
di Vito Schepisi
La sinistra italiana piange. Piange sempre, quando non ha la gestione del potere.
Incapace d’un solo provvedimento di tutela per la sicurezza e per la crescita del Paese, frigna, e si sente, se per la tutela dei cittadini, e per governare l’emergenza in un territorio in cui la gestione ha carattere assolutamente monopolistico, si sceglie una persona per bene, ed anche fuori dalla politica, come è stato per l’alluvione in Romagna con la nomina del Generale Figliuolo.
La sinistra italiana non ha nessuna considerazione per i diritti della stragrande maggioranza dei cittadini.
L’unica cosa che conta per la sinistra italiana è la gestione del potere.
Si potranno definire e chiamare come vogliono o come vorranno (ne hanno cambiati di nomi!), ma la natura è sempre quella d’una atipica impresa di collocazione: per l’impiego delle risorse pubbliche; per la distribuzione degli appalti; per la gestione politico-elettorale del Territorio.
Ed anche quella parte della sinistra che non ha una vera matrice ideologica marxista, quella che per vezzo si definisce progressista e liberale e per ipocrisia politicamente corretta (anzi “politically correct”, perché per la nostra sinistra il cedimento anglofono fa più “in”), s’è adeguata ai due capisaldi del metodo marxista-leninista: quello della parcellizzazione degli utili idioti e quello del “tanto peggio, tanto meglio”.
La sinistra in Italia nutre fastidio per coloro che pensano di voler vivere una vita normale fatta di famiglia, figli, lavoro, sicurezza, scelte private, tutele sociali, fluido accesso alle iniziative imprenditoriali, facilitazione burocratica, servizi all’altezza d’una società civile, scuole che non siano covi di vipere ideologiche, ma libere, pluraliste, moderne ed evolute per la cultura e la formazione dei giovani.
La sinistra italiana soffre (e mostra tanto nervosismo e rancore) se non gestisce e non distribuisce nomine, incarichi, soldi ed appalti da affidare agli amici e compagni (prima c’erano solo i “compagni” ora per apparire meno integralisti ci sono anche gli amici).
La sinistra ha un’abilità straordinaria nel disperdere risorse pubbliche che, se non recano un solo vantaggio alle comunità, ne distribuiscono molti (di vantaggi) alle clientele, ai ruffiani che cantano i loro meriti ed alle lobbies dei colletti bianchi che ne supportano l’indispensabilità.
C’è, infatti, una rete che percorre come una spina dorsale tutta la penisola ove, invece dei bisogni e della opportunità degli investimenti, per adeguarli alle esigenze di crescita e di sviluppo dei territori, prevale l’odore del business.
Concetti come compatibilità, necessità, priorità cedono il passo a quelli del calcolo, del ritorno in termini di controllo e di gestione dei flussi di danaro, dei compensi da incassare, dei posti di lavoro da assegnare ad amici, compagni e parenti, degli incarichi professionali ai professionisti parcellati che, invece di farsi conoscere per responsabilità, ingegno e qualità, fanno anticamera dinanzi alle porte del potere per medicare un incarico.
L’esercizio smanioso e smodato del potere, però, è il peggiore dei vizi del genere umano.
E se mafia e fascismo mantengono nell’immaginario collettivo i loro significati turpi e negativi, la sinistra – che pure appare impegnata in una sorta d’esorcismo per annientare l’una e l’altro – sembra che s’adegui invece a gestirli.
Si è saputo che il Governo ha chiesto alla Regione Emilia e Romagna, senza avere riposta, la documentazione sugli interventi di cura e di manutenzione, la cui carenza sembra che sia alla base della moltiplicazione dei danni della recente alluvione.
«Non le sfuggirà che se avessimo voluto rispondere ad una inutile polemica politica – ha scritto infatti Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni a Bonaccini – avremmo potuto insistere sulla richiesta d’acquisire i dati relativi alla cura e manutenzione di questo territorio».
Questi dati però, sostiene Giorgia Meloni non risultano ancora forniti dalla Regione per quanto, invece “si rendono comunque indispensabili per verificare quale fosse la situazione di cura e sicurezza idrogeologica prima dell’alluvione».
Ed è stata anche smentita l’uscita vittimistica del rancoroso Presidente, il cui mancato incarico di Commissario gli sta molto stretto, sulla mancata erogazione di risorse economiche alla Romagna. Bonaccini ha ricevuto direttamente dal Presidente Meloni un dettaglio delle risorse già erogate per gli interventi di ristoro per i privati e per le aziende che hanno avuto ingenti danni.
Tutto questo anche in mancanza della documentazione richiesta dal Governo alla Regione.
Mettere in atto una propaganda astiosa, perché contrariato per non aver ricevuto la nomina di commissario per la ricostruzione in Romagna, affidata invece al Generale Figliuolo, dà ragione alla scelta del Governo di rivolgersi a persona affidabile.





