L’Organizzazione delle Nazioni Unite sventoli ancora la bandiera di speranza di un mondo in pace
Dice De Gregori: «io non faccio proclami sulle situazioni internazionali – Gaza, Israele – visto che pure io ho le idee confuse. Per citare Whitman ‘contengo moltitudini’».
Bellissimo e, per me, da applausi. Ma quando questa moltitudine assume troppo spesso lo stesso segno – un meno di un negativo che a me spaventa – qualche conclusione va tratta.
Parlo delle istituzioni internazionali, che qualcuno dice – ed è vero – stanno scomparendo sotto i colpi di allontanamenti dalla democrazia e di loschi figuri che puntano a essere despoti assoluti e, forse, già lo sono.
E parlo in particolare dell’ONU, quella bandiera di speranza che voleva rappresentare un mondo in pace, capace di regolare i suoi dissidi discutendo.
Per quanto viziato da regole e procedure difficili a digerirsi, da contraddizioni eclatanti che vanno dalla sua composizione al predominio assoluto dei Paesi aventi diritto al veto, era comunque come un faro.
Era. È diventato una palestra di confronti che di diplomatico hanno ben poco. Di serietà di discussione ancor meno. Ora su Gaza e Israele si è autoinferto un colpo che per me è mortale.
La richiesta di inserire Israele nel novero delle nazioni canaglia data da tempo. È l’origine dell’antisemitismo che si sta spargendo come la peste.
Non una volta l’ONU ha accettato di essere presente nei luoghi nei quali si dice essere in corso un tentativo di genocidio bloccando gli aiuti umanitari; dimenticando che il suo apposito ufficio – ma anche la BBC – ha rilevato che non è Israele a bloccare l’ingresso degli aiuti, come sostenuto dalla retorica dominante.
I problemi iniziano dentro Gaza, dove le fazioni armate impediscono la distribuzione dei beni: il 90% degli aiuti viene predato da Hamas ed alimenta un fiorente mercato nero.
Infine: vi è la recente richiesta di inserire Israele nella black list dedicata alle violenze sessuali nelle zone di guerra, lista nella quale erano già presenti organizzazioni come Hamas e l’ISIS e, dunque, parificando alle peggiori organizzazioni terroristiche uno Stato che – diversamente dai terroristi – non ha come scopo di commettere le atrocità inaccettabili di ogni inaccettabile guerra e che pure alcuni suoi soldati compiono.
Questo mentre qualche mese fa è stata assegnata all’Iran, Paese dalla teocrazia dittatoriale, delle impiccagioni, delle torture, delle brutalità verso le donne, del massacro della dissidenza la vicepresidenza del Comitato che dovrebbe “sostenere i principi di pace, diritti umani e diritto internazionale”.
Un errore? Un inghippo della burocrazia?
No. Ha ragione Israele: Iran e Israele sono in guerra.
Questa decisione, già di per sé estremamente dubbia, finisce per formalizzare un partigianismo che si inserisce ed alimenta antisionismo. Non aver capito il momento, se è fatto in buona fede, depone male e, comunque, lascia non pochi dubbi.
Incapaci di vedere la pesante oscura coltre che ricorda drammi? E intanto condannare e poi si vedrà?
Ha ragione Danon. Questo non è l’ONU.
Bisogna dire qualcosa in più e io lo faccio.
Non sono ebreo: ma mi dichiaro sionista.





