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QUI RADIO LONDRA: “LA NEBBIA A GL’IRTI COLLI PIOVIGGINANDO SALE”

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Dum dum dum dum – Dum dum dum dum – Qui Radio Londra: “La nebbia a gl’irti colli
piovigginando sale”. Decodifica. Il cattocomunismo è finito. Il premierato va bene perché riequilibra i poteri progressivamente aumentati del Colle.

Dum dum dum dum – Dum dum dum dum. Cominciava così la trasmissione di Radio Londra che, al tempo della seconda guerra mondiale, era ascoltata di nascosto da chi non si accontentava delle notizie del regime e anche da chi, come gli appartenenti alla Resistenza, riceveva messaggi in codice che, decodificati, davano indicazioni su quello che intendevano fare gli inglesi. Gli inglesi, sempre gli inglesi, fin dai tempi di Garibaldi. Ah! questi inglesi.

Che il Corriere della Sera sia da sempre un veicolo di quel che pensano sulle rive del Tamigi non è una novità. Semmai la novità è che in questo 2024, non nel 1944, il dum dum dum- dum dum dum dum abbia ripreso a farsi sentire per lanciare messaggi chiarificatori di alcuni passaggi politici del passato che suonano come traccia di azione per il presente.

Dopo la puntata con l’intervista al senatore Giovanni Pellegrino, che ha aperto uno squarcio su Mani Pulite, con il messaggio in codice che, decrittato, significa il cattocomunismo è fuori gioco, ora arriva la puntata dedicata al cardinale Camillo Ruini, uno dei protagonisti della storia recente della Chiesa.

Dall’intervista a Francesco Verderami, apparsa ieri sul quotidiano Corriere della Sera, tra le molte cose in chiave che andrebbero attentamente decodificate, due sono di grande interesse e rilevanza, in quanto entrano a gamba tesa nel dibattito politico attuale: la delegittimazione di Romano Prodi, che significa l’ulteriore delegittimazione dell’asse cattocomunista e la conseguente delegittimazione della linea del Pd sulla procreazione assistita e, cosa ancora più significativa, la messa a nudo dell’interventismo del Quirinale, in un momento nel quale si discute, con un’opposizione della sinistra cattocomunista, del premierato.

Corriere Ruini

La tendenza a uscire dal semplice ruolo di garante della Costituzione è iniziata con Oscar Luigi Scalfaro, eletto nel 1992, dopo le dimissioni anticipate di Francesco Cossiga, il quale, apparentemente contrario al rafforzamento dei poteri del Quirinale, nel suo discorso di insediamento diede il via libera a quella che poi, con Mani Pulite, si rivelerà la distruzione della Prima Repubblica.

Distruzione che ebbe come conseguenze la svendita dell’Italia decisa sul Britannia e attuata da una coalizione cattocomunista nata sulle ceneri dei partiti della Prima Repubblica.

Ora, quella stagione si va concludendo e il quadro internazionale non consente altro che pigolii sull’aborto, le questioni di genere, emessi durante il G7, con polemiche pretestuose fatte per accondiscendere il povero Macron (leggi Rothschild), subissato dai voti della destra lepenista.

Camillo Ruini, nell’intervista, riferendosi al passato, lancia un messaggio in chiaro relativamente alla politica del Pd e, più in generale, delle forze cosiddette progressiste.

«Nel 1995 – ricorda Ruini – , nel suo discorso conclusivo al convegno ecclesiale di Palermo, Giovanni Paolo II dichiarò che la Chiesa non avrebbe dovuto coinvolgersi con alcuna scelta di schieramento politico o di partito. “Ma — aggiunse — ciò non implica in alcun modo una diaspora culturale dei cattolici”. Voleva dire che non si può ritenere compatibile con la fede l’adesione a forze politiche che si oppongono o non prestano attenzione ai principi della dottrina sociale della Chiesa: sulla persona, sul rispetto della vita umana, sulla famiglia, sulla libertà scolastica, la solidarietà, la promozione della giustizia e della pace. Fu una linea saggia e producente».

«Allungando un po’ lo sguardo – continua il cardinale -, i momenti salienti furono il referendum sulla procreazione assistita: puntando sull’astensione ottenemmo il 74%. E più tardi l’opposizione alla legge del governo di Romano Prodi sui Dico, che apriva le porte al riconoscimento delle unioni tra omosessuali. Non ero più presidente della Cei, ma guidai ancora io quel passaggio. E grazie alla manifestazione del Family day quel provvedimento si fermò. Ecco, sia il referendum sia il Family day furono esempi del modo in cui la Chiesa si posizionò in proprio, esprimendo direttamente la sua posizione».

