
Ho conosciuto Maurizio Belpietro quando non aveva ancora compiuto 20 anni e collaborava con il giornale Bresciaoggi e per il centro studi della Uilm di Brescia, dove io ero uno dei segretari generali della Flm.
Per un paio d’anni ci siamo divertiti a spulciare documenti e ad andare controcorrente in base alla vulgata ideologica del tempo, puntando sempre ad un confronto sui temi del lavoro, dello sviluppo della politica salariale legata ai risultati e all’utilizzo degli impianti ,che era la bussola opposta a quella esaltata dalle lotte “sul diritto di veto “ – inteso come diritto universale – della allora sinistra massimalista ,dove l’ideologia era la cinghia di un potere che andava contro la storia della socialdemocrazia liberale praticata in con successo in Germania .
Tempi in cui il confronto ci ha forgiato e ci siamo anche divertiti a rimarcare differenze culturali politiche ed economiche ,dove molti industriali si facevano intimidire .
Il trasformismo già allora albergava nei movimenti nei partiti e nei presunti leader temporanei di risulta.
Maurizio Belpietro era anche allora sempre appresso ai documenti che testimoniavano fatti e notizie , avendo il grande pregio di una memoria da elefante, ben allenata nel tempo.
Questa l’ha messa a frutto per un progetto di comunicazione molto accattivate e aggregante per tante menti aperte e professionali, la cui caratteristica e centrata su un autonomia che stride con i tanti percorsi di comunicazione legati all’esaltazione della cultura del trasformismo politico .
Martedi, in diretta televisiva, Belpietro ha denudato politicamente “il campo largo “ che, con il continuismo di una presunta sinistra affascinata dai Soros e dalle sue tematiche, ha fatto del trasformismo, ieri come oggi ,il perno della negazione di una visione progettuale .
Un autentico approccio da scuola di giornalismo: prima regola smascherare le truffe politiche .
Maurizio Belpietro smaschera, in diretta da Bianca Belinguer, chi protesta per la riforma sull’autonomia delle regioni mostrando un libretto verde del 1994: è il libretto del PDS che nel 1994 proponeva 2 cose: l’autonomia regionale e il premierato.





