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ISRAELE IPOTESI DI MOSTRIFICAZIONE

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di Alessandro Palumbo*

L’8 ottobre 2023, il giorno dopo l’orribile pogrom da parte dei militanti di Hamas e di parte della popolazione di Gaza nei confronti di migliaia di civili trucidati in maniera orribile e che vede ancora oggi ostaggi civili in condizioni orribili (con la Croce Rossa che non ha mai chiesto di visitarli), Paolo Mieli disse “vedrete che la pietà durerà una settimana e poi torneremo ad attaccare Israele”, mai frase fu più profetica, da due anni è in corso una mostrificazione di Israele che è penetrata profondamente nella quotidianità, una mostrificazione che colpisce anche le comunità ebraiche della diaspora.

La mostrificazione si nutre di false notizie, di ignoranza, di un tradizionale e mai sopito del tutto antisemitismo derivato da secoli di persecuzioni, da recente odio antioccidentale che identifica Israele come un avamposto occidentale erede del vecchio colonialismo-

Proviamo a ricostruire la storia, anche se in questo momento è fuori moda e forse anche pericoloso.

La terra dove si svolge l’attuale catastrofe è storicamente terra di Giudea, Samaria e terra dei Filistei, fu chiamata Palestina, da Filistei, dai romani dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme e ciò in sfregio agli ebrei, nemici dei Filistei.

Uno stato palestinese non è mai esistito, nell’800 era parte dell’impero ottomano e vi vivevano ebrei, arabi, cristiani, circassi, drusi.

Da sempre gli ebrei cantano l’anno prossimo a Gerusalemme il giorno di Pesach, ma la spinta forte per avere un proprio stato non è nato con l’olocausto, ma dopo il caso Dreyfuss, quando si prese atto che anche nella civile Europa le persecuzioni contro gli ebrei e l’antisemitismo prosperava; e quando una delle potenze vincitrici della prima guerra mondiale fu incaricata dalla società delle nazioni di decolonizzare quella zona ci fu la famosa dichiarazione Balfour che concedeva agli ebrei un focolare nazionale .  L’ipotesi era di lasciare agli arabi la stragrande maggioranza della terra e un lembo alla popolazione ebraica, mentre dal canto loro i francesi pensavano ad un lembo di terra anche per i cristiani (il Libano), Israele quindi non è uno Stato coloniale, ma uno Stato che nasce con la decolonizzazione.

Fino al 1967 Gaza e la Cisgiordania erano rispettivamente territorio egiziano e giordano, e fino a quella data si parlava di arabi e ebrei, e quando si parlava di palestinesi si intendevano gli ebrei.

La causa palestinese fu inventata in Unione Sovietica dopo il 1967 nell’ambito della guerra fredda, fu una operazione del KGB, come ormai è dimostrato.

Dopo il trattato di Oslo che vedeva un accordo tra leadership palestinese e israeliana Israele ha presentato sette  piani di pace, tutti rifiutati dalla controparte fino all’ultimo di Barak che concedeva praticamente tutto.

Nel mentre continuavano gli attentati devastanti in Israele. Nel frattempo Israele ha lasciato i Sinai all’Egitto dopo il trattato di pace sgomberando le proprie “colonie”, ha lasciato Gaza nel 2005 sgomberando anche in quella occasione le proprie colonie e lasciando serre e strutture subito distrutte dai palestinesi.

Un anno dopo Hamas si è impadronita di Gaza massacrando i rappresentanti dell’ANP.

I palestinesi affiliati ad Hamas non hanno mai accettato la proposta due popoli due stai, ma hanno sempre voluto la distruzione di Israele, dal 2005 hanno sparato su Israele 50.000 razzi.

Tutto questo per amore di verità, grande sconosciuta in questa fase, ci sarebbe molto altro da dire.

Ma tutto questo serve a giustificare Israele nella sua guerra a Gaza? No, ma ripristinare la verità  è necessario.

Purtroppo in Israele fino a qualche anno fa la parola d’ordine era pace, ora è sicurezza, divenuta ancora più forte dopo il 7 ottobre.

La situazione vede un mondo arabo alla ricerca di una soluzione, nella convinzione della necessità di una pace e di una convivenza, sino alla  fondamentale dichiarazione di pochi giorni fa della Lega Araba che chiede ad Hamas di deporre le armi e di lasciare Gaza,(dichiarazione quasi ignorata dai media) questo mentre nel frattempo nel mondo occidentale si assiste a un linciaggio mediatico di Israele, che rischia di diventare anche fisico nei confronti di ebrei e israeliani, con boicottaggi accademici (mai proposti nei confronti di Iran e Corea del Nord) manifestazioni che si accodano alla propaganda di Hamas con slogan dal fiume al mare che significa distruzione di Israele. Una sorta di impazzimento collettivo che evidentemente ha risvegliato quei sentimenti di odio antiebraico che la cultura prima cattolica e poi comunista hanno seminato nei secoli.

La responsabilità di Netanyahu è enorme, nel suo tentativo, comune a tutte le destre di trasformare in senso autoritario lo Stato, nell’aver boicottato la pace, nell’aver creduto che una guerra a bassa intensità potesse garantire la sua leadership, dopo il 7 ottobre di aver iniziato una guerra urbana, senza avere alcuna strategia per il futuro, di continuare una guerra ampiamente persa, giacchè Hamas ha vinto nella propaganda, soprattutto ha responsabilità nell’aver imbarcato nel suo governo forze fasciste e messianiche che spingono per soluzioni fuori dal perimetro delle coscienze.

La soluzione di due popoli e due stati rimane la prospettiva finale, oggi irrealizzabile, è necessario che gli Stati Arabi diano gambe alla loro dichiarazioni rendendosi disponibili ad una gestione dell’interregno che deve vedere la ricostruzione di Gaza e l’avvio di un processo per una classe dirigente locale che voglia convivere con Israele, in Cisgiordania la situazione è più complicata, L’ANP è completamente screditata, i coloni sono incitati dagli estremisti israeliani, è indispensabile che Israele cambi la propria leadership e avvii  un processo di collaborazione con le autorità locali prima che sia troppo tardi.

Il governo Netanyahu si regge su un solo voto e la ragionevolezza in Israele non è solo delle forze di sinistra, ma anche nelle forze di destra tradizionali, un cambio di governo che ripristini la credibilità internazionale è indispensabile.

La situazione è drammatica e l’Europa con le sue posizioni antiisraeliane ha perso ogni ruolo nel Medio Oriente. Al momento le sorti future sono nelle mani di Israele e dei paesi Arabi.

Una collaborazione futura tra i due Stati con una forte integrazione nella gestione delle acque, dell’agricoltura, della tecnologia, secondo il sogno di Peres, sarebbe di guadagno per tuti gli attori.

Rimane sullo sfondo la teocrazia iraniana che è il grande burattinaio che vuole far esplodere il Medio Oriente mentre impicca e arresta la sua migliore gioventù, ma è un altro discorso, perché sembra sempre di più che l’obiettivo dell’Occidente sia quello di tornare a fare affari.

In Israele per poter essere realista devi credere nei miracoli

Davide Ben Gurion

https://lagiustizia.net/non-mostrificare-israele/

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