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RUSSIA: QUELLO CHE L’OCCIDENTE NON HA MAI VOLUTO CAPIRE

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di Bruno Chiavazzo

E’ davvero strano che a ricordare ai russi e agli occidentali quello che davvero è andato storto in Russia, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, sia un uomo rinchiuso in un carcere di massima sicurezza, Alexey Navalny, che è riuscito a far avere al mondo esterno un suo scritto definito: “una confessione di paura e odio” verso coloro che hanno “venduto, bevuto, dilapidato l’opportunità storica che il nostro Paese aveva negli anni ‘90”.

Lo scritto di Navalny è stato diffuso in Italia dalla giornalista russa Anna Zafesova che collabora con alcuni media italiani. Tutto nasce, secondo Navalny, il 4 ottobre 1993, quando Boris Eltsin ordinò di prendere a cannonate il Parlamento che aveva sciolto, nonostante la legge non glielo permettesse, per poi rifondare la Russia post sovietica con una Costituzione che gli conferiva poteri da monarca. Tutto il resto – dal 9 agosto 1999, quando Eltsin presentò Vladimir Putin come nuovo premier e suo “delfino” prescelto, al 24 febbraio 2022 – in cui il presidente russo lanciò bombe sulle città ucraine – è stato la conseguenza di quel giorno, in cui il Cremlino decise che il potere in Russia non avrebbe mai potuto venire trasferito per mezzo delle elezioni, meno che mai nelle mani di una opposizione.

L’avvento di Putin al potere fu salutato dall’Occidente, da George Bush a Bill Clinton alla Merkel, passando per Silvio Berlusconi, come l’inizio di un cammino di riforme e di avvicinamento alle democrazie liberali europee, per poi, negli ultimi 18 mesi a battersi il petto per non aver capito fino in fondo che Putin fosse il principale cattivo e non “l’autocrate moderato”.

Ma, come ricorda il prigioniero Alexey Navalny: “Se esiste davvero una responsabilità dell’Occidente, consiste non nell’aver «ferito l’orgoglio» nazionalista russo, ma nell’aver chiuso gli occhi su una Russia sempre più corrotta e autoritaria, mentre faceva pressioni sull’Ucraina, forse perché non temeva di «umiliarla»”. E, ancora: “Nelle elezioni del 1996 Eltsin aveva vinto grazie ai brogli, ai soldi degli oligarchi, alla censura nei media sul suo stato fisico e mentale.

Il fatto che dall’altra parte ci fosse un comunista stalinista come Gennady Ziuganov (tuttora un pilastro del putinismo) non giustifica il peccato originale. Il brevetto della cleptocrazia inamovibile spartita tra oligarchi e baroni regionali, delle elezioni dall’esito scontato e perfino delle guerre alle ex colonie venne depositato allora”. Prima o poi la guerra finirà e, sicuramente, coinciderà con un “regime change” al Cremlino, stiamo attenti questa volta che il sogno di un “dittatore buono” potrebbe ripresentarsi come pericolosa tentazione.

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  • Redazione

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