Otto per mille per sostenere il clero o gli agit prop in veste talare?
In Italia c’è un nuovo partito, il PdZ, Partito di Zuppi, con i preti che fanno degli altari arenghi di propaganda politica.
Chiese, seminari e oratori si svuotano, ma che importa? L’importante è guidare il Campo largo rimasto senza leader credibili.
Dietro le quinte si nasconde, ma non tanto, la resistenza al nuovo Papa da parte del partito che si richiama a Bergoglio.
La Mafia di san Gallo non molla la presa, con i suoi clerici e con i suoi laici, in quella deriva sociologica che è stata di Jorge Mario Bergoglio e che ha ridotto la Chiesa cattolica ad una sorta di ONG.
La deriva ha portato la CEI, guidata dal cardinale Matteo Zuppi, a fare prima da parrocchia al PD e poi ad entrare direttamente in politica con il PdZ, il Partito di Zuppi, che ha le sue sezioni nelle parrocchie italiane, in assenza ormai di sezioni di partito e in questa desertificazione e delegittimazione della politica che vede alcuni magistrati e molti preti in azione comune.
I gesuiti e i comboniani si sono espressi per il No, entrando a gamba tesa nelle vicende politiche dello Stato italiano.
La conseguenza della politicizzazione delle chiese è che la partecipazione al rito domenicale è passata dal 37,3% della popolazione adulta nel 1993 al 23,7% del 2019 con un “declino” che promette di allargarsi con l’avanzare delle nuove generazioni, smentisce una presunta “eccezionalità italiana” e, soprattutto, tende ormai a coinvolgere le donne non meno degli uomini.
Secondo i dati dell’Annuario Pontificio, nell’arco di mezzo secolo le vocazioni sono diminuite del 60%, passando dai 6.337 del 1970 ai 2.103 del 2019. E nei dieci anni che vanno dal 2009 al 2019 la flessione in Italia è stata del 28%. Le statistiche parlano di 436 ordinazioni nel 2013, scese a 323 dieci anni dopo.
Se i preti si sono dati un partito rivediamo il Concordato.

Il Concordato vigente tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica, va ricordato, è quello rivisto con l’Accordo di Villa Madama del 18 febbraio 1984 (firmato da Bettino Craxi per l’Italia e dal cardinale Agostino Casaroli per la Santa Sede), ratificato con la Legge 25 marzo 1985, n. 121 ed entrato in vigore il 3 giugno 1985.
Questo accordo ha sostanzialmente sostituito il Concordato Lateranense del 1929 (parte dei Patti Lateranensi), aggiornandolo alla luce della Costituzione italiana del 1948, del Concilio Vaticano II e del mutato contesto sociale (fine del principio di religione di Stato, introduzione del divorzio, maggiore laicità).
I principi fondamentali affermano che lo Stato italiano e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani (art. 1) e si impegnano al pieno rispetto reciproco e alla collaborazione per la promozione dell’uomo e il bene del Paese.
Principali contenuti e novità rispetto al 1929 sono l’abolizione del cattolicesimo come religione di Stato, la piena libertà per la Chiesa di svolgere la sua missione pastorale, educativa, caritativa, di evangelizzazione e santificazione, inclusi: la libertà di organizzazione, il pubblico esercizio del culto, il magistero e ministero spirituale, la giurisdizione ecclesiastica (art. 2).
L’azione politica su argomenti che riguardano l’organizzazione dello Stato italiano non è contemplata. Anzi, dovrebbe essere esplicitamente proibita.
Una delle conseguenze del nuovo Concordato è il finanziamento della Chiesa che ha abolito il vecchio sistema di sostentamento statale del clero (congrua) e introdotto il meccanismo dell’8 per mille all’IRPEF (scelta del contribuente tra Chiesa cattolica, altre confessioni, Stato per scopi sociali o non scelti).
Gli enti ecclesiastici riconosciuti come enti con personalità giuridica per fini di religione e culto hanno regime fiscale agevolato. Se fanno politica e non religione e culto, togliamo i benefici fiscali.
Se i preti invadono pesantemente il terreno della materia politica, soprattutto in materie che di etico non hanno nulla, in quanto riguardano la modalità con la quale i poteri dello Stato si organizzano, allora il Concordato è davvero da rivedere, rimettendo il clero al suo posto.
L’otto per mille serve a curare anime o a far politica? Ripensiamo anche a quello. Riguardo alla Chiesa Cattolica, l’Art. 48 della legge 20 marzo 1985, n. 222, che istituisce l’otto per mille, recita: Norme sugli enti e i beni ecclesiastici in Italia e per il sostentamento del clero cattolico al servizio delle diocesi.
Destinazioni: esigenze di culto della popolazione, sostentamento del clero, interventi caritativi a favore della collettività nazionale o di Paesi del terzo mondo.
Non è prevista la propaganda politica su materie che riguardano l’organizzazione dello Stato e i suoi poteri che è esclusiva competenza del Parlamento nel rispetto della Costituzione.
Se i preti usano una parte della fiscalità italiana per entrare a gamba tesa in un terreno politico e istituzionale che non è di loro competenza, togliamo loro l’8 per mille.





