Proviamo a fare chiarezza a 45 anni dal tentativo di omicidio del papa in piazza San Pietro
È incredibile come ancora oggi la disinformazione dei Servizi segreti dell’URSS, che vollero l’attentato a Giovanni Paolo II, per il tramite dell’HVA della DDR e mediante il DS bulgaro, riesca a intorbidare le acque negando l’evidenza della colpevolezza del blocco comunista in quel vile gesto.
Ciò avviene con relativa facilità nei Paesi che furono avviluppati nella rete dello spionaggio sovietico, sia civile che militare, in quelli in cui questa rete è ancora attiva al servizio di nuovi padroni e in quelli in cui i servizi locali si resero complici almeno passivi. L’Italia è uno di questi, se non il principale.
Non a caso, le menzogne di certa stampa che vuole l’attentato fatto da un lupo solitario sono molto diffuse nel nostro Paese. Eppure, basta cercare in rete, sui siti dell’intelligence americana ad esempio, per trovare documenti oramai pubblici ma intonsi per lo studio degli specialisti.
Eccone uno, particolarmente eloquente, e quindi poco bisognoso di commenti, che conferma quello che il sottoscritto ha già messo nero su bianco in un suo libro sull’argomento, sul quale, quindi, torno solo in quest’occasione.
Pubblicato on line dall’Office of the Historian, in Relazioni estere degli stati uniti, 1981–1988, vol. X, Europa orientale, Washington 2023 è contenuto nella Biblioteca Reagan, System IV Intelligence Files, 1985, 400165.
Classificato come Top Secret e Sensibile, fu inviato per informazioni al presidente Ronald Reagan, redatto dagli agenti de Graffenreid e Cannistraro e una copia è stata inviata al vice presidente George Bush.
Reagan ha siglato l’angolo destro del memorandum, mentre una mano sconosciuta ha scritto “2/27/85” sotto le iniziali di Reagan.
Eccone a seguire il testo in inglese e tradotto.
Memorandum From the President’s Assistant for National Security Affairs (McFarlane) to President Reagan
Washington, February 27, 1985
Subject [less than 1 line not declassified] Information on the Soviet and Bulgarian Involvement in the 1981 Attempt to Murder Pope John Paul II
[less than 3 lines not declassified] compelling evidence of Soviet sponsorship and Bulgarian operational control of the failed plot to kill Pope John Paul II in 1981.
[less than 1 line not declassified] the Soviet military intelligence (GRU) tasked Bulgarian military intelligence to kill Pope John Paul II after the Soviets apparently considered, and then rejected, a plan to do the assassination themselves. The Bulgarians employed one of their long time agents, Bekir Celenk, because he had a public identification as a “right wing fanatic”. Celenk in turn employed one of his agents, Mehmet Ali Agca, to carry out the actual assassination. Agca has testified to Italian authorities on Celenk’s role as well as the direct involvement of two Bulgarian military intelligence officers who met with Agca in Rome.
[less than 1 line not declassified] the Bulgarians now plan to kill Celenk, who remains under guard in Sofia, as well as the Bulgarian airline official Sergey Antonov, who is being held by Italian authorities for trial in fall of 1985.
The Bulgarian government, [less than 1 line not declassified] is concerned that Antonov might confirm that Bulgarian connection publicly during the trial. The Bulgarians, however, do not believe that the US has specific evidence of the Bulgarian involvement. Bulgarian intelligence plans to administer a toxic substance to Antonov over a series of months to cause a slow, apparently “natural” death.
We have discreetly alerted Italian Prime Minister Bettino Craxi to the Bulgarian plot. [less than 2 lines not declassified] [1 paragraph (8 lines) not declassified]
Memorandum dell’assistente del presidente per gli affari di sicurezza nazionale (McFarlane) al presidente Reagan
Washington, 27 febbraio 1985
Oggetto [meno di 1 riga non declassificata] Informazioni sul coinvolgimento sovietico e bulgaro nel tentativo di assassinare Papa Giovanni Paolo II nel 1981
[meno di 3 righe non declassificate] prove convincenti della sponsorizzazione sovietica e del controllo operativo bulgaro del fallito complotto per uccidere Papa Giovanni Paolo II nel 1981.
[meno di 1 riga non declassificata] l’intelligence militare sovietica (GRU) incaricò l’intelligence militare bulgara di uccidere Papa Giovanni Paolo II dopo che i sovietici apparentemente avevano considerato, e poi respinto, un piano per eseguire da soli l’assassinio. I bulgari impiegarono uno dei loro agenti di lunga data, Bekir Celenk, perché era identificato pubblicamente come un “fanatico di destra”. Celenk a sua volta impiegò uno dei suoi agenti, Mehmet Ali Agca, per eseguire l’effettivo assassinio. Agca ha testimoniato alle autorità italiane sul ruolo di Celenk e sul coinvolgimento diretto di due ufficiali dell’intelligence militare bulgara che hanno incontrato Agca a Roma.
