Luci e ombre sulle indagini dell’attentato più discusso della storia del Novecento
Dopo aver pubblicato e commentato il documento della CIA del 27 febbraio 1985 sull’attentato a Giovanni Paolo II, che conferma, autorevolmente, anche se dietro le quinte, la validità della Pista Bulgara, presento qui quattro altri documenti anteriori, anch’essi della CIA sull’attentato a Giovanni Paolo II.
Essi sono pubblicati in Department of State Publication, Foreign Relations of United States, Vol. X, Eastern Europe, edito da Melissa Jean Taylor e Kathleen Rasmussen, United States Government Printing Office, Washington 2023.
Il primo, preparato da Kathleen Fitzpatrick dell’Ufficio di Informazione e Ricerca e datato 10 dicembre 1982, riflette la situazione della Seconda Inchiesta alla data della sua compilazione, quando il quadro probatorio era ancora oscuro.
Per questo dimostra una certa esitazione nell’abbracciare le rivelazioni di Agca, del quale sottolinea con acume la tendenza a inframmezzare le rivelazioni con bugie, atte a garantirgli una via di fuga attraverso le opportune ritrattazioni, confutazioni e simulazioni di follia, come sarebbe accaduto in seguito.
L’estensore del documento evidenzia la relazione tra i servizi bulgari, la mafia turca e i Lupi Grigi nel quadro di loschi traffici, utili a rimpinguare le entrate dello stato socialista bulgaro.
Questo dato, approfondito in tante inchieste e ricerche, non è assolutamente incompatibile con il coinvolgimento degli stessi attori nell’attentato al Papa, in quanto copertura ideale nella labirintica serie di inchieste che indagarono su di esso.
Nulla anzi di più ovvio che i servizi bulgari cercassero in quell’ambiente borderline uomini e mezzi per il loro scopo politico e che terroristi e agenti segreti si nascondessero in esso per trarne facili vantaggi economici.
Il secondo è un memorandum preparato da Mark Steinitz il 21 giugno 1984 per conto del direttore Montgomery dell’Ufficio Informazione e Ricerca e inoltrato al Segretario di Stato di Ronald Reagan, George Schultz.
Si rifà a un documento precedente di una sola settimana ma che è andato perso. Si distingue perché è il più dubbioso sulla validità della Pista Bulgara e dell’inchiesta su di essa, formulando obiezioni logiche e rigorose.
Continua sulla falsariga del documento numero uno, approfondendo i rapporti tra crimine organizzato, terrorismo internazionale e servizi bulgari, a mio avviso tentando di fornire una pezza di appoggio a una lettura non politica o almeno non sovietica dell’attentato al Papa.
Stupisce, peraltro, che l’estensore del memorandum accenni al fatto che Agca avrebbe trafugato e commercializzato piani militari tra Svizzera e Austria per i bulgari, ma lo metta in relazione all’ipotesi che egli fosse più un trafficante illegale che un terrorista.
In realtà, il furto di piani militari è più congeniale ad un terrorista internazionale che a un narcotrafficante, anche se la chiave di volta sta nel fatto che, in ognuno dei tre ruoli, veri o ipotetici, egli aveva rapporti coi servizi di Sofia.
Ancor più stupefacente è che Steinitz accusi a sua volta il giudice Albano di aver fatto quello che fa lui, ossia di aver preso sottogamba la notizia del traffico di documenti militari, che invece servì al magistrato italiano per suffragare l’accusa rivolta ad Agca di lavorare per i servizi bulgari nel quadro di un accordo politico organico e stabile, che vedeva coinvolti i Lupi Grigi e le Associazioni Idealiste della Germania che ne erano il punto di riferimento politico nella diaspora turca.
Il terzo, del 28 agosto 1984, è stato vergato da mano ignota e non si sa a chi fosse destinato. Esso fa sue diverse perplessità sulla testimonianza di Agca e sul modo in cui egli l’avrebbe concepita, ma non la destituisce di fondamento.
Sembra riflettere, con il suo rimando alle conclusioni dell’inchiesta, una fase nella quale la CIA non avesse o non volesse avere ulteriori informazioni sul caso.
L’insistenza, larvata ma presente, sulla coincidenza di interessi tra crimine e terrorismo internazionali con i servizi bulgari sembra voler creare una ipotesi di indagine alternativa che, pur nella sua visibile incompatibilità col gesto dell’attentato al Papa, possa all’occorrenza depistare l’indagine, forse per motivi di politica internazionale.
È infatti stupefacente che il servizio segreto americano aspetti dall’esito dell’istruttoria di sapere cose nuove su un attentato di tale importanza.
Il quarto documento, preparato nel dicembre 1984 dal Dipartimento di Analisi Europea, è di ben altro livello e si commenta da solo.
Il ruolo attivo della Bulgaria e, dietro di essa, dell’URSS nel sabotare le inchieste italiane è chiaramente descritto, come la rete di interessi internazionali convergenti in tal senso, che smentisce la reiterata menzogna di una magistratura condizionata contro l’Est da pressioni politiche.
Il documento è molto chiaro anche nel far vedere le implicazioni negative per gli USA, almeno nelle relazioni con l’Est, in caso di conclusione positiva del processo sulla Pista Bulgara.
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