La posizioni dell’asse cattocomunista sulle questioni relative alla persona, al rispetto della vita umana, alla famiglia, alla libertà scolastica, alla solidarietà, alla promozione della giustizia e della pace escono a pezzi allora, come ora.

Il no al cattocomunismo e alla sinistra progressista è pertanto netto.

In chiave è invece il messaggio relativo al Quirinale.

Qui Verderami e Ruini la prendono alla larga.

Si parla di Oscar Luigi Scalfaro, il quale, eletto nel 1992, dopo le dimissioni di Cossiga, diede il via libera a Mani Pulite, alla distruzione dei partiti della Prima Repubblica, alla svendita dell’Italia, decisa di lì a poco sul Britannia e attuata, guarda caso, dalla coalizione cattocomunista che si andava formando.

Con Oscar Luigi Scalfaro che sembrava essere allergico al rafforzamento dei poteri del Colle, iniziò, al contrario, la progressiva sua trasformazione in una sorta di semipresidenzialismo di fatto.

Progressiva trasformazione accelerata da Giorgio Napolitano e proseguita con l’attuale presidente Sergio Mattarella.

E, a proposito di interventismo del Colle, ecco che Verderami arriva al dum dum dum, dum dum dum di Radio Londra.

Nel “ libro edito dal «Corriere» sui presidenti della Repubblica, «Il Colle d’Italia» – scrive Verderami -, si racconta di un pranzo al Quirinale che sarebbe avvenuto subito dopo l’estate del 1994. C’è scritto che l’allora capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro avrebbe invitato lei, il cardinale Angelo Sodano e monsignor Jean-Louis Tauran per chiedervi di «aiutarlo a far cadere il governo Berlusconi». E che la vostra risposta sarebbe stata un «silenzio imbarazzato»”.

Il metodo è uguale a quello usato con Pellegrino: riferimento a libri, quindi a cose già dette e ignorate dal mainstream.

Gli echi di altre simili situazioni sembrano entrare nei padiglioni auricolari di chi legge.

Viene alla mente la crisi eterodiretta da Napolitano del 2010, quando Fini lasciò il governo o quella del 2011, con Monti nominato preventivamente senatore a vita per poi sostituire, sempre su input di Napolitano, Berlusconi.

Ruini, scrive Verderami, ci mette un attimo a rispondere. In effetti la risposta è di quelle che fanno rizzare le antenne.

«Effettivamente – dice Ruini – andò così. La nostra decisione di opporci a quella che ci appariva come una manovra — al di là della indubbia buona fede di Scalfaro — fu unanime. E pensare che Scalfaro era stato per me un grande amico. Rammento quando De Mita nel 1987 gli aveva offerto di diventare presidente del Consiglio, in opposizione a Craxi e con la benevolenza del Pci. Scalfaro allora era venuto da me e mi aveva detto che avrebbe rifiutato. “Fa bene”, avevo risposto. E infatti a palazzo Chigi sarebbe poi andato Amintore Fanfani. Per questo rimasi colpito dal modo in cui aveva cambiato posizione, così nettamente (altra pausa). Penso che Berlusconi abbia mostrato i suoi pregi e i suoi limiti, come tutti gli altri politici, ma che non abbia avuto in alcun modo fini eversivi. I pericoli per la Repubblica semmai erano altri».

Se, pensando al passato guardiamo al futuro, l’intervista di Verderami, decodificando il dum dum dum, dum dum dum di Radio Londra, suona più o meno come segue.

La stagione del cattocomunismo è finita. Il quadro internazionale è cambiato. Nessuno pensi di sgambettare Giorgia Meloni, che ha il consenso dell’anglosfera, per mettere in campo inciuci di vario genere. Il ruolo del Colle è effettivamente cambiato e una riforma che porti al premierato è in grado di equilibrare questo cambiamento, riportando i poteri del Presidente della Repubblica nell’alveo strettamente costituzionale. Inutile fare bagarre da parte della sinistra progressista, perché i riferimenti internazionali non sono più quelli che permisero di cacciare Berlusconi. A buon intenditor poche parole.

La nebbia agl’irti colli piovigginando sale e sotto il Maestrale urla e biancheggia il mar.

Il Maestrale spira da nord-ovest, giusto dalle parti del Tamigi.

Voi vedere che Giosué Carducci aveva previsto tutto? Potenza della poesia.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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