[meno di 1 riga non declassificata] i bulgari ora pianificano di uccidere Celenk, che è sotto scorta a Sofia, così come il funzionario della compagnia aerea bulgara Sergey Antonov, che è trattenuto dalle autorità italiane per essere processato nell’autunno del 1985.
Il governo bulgaro, [meno di 1 riga non declassificata] teme che Antonov possa confermare pubblicamente il legame con la Bulgaria durante il processo. I bulgari, tuttavia, non credono che gli Stati Uniti abbiano prove concrete del coinvolgimento bulgaro. L’intelligence bulgara prevede di somministrare ad Antonov una sostanza tossica per una serie di mesi per provocargli una morte lenta, apparentemente “naturale”. Abbiamo discretamente allertato il primo ministro italiano Bettino Craxi del complotto bulgaro. [meno di 2 righe non declassificate] [1 paragrafo (8 righe) non declassificato]
Qualche nota a margine
Il coinvolgimento del GRU nell’attentato al Papa non è cosa nuova per noi addetti ai lavori, ma specie tra quelli stranieri e con specifiche competenze sovietologiche. La catena di comando nota è la decisione congiunta degli Organi – KGB e GRU – la delega organizzativa all’HVA della DDR e la scelta del servizio servente, il DS bulgaro.
Tuttavia l’Inchiesta polacca sull’attentato al Papa ha svelato un segreto tenuto a lungo celato, ossia che i bulgari coinvolti appartenevano al RUMNO, i cui fascicoli non sono ancora stati esaminati da nessuno.
La stessa notizia emerge da questo documento, reso noto nel 2023. Forse che il GRU prese da solo l’iniziativa? Appare improbabile per la prassi consolidata e documentata dell’URSS in queste operazioni tanto delicate.
La nota presumibilmente voleva mettere in evidenza, anche sulla base delle informazioni a disposizione degli estensori, che il GRU svolse una funzione fondamentale, perché evidentemente Giovanni Paolo II era considerato portatore di una minaccia tale da sovvertire la Polonia e causare un intervento del Patto di Varsavia, minaccia ancor più grave se contestualizzata in un momento storico in cui poteva anche scoppiare una nuova guerra mondiale.
In questa prospettiva, si può dedurre che il KGB abbia schermato il GRU e il DS abbia riparato il RUMNO, che infatti non fu mai tirato in ballo da Agca quando pure fece i nomi storici dei bulgari coinvolti, ossia Antonov, Vassilev, Ayvazov e Tomov Dontchev.
Degno di nota è che il rapporto riferisca di un originario progetto di assassinare il Papa che il GRU avrebbe apparentemente tentato di realizzare da solo, per poi scartarlo. La cosa in effetti sarebbe stata del tutto inusuale e rischiosa. Forse la fonte americana era stata inquinata e gli estensori, fiutando la notizia sbagliata, inserirono l’avverbio apparently.
Segue la menzione di Bekir Celenk, il mafioso turco tirato in ballo da Agca nella Seconda inchiesta e poi uscito di scena per la sua presunta morte, che secondo Ferdinando Imposimato, su segnalazione dell’ex addetto militare di ambasciata a Sofia Paolo Dinucci, era stata simulata per permetterne l’espatrio sotto falso nome in Bulgaria. La cosa sembra adombrata nella informazione sul progetto dei bulgari di assassinare Celenk per non farlo testimoniare.
Cosa è realmente successo – ossia se Celenk è veramente morto, magari per mano dei bulgari, o ha simulato di morire – non sappiamo. Nell’informativa il boss turco è presentato come un agente, evidentemente del RUMNO, con una asserzione che forse non andrebbe presa alla lettera, considerando il termine agent come sinonimo di contatto.
Non mi sembra molto plausibile, infatti, che un capo della mafia sia anche un agente segreto militare. Lo stesso discorso vale per la denominazione di Agca quale agente di Celenk. È una novità che Celenk, invece di Agca, venga classificato per le sue idee politiche, che di solito erano attribuite ai Lupi Grigi.
Forse questo dipende dal fatto che la mafia turca del suo clan aveva relazioni strette con quei terroristi che si erano sempre classificati come movimento di estrema destra.
L’alternativa è che gli estensori abbiano commesso un errore. Di certo uno ne hanno fatto quando hanno scritto che Agca aveva accusato due bulgari, perché in realtà ne accusò tre e poi tirò in ballo un quarto. Nuova anche la notizia di un progetto bulgaro di assassinare Antonov in carcere con un avvelenamento scaglionato nel tempo.
Forse, fu proprio l’avviso della CIA al Governo italiano di Craxi a impedirlo. La cosa getta un’ulteriore ombra sulla morte di Antonov, avvenuta nel 2007 e considerata sospetta anche da Ferdinando Imposimato. Il timore di Sofia che la Pista bulgara venisse confermata domina tutta la relazione e la conferma indirettamente.
Colpisce che nessuna misura venga prevista contro il testimone chiave, Agca, che in effetti all’epoca aveva cominciato a dare segni palesi di inaffidabilità, per destituire di fondamento la sua stessa testimonianza.






