
di Silvano Danesi
Una vecchia regola della cucina sostiene che la frittata, per essere cotta come si deve, ad un certo punto va girata.
La stessa regola vale anche per le narrazioni propagandistiche, perché la frittata, cotta solo da una parte, può risultare immangiabile.
Veniamo ai fatti.
Sabato, dopo che le agenzie avevano battuto la notizia che il leader della Wagner Yevgeny Prigozhin stava marciando su Mosca, si sono registrate le grida di giubilo per la fine dell’odiato Putin per mano del capo di un esercito di mercenari, in gran parte formato da ex galeotti. Si è perfino parlato di guerra civile e di fine del regime moscovita.
Zelenski si è lanciato nel dire che nell’ora fatale della massima debolezza russa si poteva sferrare il colpo decisivo di una controffensiva che fino a sabato era sostanzialmente fallita.
Mancava la ola e c’era tutto.
Poi sono arrivate le preoccupazioni delle cancellerie occidentali, le stesse che fino a sabato narravano la storia che era necessario cacciare Putin, le quali si erano improvvisamente rese conto che il dopo Putin poteva essere un dopo gestito dai falchi o, addirittura, dai mercenari, i quali avrebbero avuto in mano le seimila testate nucleari che la Russia ha nei suoi arsenali.
Improvvisamente il cattivissimo Putin è diventato il custode della stabilità.
La frittata, girata, ha fatto diventare il falco una colomba e la speranza nella sua destituzione si è girata nella speranza della sua permanenza al Cremlino.
Chiunque abbia messo in atto l’operazione “Marcia su Mosca” ha ottenuto il risultato di consolidare Putin come interlocutore capace di tenere a freno i falchi.
Comunque vada ora gli USA e Kiev dovranno trattare con lui.
Chi ha organizzato la frittata?
Difficile dirlo, anche se l’Intelligence americana era a conoscenza del fatto che Wagner stesse pianificando un’insurrezione.
Lo scrive Kyiv Independent citando il Washington Post. “Le agenzie di intelligence statunitensi sapevano che il leader del Gruppo Wagner, Yevgeny Prigozhin, stava pianificando una rivolta contro l’establishment militare russo da meta’ giugno”.
Se sapevano, gatta ci cova.
Ieri sui vari giornali, che si basavano sulle notizie di sabato, si sono lette narrazioni che volevano vincente il leader della Wagner, il quale aveva imposto le sue condizioni al debole Putin e ottenuto la testa dei vertici militari russi.
Girare la frittata prima di mangiarla è obbligatorio.
Ieri, guarda caso, si è appreso che l’accordo negoziato da Lukashenko eliminerà molto probabilmente il Gruppo Wagner come attore indipendente guidato da Prigozhin nella sua forma attuale, anche se alcuni elementi dell’organizzazione potrebbero sopravvivere. A scrivere la notizia è l’autorevole Institute for the Study of War.
L’accordo di Lukashenko, in particolare, toglie a Prigozhin il controllo del Gruppo Wagner in cambio della caduta delle accuse di insurrezione. L’accordo, se eseguito secondo le indicazioni di Peskov, subordinerà una parte del Gruppo Wagner al Ministero della Difesa russo, come auspicato da tempo dal Ministro della Difesa Shoigu. Tuttavia, non è chiaro, continua il think tank americano, come il Cremlino definirà il personale Wagner che non ha partecipato alla ribellione e l’annuncio di Peskov non specifica il destino del personale Wagner che ha partecipato, oltre a ricevere la grazia. Non è chiaro se le forze Wagner collaboreranno volentieri alla loro integrazione nel Ministero della Difesa russo o se le Forze Armate russe presteranno volentieri servizio al fianco del personale del Gruppo Wagner in futuro. La posizione di Putin su Shoigu e Gerasimov rimane al momento poco chiara e Peskov ha precisato che qualsiasi rimpasto militare è prerogativa esclusiva di Putin e non è stato “quasi” discusso durante i negoziati.
In buona sostanza, l’arbitro di tutte le partite in corso rimane Putin.
Andrea Cucco, su Analisi Difesa, ipotizza una “magistrale trappola”.
Come è dunque possibile – scrive Cucco – che Prigozhin, fedele creatura di Putin (presidente cresciuto durante la guerra fredda alla scuola del KGB), possa per mesi e mesi aver sfidato pubblicamente il Cremlino senza conseguenze? Semplicemente impossibile! Nella migliore delle ipotesi un balbico “incidente” sarebbe accaduto da tempo, nella peggiore un colpo di pistola alla nuca avrebbe riportato il dissidente alla ragione. Ricordiamo tutti il trattamento riservato ad ex spie od oppositori russi all’estero negli ultimi decenni? Ebbene, a quanto si legge, le intemperanze del capo della Wagner avrebbero portato ora a scontri diretti con l’esercito regolare, alla conquista della città di Rostov (logisticamente chiave per il conflitto ucraino) ed addirittura ad una “marcia su Mosca”. Foto e video sembrerebbero confermare questa rappresentazione della realtà. Non i numeri! Poche decine di migliaia di uomini conquistano mezzo quartiere di Mosca, non la capitale della Russia”.
“Spero di sbagliarmi – aggiunge Cucco – ma a breve potremmo vedere in atto una manovra che verrà riportata sui libri di storia, frutto della celebre “maskirovka” (inganno) russa: far pensare all’avversario che non si abbia più la capacità o la volontà di condurre la guerra, che sia in atto una rivolta o addirittura una “guerra civile”… proprio quando si sta per sferrare un attacco senza precedenti!”.
Possibile?
Forse si, ma per ora un risultato è stato raggiunto: le cancellerie occidentali hanno pregato affinché Putin non fosse defenestrato, perché chi poteva arrivare dopo di lui poteva essere un falco peggio di lui o addirittura un mercenario irresponsabile.
Ora con l’autocrate di Mosca è d’obbligo trattare. L’idea di sostituirlo è fallita.





