
di Gianvito Caldararo
Il problema dei giovani diviene sempre più urgente. Si parla tanto dei giovani e del loro futuro. Le attenzioni sono numerose, ma le iniziative concrete stentano a concretizzarsi e ad aprire la via ad una concreta speranza di futuro.
Un ministro che non c’è più, Tommaso Padoa-Schioppa, una volta li definì con il termine “Bamboccioni”, cioè coloro che vivono con i genitori e che non lasciano il tetto della casa dei genitori, cioè quei giovani che sono considerati incapaci di appendere le responsabilità e le difficoltà della vita. Giovani che rimangono a casa dei genitori senza la volontà di sposarsi e diventare autonomi. Tale dichiarazione sollevò non poche reazioni. Si giunge nell’anno 2012 e il neo ministro del lavoro, la professoressa Elsa Fornero, giunge a descriverli come giovani “Choosy”, cioè giovani molto esigenti e schizzinosi e finanche svogliati.
Con il passar del tempo, molti miti sono stati sfatati e accanto alla generazione dei 1000 (mille) euro, cioè di quei giovani dalla vita precaria, è venuta fuori la generazione dei NEET, acronimo inglese che significa (Neither in Employment nor in Education and training), cioè giovani con età tra i 15 e 29 anni , che non lavorano, non studiano e che non si stanno neanche formando. Tempo fa l’Eurostat, cioè l’ufficio statistico dell’Unione Europea, ha pubblicato i dati aggiornati sui giovani NEET. Il fenomeno a livello europeo sta diminuendo, passando da un 16,1% del 2013 ad un 11,7% nel 2022. L’Unione Europea ha stabilito che entro il 2030 la suddetta percentuale dovrà attestarsi sul 9%. Già un terzo dei paesi europei è sotto tale importo.
La situazione in Italia è sensibilmente peggiore. Infatti nel 2022 in Italia tale percentuale si attesta ancora su un solido 19%, in leggero calo rispetto al data del 2012, ma comunque abbastanza alto per un paese avanzato come il nostro.
Un Istituto bancario italiano ha condotto una indagine sui giovani NEET, dalla quale è emerso che i giovani NEET provengono da diverse situazioni. I primi a farne parte sono i giovani che sono incorsi nella dispersione scolastica, senza più farne ritorno. Ci sono poi le mamme giovani che decidono di occuparsi solo dei figli, mettendo il loro futuro in stand by fino a data di destinarsi. Poi vi sono le donne dedite a lavori saltuari e che non “trovano stabilità nel mercato del lavoro attuale”. Infine, vi sono i ragazzi che hanno vissuto “gli ultimi anni di scuola o l’intero ciclo universitario in pieno Covid e ora si trovano lanciati nella nuova normalità senza averne i mezzi per poterci stare”.Vi sono poi quelli che vengono chiamati i “troppo preparati o i diversamente preparati”, i giovani che hanno portato a termine il corso di studi e non trovano nel mercato del lavoro richieste per le loro competenze.
Siamo di fronte ad un problema molto rilevante, del quale il governo dovrà farsi carico, in piena armonia con le regioni e i comuni, per un vasto programma formativo, in modo da poter rispondere alla offerta di lavoro da parte del mondo imprenditoriale, che lamenta l’assenza o la difficoltà a reperire manodopera per circa 500 mila posti di lavoro.
Prima di avviare tale programma di formazione, necessita anche formare il corpo docente sulle competenze richieste dal mercato del lavoro. Alla domanda: cosa si può fare e si deve fare? la risposta è ben articolata come segue: a) fornire sgravi fiscali alle aziende che assumono e formano in azienda il personale neo assunti; b) politiche di sostegno sia per l’acquisto che per l’affitto della casa; c) remunerare gli stage.
Il problema dei giovani NEET diviene sempre più difficile e urgente come problema da affrontare adeguatamente e con la dovuta urgenza, per evitare anche pericolose situazioni di tensioni sociali, stante alla entità dei numeri attuali.
L’Istat ha rilevato che a marzo 2023 i giovani NEET, tra i 15 e i 34 anni, sono circa 5,7 milioni, così suddivisi: a) 4.252.000 tra i 15 e 24 anni e 1.493.000 tra i 25 e i 34 anni.
Come si può vedere, siamo di fronte a numeri abbastanza elevati che non possono non destare una seria preoccupazione per il governo e per il Paese in generale. La situazione è tale che nell’agenda del governo non può mancare quello che è da farsi per garantire un futuro ai nostri giovani.





