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Nuovi dispacci da Washington e l’asfissia europea

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Washington e l'asfissia europea

Il realismo manifatturiero e la fine dei patti nominali

La fisica dei flussi globali accelera costantemente verso il suo epilogo ideale, lasciando le burocrazie dell’Unione Europea a recitare un copione nominale ormai privo di qualunque sostanza biologica.

Mentre le nebbie dell’ingegneria sociale e delle notizie catastrofiche si diradano di fronte alla materia pesante dei dispacci ufficiali che arrivano dai nodi strategici di Washington e Mosca, le super Potenze del pianeta hanno smesso di contare i barili virtuali sulle borse di carta e si sono seduti al tavolo dei contratti bilaterali definitivi per l’architettura di quello che sarà il post-conflitto.

Le protagoniste di questo epocale cambiamento mondiale si stanno relazionando per trasformare le dinamiche dell’impero del mondo unipolare predatorio in scambi economici bilaterali concordati tra tutte le parti in funzione di armonie multipolari.

Il faldone geopolitico che liquida l’intera narrazione sanzionatoria europea, ultimo baluardo dell’Impero a trazione unipolare, si consuma sulle rivelazioni avanzate dal portavoce del Cremlino Dmitry Peskov e da Kirill Dmitriev, capo del fondo sovrano russo RDIF.

Mosca e Washington sono stabilmente impegnate nel definire canali di cooperazione economica e commerciale reciprocamente vantaggiose.

Non è un’ipotesi accademica, è la contabilità dei rapporti di forza reali: mentre le cancellerie europee rimangono murate vive nell’asfissia fredda dei loro stessi decreti nominali, pagando il gas all’ingrosso al TTF olandese a ridosso degli 83 euro al megawattora e subendo il rischio documentato di un deficit invernale strutturale del 15%, gli Stati Uniti e la Russia stringono patti sotterranei per blindare i rispettivi mercati fisici.

La General License 135 emanata dal Tesoro americano per sbloccare flussi bancari e milioni di tonnellate di diesel russo fino al 2027, di cui abbiamo dato notizia, non era dunque un evento isolato, ma la prima tessera di un mosaico di sussistenza energetica globale che scavalca in blocco l’immobilismo di Bruxelles.

A confermare la geometrica inversione di rotta sul piano dell’economia reale ci pensano i dettagli del “Rinascimento Manifatturiero” tracciati a Washington dal consigliere economico Peter Navarro.

Il vettore MAGA applica il più cinico e lucido dei realismi industriali: riportare le catene di montaggio all’interno dei confini nazionali, azzerare la dipendenza strategica dalle forniture offshore e proteggere la sussistenza dei territori attraverso il controllo diretto della produzione.

Questo piano si salda con un altro asse fondamentale della materia pesante, ovvero l’alleanza marittima formale tra Mosca e Pechino, blindata proprio in queste ore dai vertici tra Nikolai Patrushev e il Ministro egli Esteri cinese Wang Yi.

Non parliamo di intenzioni, ma di fisica dei flussi mercantili: la fusione tra la Via della Seta Marittima cinese e il Corridoio Trans-Artico russo è operativa e punta a ridisegnare la mappa geoeconomica globale.

A provarlo sono i contratti industriali siglati dal colosso statale Rosatom e dalla compagnia cinese New Shipping Line per la costruzione congiunta di cinque navi portacontainer di classe ghiaccio per navigare tutto l’anno nell’Artico, uniti al lancio dei primi servizi regolari di navi merci operati dal vettore Sea Legend Shipping lungo la rotta del Mare del Nord, attivando quelle rotte artiche che sono da sempre lontane dai canali britannici e dando il via a collegamenti che molto probabilmente interesseranno anche gli Stati Uniti in quel programma di unione tra continenti già ipotizzato dopo la vendita dell’Alaska da parte della Russia degli Zar.

Una morsa logistica e militare reale che garantisce la protezione dei transiti da sanzioni ed escalation, spezzando il monopolio storico delle rotte e delle assicurazioni navali controllate dagli apparati finanziari di Londra per salvaguardare la navigazione e i commerci terrestri nei corridoi strategici mondiali.

Una morsa che spezza il monopolio storico delle rotte e delle assicurazioni navali controllate dagli apparati finanziari del vecchio impero di Londra.

La conclusione di questa mappa è matematica: chi controlla le materie prime, le fabbriche fisiche e le rotte commerciali detta le regole del nuovo ordine multipolare; chi rimane ancorato alle scartoffie nominali dell’ingegneria sociale asfittica europea subisce il costo del carburante a 2,30 euro alla pompa.

Di fronte a un’Europa che cade a pezzi sotto il peso della sua stessa cecità burocratica, l’Italia, per fortuna nostra, detiene la sua linea di difesa sovrana nelle 2.452 tonnellate d’oro di proprietà esclusiva dello Stato in nome del popolo, l’unico scudo di ferro monetario inattaccabile sotto le regole di Basilea 3, che garantisce stabilità sia interna che estera e deposita la garanzia reale per prossime e ormai inevitabili monete mondiali a credito.

E come ormai è diventato uno slogan di questi aggiornamenti giornalieri, la realtà ha già vinto la sua battaglia contro la messinscena virtuale.

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