Crisi strumentalizzate che si autoalimentano
Come nel 2023, nel 2024 e nel 2025, puntuale anche nel 2026 è stato proclamato lo sciopero generale contro la finanziaria.
In tutti questi casi bocciando un provvedimento che in realtà, al momento della proclamazione dello sciopero, non era ancora definito. Cosa ci sia dietro è evidente.
Non è uno stanco cliché: stavolta c’è un elemento in più da considerare.
Siamo in campagna elettorale. Dunque questo è il segnale – checché ne dicano alcuni compagni – di quello che bolle in pentola nella sinistra italiana e del ruolo che la CGIL chiede di avere nel dibattito di schieramento.
Perché è chiaro che di contenuto sindacale questa proclamazione ha ben poco. Nel confronto interno al PD, e in quello tra PD e gli altri Partiti del “campo largo”, Landini entra a gamba tesa, definisce una linea, costringe a fare i conti con un integralismo di posizioni che indirizza le decisioni.
Non so se ponga anche una sua candidatura a leader: la cosa non mi appassiona.
Contemporaneamente, la crisi è esplosa fragorosamente. Ai disagi già esistenti, alle crisi latenti si sono aggiunte le due delle guerre avviate, la continuazione di quella già in atto, la non ancora esplicita crisi finanziaria che sta montando.
Il tutto all’interno di un quadro geopolitico in mutamento di incerta definizione ma sicuramente di grande asprezza.
La protesta degli autotrasportatori si somma a quella dei lavoratori ILVA, i mugugni sui bassi livelli retributivi non sono terminati e si sommano alle conseguenze di una inflazione che nessuno riesce a controllare.
Il tutto nel clima infuocato delle contestazioni studentesche e delle derive che, in tutti e ognuno di questi casi, ha preso o sta prendendo la conduzione della protesta.
Di queste derive, quella più preoccupante è quella degli episodi che accompagnano le manifestazioni giovanili. Condivido pienamente che le motivazioni di quelle proteste non possono e non devono essere sminuite, messe in secondo piano dalla denuncia della violenza ed al suo contrasto.
I disagi denunciati sono tutti veri, tutti pesanti da sopportarsi. Bisogna rifuggire dalle strumentalizzazioni: e questo vale per entrambi gli schieramenti.
Bisogna, però, anche prendere atto che è in corso una “opposizione” (la metto tra virgolette perché bisogna capirsi sul significato da dare) globale che assume forme di sedizione. E questo termine non lo uso a cuor leggero: bisogna darsi una svegliata.
Il meccanismo che organizza la guerriglia urbana, nel caso dei giovani, è un meccanismo che ha poco a che fare con una normale espressione di dissenso.
È una vera e propria istigazione a delinquere, costruita con tecniche di propaganda e metodologie di comunicazione che di spontaneo hanno pochissimo.
Incominciando dalla fonte: i social. Ingestibili da chi non c’è dentro e soprattutto dietro, intoccabili per un falso concetto di libertà, una forma amata e mitizzata, più sofisticata dell’antico passaparola e, dunque, potentissima.
Una scientifica preparazione a moti di rivolta che non esclude momenti e aree di spontaneismo, ma le accompagnano, le utilizzano e le indirizzano.
Sto cercando di avere conferme dello spaventoso rituale in atto. E poi ne parlerò.
Mettere in relazione tra loro le posizioni di Landini, lo sciopero generale, le manifestazioni con il condimento delle violenze e la costruzione del dissenso violento, sono il primo a dirlo, sarebbe a questo punto una speculazione, di quelle che non accetto.
E lo confermo, nonostante che Landini abbia detto più volte, a partire dal novembre 2024, che « È arrivato il momento per una vera e propria rivolta sociale».
Dire che è per questo che i giovani protestano per il caro affitto, per l’edilizia scolastica a pezzi, per una didattica non adeguata e per tanto altro sarebbe profondamente offensivo e soprattutto ingiusto verso chi questi disagi denuncia.
Ma è certo che queste vicende si sommano e finiscono per intersecarsi. E possono produrre macerie: materiali e morali.
Bisogna che questo non accada. Ignorarlo sarebbe errore strategico e tattico incredibilmente grave.
Riflettiamoci un attimo e discutiamone.
Ma proviamo tutti a fermare questa deriva.





