Home Politica estera SALVIAMO L’UE! – APPELLO PER LA RIMOZIONE DI URSULA VON DER LAYEN

SALVIAMO L’UE! – APPELLO PER LA RIMOZIONE DI URSULA VON DER LAYEN

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di Paolo Raffone
 
Mai una crisi così profonda (e visibile) si era vista a Bruxelles, recitano sconsolati i migliori veterani corrispondenti giornalisti di affari europei.
Sono sbiadite le grandi speranze riposte nella prima donna alla guida della Commissione europea, l’ex ministro della difesa della Germania oggetto di un’inconclusa indagine parlamentare, la contessa Ursula von der Leyen, al secolo nata Albrecht da una famiglia di ricchi commercianti di cotone installatisi in Stati Uniti e da un nonno famoso psicoterapeuta autore di un trattato sulla psicologia della coscienza mistica e da un padre politico cristianodemocratico che fu anche designato alto funzionario della Commissione europea. Le speranze sono sbiadite sotto i colpi di una gestione personalistica, di metodi irrituali di decisione, di imposizioni ideologiche e di principio, di opacità e faziosità dal suo inizio: dalla gestione della “guerra” al Covid-19 per interposti vaccini acquistati con procedure contestate ma secretate, all’imposizione di una irrealistica transizione green, all’introduzione nel sistema europeo di procedure per la promozione dei principi woke, agli accordi di apertura del mercato europeo agli interessi transatlantici per lo scambio dei dati, alle crociate anti-russa e anti-cinese, e al sostegno senza se e senza ma all’Ucraina del presidente Zelensky e, infine, all’Israele del primo ministro Netanyahu.
Non sorprende, quindi, che si siano dimessi, adducendo varie ragioni, pezzi da novanta della Commissione Ursula, dal primo vicepresidente esecutivo, l’olandese socialdemocratico Frans Timmermans (padre del green deal), la danese Margrethe Vestager (commissario e deus della concorrenza), la bulgara Mariya Gabriel (commissario alla ricerca), oltre a un certo numero di alti funzionari. Dopo le ennesime esternazioni personalistiche di Ursula von der Leyen in merito al “sostegno incondizionato” a Israele, non sorprende che 843 funzionari hanno sottoscritto una lettera aperta indirizzata alla presidente della Commissione denunciando la sua “apparente indifferenza dimostrata nei giorni scorsi riguardo ai massacri di civili in corso nella Striscia di Gaza”. I firmatari si dicono “sorpresi” e “rattristati” dalle “recenti azioni e posizioni infelici” prese da von der Leyen a nome dell’istituzione intera, che sembrano “dare mano libera all’accelerazione e alla legittimità di un crimine di guerra nella Striscia di Gaza”. Dopo che “la tragedia palestinese va avanti da decenni in totale impunità”, con la presidente von der Leyen che ha finora evitato ogni contatto con i palestinesi, finanche con la rappresentanza a Bruxelles della Autorità Nazionale Palestinese, concludono i funzionari che “l’Ue rischia di perdere ogni credibilità e la sua posizione di intermediario giusto, equo e umano”.
