Home Politica PROGRESSISMO OPPIO DEI POPOLI

PROGRESSISMO OPPIO DEI POPOLI

0

Dire che la sinistra è in crisi è, al contempo, un eufemismo e un errore concettuale.

La sinistra non è in crisi; è sparita, ingoiata dall’abbandono della sua base sociale. Dire che è in crisi è un eufemismo.

L’errore concettuale consiste nel considerare sinistra il progressismo, il quale è un’ideologia trasversale che induce a considerare come positivo tutto ciò che è “andare avanti”, “avanzare”; tutto ciò che è cambiamento, innovazione e abbattimento del passato.

Il progressismo, neo religione materialista, è indifferente ai valori perché l’unico valore è il progresso stesso; è “andare avanti”.

Ne consegue che il progressismo è l’oppio dei popoli, in quanto i popoli sono essi stessi oggetti mercificati del progressismo che non è umanesimo, ma (guarda caso) transumanesimo.

L’oppio con il quale si ottunde la capacità cognitiva e critica del popolo è la propaganda veicolata attraverso i mezzi di comunicazione, asserviti, tramite la pubblicità, alla politica del capitale finanziario e delle multinazionali, che del progressismo sono la fonte ideologica.

Gli oppiacei somministrati sono molteplici.

In primo luogo c’è la mistificazione woke, che illude, richiamandosi al risveglio, mentre addormenta le coscienze.

In secondo luogo c’è la cancel culture, ossia, l’idea che si debba esecrare il passato in quanto negativo, producendo uno sradicamento e un senso di colpa, soprattutto nelle masse occidentali e, si sa da oltre due millenni, che il senso di colpa produce ansia, angoscia, incertezza e bisogno di protezione e di assoluzione.

Non siamo in presenza di una novità, ma della vecchia storia del peccato originale, oggetto di discussioni tra teologi del Medioevo (Pelagio, ad esempio), in base al quale, in chiave attuale, se sei maschio e bianco sei da cacciare dal paradiso progressista in quanto portatore di tutte le nefandezze possibili; anzi, sei ontologicamente negativo.

Puoi farti perdonare confessando e inginocchiandoti. I sacerdoti del progressismo ti assolveranno solo dopo debita penitenza.

In terzo luogo il progressismo, noto falsificatore concettuale, scambia la natura con l’ambiente, perché la natura, come è ben chiaro, non prende ordini dagli esseri umani, mentre l’ambiente si.

Il progressismo da un lato intende sostituire l’ambiente alla natura, depurandolo dei poveri e riservandolo ai ricchi: il bosco verticale, le zone ztl, la casa green. Il tutto all’interno di concentrazioni cittadine mostruose, dove ai poveri sono riservate le periferie.

Dall’altro lato, con il classico sistema della colpevolizzazione, spiega ai poveri che qualsiasi cosa essi facciano è fonte di variazione climatica e che per essere bravi, buoni e felici devono essere nullatenenti e devono contribuire a restituire alla natura ciò che, secondo la narrazione falsificante, le è stato tolto: campi coltivati, allevamenti, inducendo la riforestazione.

In buona sostanza i popoli dovrebbero vivere in megalopoli circondate da foreste, al cui interno esistono isole felici, ad uso e consumo dei ricchi, con boschi verticali, giardini pensili e ogni tipo di confort.

Anche qui l’idea non è originale e ricorda molto bene i castelli medioevali, attorniati dai villaggi dei servi della gleba e circondati da immense e impenetrabili foreste.

Il progressismo, che si avvale della tecnologia è, di fatto, un regresso dell’umanità al servaggio delle masse e al dominio di pochi.

Nel Medioevo l’oppio dei popoli era in forma di terrorismo religioso, oggi lo è in forma di terrorismo mediatico: censura, menzogna, propaganda.

