di Carlo Di Stanislao
“La comicità facile e l’ipocrisia di chi si piega al potere”
La battuta di Luciana Littizzetto sui soldati italiani che “fanno cagarissimo a combattere” non solo è di una volgarità gratuita, ma incarna anche una forma di comicità che non ha nulla di originale né di intelligente. È il solito ricorso a battute facili, a parolacce che fanno ridere solo chi non ha una minima cultura del rispetto. E, purtroppo, la Littizzetto non è nuova a questo tipo di linguaggio; piuttosto che utilizzare la sua visibilità per stimolare riflessioni, sceglie la via della superficialità, dell’irriverenza a buon mercato, senza considerare che dietro quelle parole ci sono sacrifici veri, quelli di chi combatte, chi serve e chi difende il nostro Paese.
Flaino avrebbe probabilmente colto questa “provocazione” come una manifestazione del fallimento della satira stessa, che, pur di cercare la facile risata, perde ogni consistenza. Avrebbe detto che Luciana Littizzetto non ha il coraggio di essere veramente irriverente. La sua comicità è solo un prodotto prefabbricato per un pubblico che cerca conferme e non sfide, tanto che dietro quella parolaccia non c’è mai una riflessione profonda, ma solo l’ennesima sforzata provocazione che rimane priva di significato.
Ma se vogliamo parlare di “spocchia”, difficilmente si può non citare l’atteggiamento della Cucciari, che sembra aver fatto del servilismo il suo credo personale. La sua posizione, sempre pronta a piegarsi e ad adattarsi alle convenienze del momento, la rende uno degli esempi più lampanti di come si possa essere più interessati al proprio status che alla sostanza. La Cucciari, con il suo atteggiamento da zerbinotta, non si preoccupa affatto di esprimere un pensiero autentico o di difendere i principi in cui crede, se non quando fa comodo alla sua carriera. Sembra quasi una marionetta, che si muove secondo i fili di chi detiene il potere, e la cosa peggiore è che lo fa con un sorriso compiaciuto, come se stesse facendo qualcosa di nobile o degno di lode. Ma in realtà, non fa altro che perpetuare la narrazione stanca e vuota di un’élite che non ha più nulla da offrire, se non il suo conformismo.
Se Oriana Fallaci fosse intervenuta, probabilmente non avrebbe avuto mezzi termini. Non avrebbe mai accettato una simile banalizzazione dei sacrifici dei soldati italiani. Per lei, che ha vissuto in prima persona le difficoltà di guerre lontane e vissuto l’esperienza di un’Italia che si confrontava con il suo passato, avrebbe sicuramente criticato la Littizzetto con il suo inconfondibile fervore. La Fallaci avrebbe ricordato che non si scherza con il dolore e la dignità di chi combatte per un’idea di patria. “Non è mai stata la nostra natura”, avrebbe detto, “quella di ridere sulle spalle di chi porta un fardello pesante”. La Fallaci, convinta della nobiltà di chi ha sacrificato la propria vita per un ideale, avrebbe denunciato quella che lei avrebbe definito una “mascherata” di comicità, dove la vera indignazione viene dissimulata da un sorriso compiaciuto.
Pasolini, con la sua lucida critica alla decadenza della società italiana, non avrebbe mancato di rilevare come queste figure pubbliche come la Littizzetto e la Gucciari siano il simbolo di una cultura che si è ormai smarrita. Non più attenta alla realtà, ma piegata alle necessità del mercato. Pasolini avrebbe definito questa comicità una “cultura di consumo”, una risata facile che non fa altro che anestetizzare i sensi, rendendo la gente complice di un sistema che vive sulla banalità e sulla mediocrità. Avrebbe aggiunto che la Cucciari rappresenta perfettamente l’”intellettuale di servizio” che non osa mai mettersi contro il potere, che preferisce allinearsi a un sistema che la sostiene piuttosto che difendere i veri valori che una società sana dovrebbe preservare.
Pasolini, sempre profondo nelle sue analisi socioculturali, avrebbe mostrato come la manipolazione dei media e la mancanza di pensiero critico siano il risultato di una classe dirigente che preferisce il conformismo alla vera riflessione. In un’Italia che sta perdendo la sua identità, queste figure rappresentano il vuoto, il non-senso che si nasconde dietro il sorriso facciale e l’apparente spensieratezza. Pasolini avrebbe detto che la vera forza sta nel saper dire la verità, anche quando questa non è comoda, e nell’avere il coraggio di contrastare il potere, non di servirsene.
In questo scenario, l’atteggiamento della Littizzetto e della Cucciari non è altro che il riflesso di una cultura che ha smarrito la sua direzione, troppo incline a inseguire il favore del pubblico e le convenienze del momento. Un paese che si lascia sedurre dalle risate facili e dall’ipocrisia di chi si piega al potere non potrà mai crescere veramente. E chi, come queste figure, non ha il coraggio di sfidare la realtà per trasformarla, non merita altro che la nostra disillusione.