Due pesi e due misure che sono incomprensibili e mai avvallate dai governi dei paesi membri. Faziosità e prese di posizione preconcette e ideologiche che non rappresentano affatto la cultura dell’Unione europea. Nonostante gli ammonimenti e le forti frizioni con il Consiglio europeo – Charles Michel presidente, e Josep Borrell, capo della diplomazia europea – Ursula von der Leyen è convinta che “UE e US insieme plasmano il futuro” e insiste con dichiarazioni unilaterali e incendiarie, associando “Hamas al nazismo”, oppure “Putin e Hamas”, e accusando l’Iran di voler “incendiare il Medio Oriente”[1]. La sponda di sostegno della presidente von der Leyen si trova nel Parlamento europeo che lo scorso 19 ottobre ha approvato una risoluzione non vincolante (500 a favore, 21 contrari e 24 astenuti) che “condanna fermamente gli attacchi terroristici di Hamas e riconosce il diritto di Israele di difendersi nel rispetto del diritto internazionale umanitario, chiede “l’immediato rilascio di tutti gli ostaggi catturati da Hamas” e che “l’assistenza umanitaria a Gaza deve essere intensificata, garantendo al contempo che nessun fondo dell’UE finanzi direttamente o indirettamente il terrorismo”[2]. Inoltre, la risoluzione chiede che “l’intero Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche dell’Iran e l’Hezbollah libanese dovrebbero essere inclusi nella lista UE dei gruppi terroristici” e infine che ci sia “un’indagine indipendente sull’esplosione dell’ospedale Al Ahli a Gaza”. Intanto, dopo il Consiglio affari esteri di oggi in Lussemburgo, i governi dell’UE sembrano aver trovato unanimità principalmente soltanto sulla richiesta di “lasciar passare gli aiuti umanitari per la popolazione civile di Gaza”. Questo punto dovrebbe essere inserito nell’agenda, per ora provvisoria, del Consiglio europeo del 26-27 ottobre. D’altra parte, la situazione del riconoscimento formale dello Stato di Palestina (proclamato indipendente nel 1988 da Yasser Arafat, capo dell’OLP) ha raggiunto 138 riconoscimenti (sui 193 Stati membri dell’ONU) ma l’Unione europea, che pur finanzia consistentemente sia l’Autorità Nazionale Palestinese sia l’amministrazione di Gaza controllata da Hamas, non ha formalmente riconosciuto lo Stato di Palestina. Sulla questione del riconoscimento l’Europa è divisa in due. Da un lato i paesi dell’Europa orientale che lo hanno riconosciuto incluse Ucraina, Russia, Bielorussia, Serbia e Montenegro, dall’altro tutti i paesi dell’Europa occidentale che riconoscono gli uffici di rappresentanza palestinesi ma non lo Stato. La Santa Sede ha riconosciuto lo Stato di Palestina. E’ questo quadro a rendere ipocrita il richiamo alla soluzione “due popoli, due Stati” che le cancellerie europee, in assenza di una visione strategica, ripetono.
Associare, come fa Ursula von der Leyen, Israele all’Ucraina, secondo lei perché entrambe vittime di aggressione, è una sciocchezza colossale che ignora volutamente la realtà delle situazioni, la storia dei popoli che vi risiedono e finanche le relazioni diplomatiche in essere. Invece, la von der Leyen dovrebbe accostare la situazione di Israele con quella del Kosovo, altra statualità in bilico che ha ricevuto riconoscimento formale da 101 dei 193 Stati membri dell’ONU, ma la netta opposizione di Russia e Cina oltre che della Spagna, Slovacchia, Romania, Grecia e Cipro. L’accostamento regge perché entrambi Kosovo e Israele sono nati per volontà della comunità internazionale su territori che appartenevano ad altri Stati. Tuttavia, nel caso del Kosovo, da sempre contestato dalla Serbia, l’UE promuove da decenni un processo di dialogo sostenuto anche dalla costruzione dello stato di diritto in Kosovo fondato su una Costituzione molto garantista per le varie etnie e popolazioni. Israele, che non si è mai dotato di una Costituzione che garantisca l’inclusività di diritto e non de facto degli altri popoli che vi risiedono, ha ricevuto un lasciapassare permanente per sottomettere, occupare e discriminare i non ebrei. Situazione che con i governi teo-conservatori israeliani è diventata esplosiva. Confrontati a queste azioni dei governi di Israele, non solo i palestinesi ma anche molti, forse la maggioranza degli ebrei, rifiutano certi leader e le loro politiche. Nonostante ciò, l’UE ha fatto poco o nulla per prevenire la catastrofe in corso. Come gli americani, ad esempio con gli Accordi di Abramo che hanno derubricato la questione palestinese da “nazionale” ad “economica”, l’UE e i suoi Stati membri hanno pensato di risolvere la questione pagando sovvenzioni e aiuti umanitari. Delle due l’una. O l’UE ha coscientemente operato una scelta politica, oppure l’UE è guidata da inetti e incapaci che l’hanno marginalizzata nei processi politici in corso.