Il progressismo, non a caso ideologia propugnata dal capitalismo finanziario, è oppio dei popoli anche quando, e soprattutto quando, contrabbanda il transumanesimo per nuovo umanesimo.

Il transumanesimo è l’estrema offesa all’umanità, in quanto intende costruire uomini-robot o robot-umanoidi, contrabbandando l’intelligenza per la razionalità calcolante delegata all’intelligenza artificiale. Uomini-robot controllabili, sfruttabili e rottamabili alla bisogna, al servizio di pochi che si considerano nazisticamente, come è già accaduto, razza eletta, unici capaci di capire e di intendere dove e come deve andare il mondo.

Competenti e consulenti sono l’esercito di ventura di bravi del XXI secolo.

Il progressismo raggiunge il vertice della menzogna quando, essendo lupo, si traveste da agnello, superando anche la tracotanza esposta magistralmente nella favola di Fedro: “superior stabat lupus, longeque inferior agnus”.

Il progressimo, al vertice della menzogna, si traveste da socialismo fabiano.

Ne descrive bene le caratteristiche Davide Rossi, nel suo: “Fabian Society e la pandemia” (Macro edizioni) dove ci ragguaglia su nomi e cognomi degli appartenenti di un tempo e di oggi.

Chi erano e chi sono i Fabiani?

Lasciamo la parola a Davide Rossi: “Sono emersi legami internazionali, rapporti di potere e di denaro ed intrecci imprevisti. Soprattutto, sono emersi collegamenti fra questi personaggi ed un mondo che da oltre cento anni cerca di condizionare la vita delle persone e persegue il controllo delle masse: la Fabian Society. Alcuni membri dell’élite vittoriana di fine ‘800, fra i quali lo scrittore e spiritista Frank Podmore e l’aristocratico Henry Hyde Campione, diedero vita alla Fabian Society. Questo nome, Fabian, è ispirato a Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore, il console romano noto per aver combattuto Annibale e per la sua tattica militare. Era detto il Temporeggiatore perché logorava le forze nemiche, evitando scontri in campo aperto, cercando invece una guerra tattica, fatta di atti di guerriglia, di nascondimenti, di avanzamenti e arretramenti. Un prendere tempo per arrivare a colpire in maniera decisiva solo al momento opportuno. In questo modo il generale romano riuscì a sconfiggere Annibale nella battaglia di Naraggara (presso Zama) nel 202 a.C. che mise fine alla seconda guerra punica e segnò, in pratica, la irreparabile sconfitta dei Punici”.

“È esattamente – dice Rossi – questa la via attraverso la quale i fabiani intendono imporre una dittatura collettivistica, uno Stato socialista mondiale che stabilisca il nuovo ordine. Vogliono instaurare un socialismo guidato da una ristretta aristocrazia del potere, ma non attraverso un atto rivoluzionario immediato quanto piuttosto attraverso il gradualismo, un prendere il potere un po’ alla volta, con riforme da attuare inserendosi man mano nei gangli delle istituzioni esistenti trasformandole, in modo quasi impercettibile, dall’interno. Solo quando si saranno realizzate le condizioni ottimali, allora occorrerà dare la zampata finale, colpire duro e se necessario usare anche la violenza per completare l’opera. […]. George Orwell, l’autore del romanzo distopico “1984”, era uno dei fabiani più illustri. Quante volte, da quando è scoppiata la cosiddetta pandemia, lo avete sentito citare? Forse è perché la spaventosa società del controllo da lui descritta in “1984” è quanto di più simile a quanto ci sta accadendo negli ultimi due anni. Il socialismo tecnocratico, della sorveglianza e della manipolazione delle masse è quello che viene descritto da Orwell nelle sue opere ed è, come viene accuratamente spiegato nel libro, l’ossessione dei fabiani”.

E al fin della licenza, come diceva Cirano di Bergerac: “Io tocco”.

Cerchiamo i fabiani attuali e ci risveglieremo dal sonno dell’oppio.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui