di Giorgio Cattaneo
Anastasio Somoza esordì facendo assassinare il leader dell’opposizione, il rivoluzionario Augusto César Sandino, valoroso capo della lotta contro l’occupazione statunitense del Nicaragua. Una volta al potere, instaurò una dittatura sanguinaria e corrotta. «Sarà anche un figlio di puttana, ma è il nostro figlio di puttana». La frase, leggendaria, è attribuita a Franklin Delano Roosevelt. Secondo gli storici, in realtà, non ci sono prove che il presidente del New Deal l’abbia davvero pronunciata. Se non altro, rende benissimo l’idea: il Paese della Libertà non mancò di fornire il massimo sostegno allo squallido regime di ladri e tagliagole capeggiato dal feroce Somoza.
Anni fa, un osservatore eterodosso come Paolo Barnard proponeva una riflessione che poteva sembrare quasi banale: mai scandalizzarsi troppo, di fronte all’ovvia brutalità e al cinismo di qualsiasi impero. Quello atlantico, vincitore della lunghissima partita con l’Unione Sovietica dopo aver prima finanziato sottobanco e poi combattuto il nazismo, ha trionfato rappresentando se stesso come la vera patria del miglior sistema sociale possibile. Non deve stupire che demonizzi regolarmente gli imperi concorrenti, sconfinando anche nel grottesco: la recente criminalizzazione dell’intero popolo russo, inclusi Čajkovskij e Dostoevskij, contribuisce a scattare un autoritratto decisamente increscioso dell’attuale Occidente.
Nel paradiso delle elezioni truccate, della disinformazione e della censura dilagante, non c’è posto per insider scomodi come Julian Assange e Edward Snowden, uno finito in galera e l’altro scappato in Russia. Non deve sorprendere nemmeno il fatto che ora sia stato arrestato in Francia il fondatore di Telegram, Pavel Durov (russo, per giunta), creatore di uno spazio informativo relativamente libero, sgradito al regime post-democratico euro-atlantico che invece consente ai suoi social di azzerare impunemente qualsiasi voce disturbante. Avviene ogni giorno, in barba alle leggi che in teoria dovrebbero garantire la libertà d’espressione di cui l’Occidente ancora si vanta, fingendo di non vedere la macelleria che, da anni, ha messo fine alla possibilità di ricevere vere notizie tramite i canali tradizionali e le fonti ufficiali.
Di quale democrazia ci gloriamo – si domandava Giulietto Chiesa – se non esiste più la libertà elementare di informarsi? Sillogismo: se si racconta ogni giorno il contrario della verità, poi le “libere elezioni” diventano una barzelletta. Ieri, la “barzelletta” veniva ripetuta in mezzo a crisi finanziarie pilotate, guerre imperiali esotiche e terrorismi telecomandati.
Oggi, la casa madre ha aggiornato il repertorio delle sue meraviglie democratiche, avvicinando la guerra agli europei. Si racconta che l’ennesima provocazione, la sortita ucraina a Kursk, avesse soprattutto lo scopo di sabotare i negoziati segreti apertisi a Doha. Nel frattempo, in Medio Oriente tiene tranquillamente banco l’antica filosofia imperiale del “nostro figlio di puttana”, libero di bombardare i malvagi (e i loro bambini) e di tenere in carcere per 22 anni il leader palestinese Marwan Barghouti, pericoloso perché carismatico e soprattutto ostile al fondamentalismo (che è sempre così comodo, per i bombaroli).
Poi, che qualche clamoroso sconquasso sia oggi pienamente in corso, ai piani alti, sembra piuttosto evidente: l’arresto di Mister Telegram è avvenuto a poche ore di distanza dallo stranissimo affondamento dello yacht Bayesian, con a bordo il magnate inglese della cyber-security e il presidente della Morgan Stanley. Al netto delle indagini appena avviate, sia sulla tragedia marittima siciliana che sull’arresto di Durov, con relative imputazioni giudiziarie, il campo di battaglia pare sia quello dell’ultima frontiera delle telecomunicazioni, declinate in ogni possibile modalità. Un pianeta remoto: non insidiabile dalla politica né esplorabile dal cittadino. Come se i maggiori eventi, debitamente oscuri, restassero sempre al riparo da qualsiasi forma di democrazia, al di là delle storielle che poi gli imperi amano raccontare ai sudditi: tentando di convincerli di vivere nel migliore dei mondi possibili, al sicuro, lontano dal barbarico impero nemico.