Purtroppo temiamo che la seconda ipotesi sia molto realistica. Tuttavia, vogliamo salvare l’Unione europea. Per farlo, la più divisiva presidenza della Commissione europea dovrebbe fare un passo indietro. Alternativamente, i governi degli Stati membri – sul Parlamento europeo non si può fare affidamento – dovrebbero costringere Ursula von der Leyen a dimettersi con anticipo sulla naturale scadenza. La voce dei cittadini europei è essenziale.
E’ mai possibile che mentre i cittadini europei sono trattati da imbecilli dalla von der Leyen, si debba aspettare che l’ex capo dei servizi segreti sauditi dica ciò che l’UE non sa né pensare né dire?
Leggere per credere. Cercate le differenze con le ipocrisie e sciocchezze europee.  
Segue una traduzione sommaria di un’intervista pubblicata dal Jerusalem Post a Turki al-Faisal[3].
“Non ci sono eroi nella guerra tra Israele e Hamas, solo vittime”. L’ex ambasciatore saudita ha detto che l’attacco di Hamas contro i civili israeliani “smentisce le affermazioni di Hamas di un’identità islamica”.
L’ex capo della presidenza dell’intelligence generale dell’Arabia Saudita ed ex ambasciatore saudita negli Stati Uniti Turki al-Faisal ha condannato sia Hamas che Israele in un discorso di martedì, affermando che Hamas ha commesso atti proibiti dall’Islam e che Israele sta bombardando “indiscriminatamente” i civili a Gaza.
“Non ci sono eroi in questo conflitto, solo vittime”, ha detto Faisal in un discorso a una conferenza ospitata dal Baker Institute for Public Policy della Rice University.
“Tutte le persone occupate militarmente hanno il diritto di resistere alla loro occupazione, anche militarmente”, ha detto Faisal, sottolineando tuttavia che “non sostengo l’opzione militare in Palestina. Preferisco l’altra opzione: l’insurrezione civile e la disobbedienza. Ha abbattuto l’Impero Britannico in India e l’Impero Sovietico nell’Europa dell’Est”.
“Israele ha una schiacciante superiorità militare e vediamo davanti ai nostri occhi la devastazione e l’oblio che sta portando alla gente di Gaza”.
L’ex funzionario saudita ha condannato l’assalto di Hamas al sud di Israele, dicendo: “Condanno categoricamente il fatto che Hamas abbia preso di mira obiettivi civili di qualsiasi età o sesso, come è accusato. Tale presa di mira smentisce le pretese di Hamas di avere un’identità islamica. C’è un’ingiunzione islamica contro l’uccisione di bambini, donne e anziani innocenti. L’ingiunzione è anche contro la profanazione dei luoghi di culto”.
Faisal ha continuato a condannare sia Hamas che il governo israeliano, dicendo: “Condanno anche il fatto che Hamas abbia regalato il terreno morale più alto a un governo israeliano che è universalmente evitato, anche da metà dell’opinione pubblica israeliana, come fascista, miscredente e ripugnante. Condanno Hamas per aver dato a questo orribile governo la scusa per fare pulizia etnica a Gaza dai suoi cittadini e bombardarli fino all’oblio”.
L’ex ambasciatore saudita ha inoltre fatto riferimento agli sforzi per raggiungere una soluzione pacifica al conflitto israelo-palestinese, apparentemente come parte degli sforzi per raggiungere un accordo di normalizzazione con Israele. “Condanno Hamas per aver ulteriormente indebolito l’Autorità Palestinese come ha fatto Israele. Condanno Hamas per aver sabotato il tentativo dell’Arabia Saudita di raggiungere una soluzione pacifica alla difficile situazione del popolo palestinese, ma allo stesso modo condanno il bombardamento indiscriminato da parte di Israele di civili palestinesi innocenti a Gaza e il tentativo di cacciarli con la forza nel Sinai. Condanno le uccisioni mirate israeliane e l’arresto indiscriminato di bambini, donne e uomini palestinesi in Cisgiordania. Due torti non fanno una ragione”.
