e cittadini. Approfondirle e tradurle in norme che rendano la società più a misura dei tempi.





