RAI, SE NA VA CARLO FUERTES, ORA È NECESSARIO ABOLIRE IL CANONE

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    Carlo Fuortes, amministratore delegato della Rai dal luglio del 2021, ha comunicato le sue dimissioni al Ministro dell’Economia e delle Finanze.

    Si apre così una nuova stagione per l’emittente pubblica, che ha mostrato, in questi anni, tutti i suoi limiti e, soprattutto, un allineamento supino alle narrazioni mainstream.

    Al di là di cosa accadrà nei prossimi giorni e del ribaltone che si annuncia, rimane il fatto che è ora di abolire il canone.

    Non è più possibile che i cittadini paghino un servizio pubblico che si è dimostrato semplicemente un insieme di reti lottizzate dai partiti e dagli schieramenti, sempre più inguardabile.

    Sulla decisione, Fuortes ha affermato, tra l’altro:”Da decenni lavoro nell’amministrazione pubblica e ho sempre agito nell’interesse delle istituzioni che ho guidato, privilegiando il beneficio generale della collettività rispetto a convenienze di parte. Nel primo anno di lavoro del nuovo Consiglio di Amministrazione con il governo Draghi il Cda ha raggiunto grandi risultati per l’Azienda”. Ma, spiega ancora,” Dall’inizio del 2023 sulla carica da me ricoperta e sulla mia persona si è aperto uno scontro politico che contribuisce a indebolire la Rai e il Servizio pubblico. Allo stesso tempo ho registrato all’interno del Consiglio di amministrazione della Rai il venir meno dell’atteggiamento costruttivo che lo aveva caratterizzato, indispensabile alla gestione della prima azienda culturale italiana. Ciò minaccia di fatto di paralizzarla, non mettendola in grado di rispondere agli obblighi e alle scadenze della programmazione aziendale con il rischio di rendere impossibile affrontare le grandi sfide del futuro della Rai. Il CdA deve deliberare, nelle prossime settimane, i programmi dei nuovi palinsesti ed è un dato di fatto che non ci sono più le condizioni per proseguire nel progetto editoriale di rinnovamento che avevamo intrapreso nel 2021. Non posso, pur di arrivare all’approvazione in CdA dei nuovi piani di produzione, accettare il compromesso di condividere cambiamenti – sebbene ovviamente legittimi – di linea editoriale e una programmazione che non considero nell’interesse della Rai. Ho sempre ritenuto la libertà delle scelte e dell’operato di un amministratore un elemento imprescindibile dell’etica di un’azienda pubblica. Il mio futuro professionale – di cui si è molto discusso sui giornali in questi giorni, non sempre a proposito – è di nessuna importanza di fronte a queste ragioni e non può costituire oggetto di trattativa. Prendo dunque atto che non ci sono più le condizioni per proseguire il mio lavoro di amministratore delegato”.

    “Sua libera scelta”: così il ministro delle infrastrutture, Matteo Salvini, ha commentato le dimissioni. “Il servizio pubblico – ha aggiunto il ministro – ha ampi margini di miglioramento e ha tante professionalità non sempre utilizzate al meglio che possano garantire questo miglioramento. Come Lega sul modello di quanto avviene in altri Paesi europei abbiamo già depositato una iniziativa di legge che prevede, entro la fine di questa legislatura, il fatto che la televisione pubblica non sia più a carico dei cittadini, perché in altri Paesi europei i canali pubblici si sostengono senza gravare sulle bollette”.

    Parlano di golpe i parlamentari dell’Alleanza Verdi e Sinistra Angelo Bonelli e Peppe De Cristofaro, componenti della Vigilanza Rai: “Con le dimissioni di Fuortes la maggioranza si appresta, con un vero e proprio golpe, ad occupare la più grande azienda culturale del Paese”.

    Gli esponenti del Movimento 5 Stelle in commissione di Vigilanza Rai hanno commentato non certo benevolmente: “Prendiamo atto delle dimissioni dell’amministratore delegato della Rai Carlo Fuortes, la cui gestione del servizio pubblico è stata deficitaria sotto molti aspetti. È chiaro che a questo punto si pone come ancora più urgente un rilancio del servizio pubblico, alla luce della paralisi denunciata dallo stesso Fuortes. Al tempo stesso però si pongono come doverosi alcuni interrogativi, a cui lo stesso ad dimissionario avrebbe il dovere di rispondere. A cosa fa riferimento, esattamente, quando parla di cambiamenti di linea editoriale e di una programmazione che non considera nell’interesse dell’azienda? Chiediamo a Fuortes di spiegare tutto nel dettaglio davanti alla commissione di Vigilanza davanti alla quale è stato convocato in audizione per la prossima settimana”.

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    • Redazione

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