Ex funzionario saudita afferma che le azioni di Israele nei confronti dei palestinesi hanno “provocato” l’attacco di Hamas
“Ho sentito una frase ripetuta nei media americani: attacco non provocato. Quale provocazione più grande è necessaria per renderla provocata di ciò che Israele ha fatto al popolo palestinese per tre quarti di secolo?
Faisal ha elencato una serie di denunce contro Israele, tra cui le visite ebraiche al Monte del Tempio e agli insediamenti in Cisgiordania. L’ex ambasciatore saudita ha inoltre accusato Israele di tenere i palestinesi “in campi di concentramento senza ricorrere a un giusto processo”.
Faisal ha fatto riferimento anche al ruolo del Qatar nel conflitto tra Israele e Hamas, dicendo: “Condanno Israele per aver incanalato denaro del Qatar verso Hamas, il gruppo terroristico come definito da Israele”.
Faysal ha sottolineato che l’Iniziativa di pace araba è “l’unica alternativa praticabile a questo bagno di sangue. Israele dovrebbe impadronirsene con tutta la sua potenza politica, economica e militare. Simile alla debacle americana in Vietnam, Israele ha appena subito la sua “offensiva del Tet”.
L’ex ambasciatore ha paragonato la guerra attuale alla guerra del Vietnam, dicendo che le perdite degli Stati Uniti nel loro coinvolgimento nella guerra del Vietnam hanno portato l’allora presidente Lyndon B. Johnson a non candidarsi per la rielezione. “Se [il primo ministro Benjamin] Netanyahu si dimetterà, dovremo aspettare e vedere”.
Durante il discorso, Faisal ha anche affermato che la guerra dello Yom Kippur “non è stata un attacco arabo a Israele, ma un contrattacco arabo all’aggressione israeliana del 1967”. Il primo ha affermato che sono stati fatti innumerevoli sforzi per convincere Israele a ritirarsi entro i confini del 1948 prima della guerra del 1973, compresa la promessa di forniture di petrolio agli Stati Uniti.
Faisal: Non ho mai visto Netanyahu come un uomo di pace
In un’intervista con il giornalista Hadley Gamble, quando gli è stato chiesto se credeva che la pace potesse mai essere raggiunta mentre Netanyahu è in carica, Faisal ha risposto: “Non l’ho mai visto come un uomo di pace, quindi non lo so”.
“Ha subito la più grande sconfitta della sua carriera a causa delle azioni di Hamas oltre il confine con Gaza. Riuscirà a sopravvivere, il popolo israeliano gli permetterà di sopravvivere come primo ministro e non lo richiamerà all’ordine e lo interrogherà e si sbarazzerà di lui a causa di questo terribile fallimento che è il risultato della sua politica?”
Faisal ha aggiunto che il sostegno del Qatar ad Hamas è “preoccupante”.
“Le attività di Hamas contro il popolo palestinese [sono] ben documentate, come hanno trattato l’Autorità Palestinese quando hanno preso il potere a Gaza nel 2006. Come ho detto, non sono amico di Hamas. Chiunque fornisca loro sostegno dovrebbe essere chiamato a risponderne.    
 
[1] https://www.politico.eu/article/von-der-leyen-doubles-down-on-pro-israel-stance-lashes-out-at-iran/
[2] https://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20231013IPR07136/il-pe-condanna-l-attacco-di-hamas-a-israele-e-chiede-una-pausa-umanitaria#:~:text=Nella%20risoluzione%2C%20non%20vincolante%2C%20approvata,terroristica%20Hamas%20deve%20essere%20eliminata%22.
[3] https://www.jpost.com/middle-east/article-769308

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  • Redazione

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