
Zelensky dice “Non cederemo la nostra terra alla Russia”. La Russia ribatte: “Quella non è la vostra terra, è Russia”. Ma come stanno le cose da un punto di vista storico geografico? Chi ha ragione?
Le zone del Donbas erano chiamate fino all’Ottocento Dyke Pole, “campi selvaggi”. Erano zone interessate al nomadismo (o seminomadismo) cosacco, fondamentalmente disabitate e vi si poteva trovare qua e là qualche russo, qualche ucraino, qualche greco, e qualche serbo.
Di quella terra non interessava niente a nessuno erano “in the middle of nowhere” all’interno dello sterminato impero russo. D’altronde questa non era una cosa strana per l’Impero dello Zar perché tranne le zone storiche più popolose per il resto era tutto così, pensate alla Siberia.
Nell’Ottocento ci fu la rivoluzione industriale e servivano acciaio e carbone. Questa zona allora, già sotto lo zar divenne un centro di industria carbonifera e metallurgica. L’industria metallurgica vi nacque per merito di un inglese, anzi più esattamente di un gallese, tale Hughes, che si vide dedicata la città di Yuzovka, ora Donetsk.
Ci fu poi l’immigrazione industriale, all’interno dell’impero russo, dalle più vicine zone dell’Ucraina e della Russia. Con la Rivoluzione d’ottobre, i bolscevichi locali proclamarono la Repubblica Sovietica del Donek-Krivoj Rog. Qui però entra in scena Lenin. Lenin vuole un’unione sovietica anti-imperialista come libera unione delle varie etnie che componevano l’Impero Russo. Quindi cerca di venire incontro al nazionalismo Ucraino. Ma allo stesso tempo il partito era anche preoccupato da un eccessivo nazionalismo Ucraino che avrebbe potuto sfociare nel separatismo. Quindi decisero di accorpare il Donbas alla Repubblica Sovietica Ucraina in modo che la parte Orientale potesse controbilanciare le spinte autonomiste della parte Occidentale. È la teoria della bilancia o dell’altalena, solo che era già prevedibile che sotto una forte pressione quella tavola invece di tenere tutti in equilibrio, si sarebbe potuta spezzare. Cosa che infine è accaduta. Dal punto di vista etnico non è vero però che il Donbas fosse tutto russo. La prevalenza russa era di tipo culturale non di tipo strettamente etnico. Etnicamente il Donbas è spaccato in due con una chiara prevalenza ucraina. Nel 1933 il Donbas fu duramente colpito dalla carestia, così dopo Stalin mandò altri russi a ripopolare le campagne. Ma la regione etnicamente rimase comunque divisa a metà. Nel referendum del 1991 comunque l’80% circa della popolazione votò per l’indipendenza dell’Ucraina. Ancora la tavola dell’altalena teneva e si è mossa come un sol corpo. L’Ucraina sembrava destinata a diventare il tipico stato cuscinetto. Ma gli USA hanno voluto forzare la situazione con le rivoluzioni colorate, la prima quella arancione, poi screditatasi per la corruzione, e poi con Euromaidan fatta con l’aiuto dei nazionalisti fascisti, che infine ha provocato la rottura della tavola dell’altalena.
Tutta questa storia evidenzia solo come tutte e due le narrazioni nazionaliste ucraina e russa siano false e siano il frutto dell’invenzione della tradizione, siano cioè delle comunità immaginate. Questo evidenzia anche come gli USA abbiano spregiudicatemente rotto un delicato equilibrio che consentiva l’unione dell’Ucraina. Questa rottura ha cambiato l’identità dell’Ucraina intera, riproponendo la contrapposizione premoderna tra Rutenia a Occidente e Aree orientali più o meno russe.
Ricomporre questo disastro geopolitico non sarà semplice, ma anche l’idea dell’annessione russa forse porta un’area industrializzata nei confini russi, ma da un punto di vista di attriti geopolitici, spostare più avanti il confine, avendo al di là l’UE o peggio la NATO non risolve il problema della necessità di uno stato cuscinetto. E anche se i russi riuscissero ad avere consegnate su un piatto d’argento il Donetsk, che non hanno ancora completamente conquistato militarmente, e avessero la neutralità dell’Ucraina, questa non sarebbe altro che una situazione temporanea, dato che il passaggio dell’Ucraina nella NATO avverrebbe semplicemente con la prossima presidenza dem degli USA. Questa storia è ahimè destinata a continuare.





