Home Politica estera PRIGOZHIN, LA GRANDE PRESA PER I FONDELLI

PRIGOZHIN, LA GRANDE PRESA PER I FONDELLI

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La marcia su Mosca di Evgenij Prigozhin, dopo aver agitato le cancellerie occidentali, si è rivelata una enorme presa per i fondelli. Orchestrata? Forse. In ogni caso, come diceva il saggio, ogni giorno nasce un cucco, beato chi lo cucca. Il cucco, chiaramente, è l’Occidente, che ha subito esaltato la divisione in atto in Russia, l’estinzione del potere putiniano, la possibilità che, finalmente, una Russia indebolita possa essere messa in riga dalla controffensiva bolsa dell’Ucraina.

Una giornata di frizzi e lazzi si è conclusa con una enorme presa per il c*** (ops) il fondello.

Un pallone stratosferico si è sgonfiato producendo una pernacchia.

Il leader del gruppo paramilitare Wagner Evgenij Prigozhin, in serata, ha accettato di interrompere la marcia che i suoi mercenari hanno intrapreso diretti verso Mosca, capitale della Russia, dopo un colloquio telefonico con il leader bielorusso, Aleksandr Lukashenko.

E’ quanto riferisce l’agenzia di stampa “Tass”, secondo cui sarebbe stata individuata una soluzione accettabile per risolvere la situazione, con annesse anche delle garanzie di sicurezza per i combattenti del gruppo Wagner.

Tarallucci e vino.

Prigozhin, riferisce la “Tass”, avrebbe accettato la proposta di Lukashenko di interrompere la marcia contro la capitale russa, obiettivo finale della rivolta armata messa in atto da ieri dai suoi mercenari. Secondo quanto riferito dall’ufficio stampa della leadership bielorussa, i negoziati tra Lukashenko e Prigozhin sono durati tutto il giorno.

Alla fine pace fatta. Una sceneggiata? Lo sapremo nei prossimi giorni, ma sembra proprio così.

Quello che appare certo è che la vicenda che coinvolge il capo della Wagner Prigozhin, “ribellatosi” a Putin, ha del surreale e appartiene, più che alla realtà, alla propaganda.

Ne sono la prova la quantità di informazioni senza conferma che giungevano dai vari canali dei dissidenti russi e dagli ucraini, che parlavano di Russia indebolita, di dirigenti russi in fuga da Mosca, di Putin che sarebbe scappato in una residenza lontana dalla capitale.

La propaganda è propaganda. La realtà è la realtà.

La Wagner ha annunciato la presa della sede del ministero della Difesa a Rostov. E questo è un fatto.

La Reuters riportava ieri fonti di sicurezza russe secondo cui i mercenari di Prigozhin avrebbero avuto il controllo degli assetti militari di Voronezh, a circa 500 chilometri da Mosca.

Al momento erano tre le aree attenzionate oltre a Mosca: Lipetsk (154 chilometri da Voronezh), Voronezh, Rostov.

Mosca si trova a 1270 chilometri da Rostov. San Pietroburgo è a 1.788 chilometri da Rostov.

Difficile pensare che la Wagner possa “marciare” sulle due città da Rostov che è nei pressi di Mariupol sul Mare D’Azov, sempre che non vengano coinvolte altre forze, in questo caso, dell’esercito regolare.

Difficile anche la marcia di 500 chilometri.

Le forze armate di Prigozhin sono, secondo alcune stime, all’80% della milizia reclutato nelle carceri, il resto è costituito da mercenari.

Gli elementi più esperti sono veterani congedati delle forze di sicurezza e dall’intelligence russa, ma anche ex militari di Paesi slavi come la Serbia.

Cominciamo da qui. La logica è che se combatti con la Wagner poi avrai la fedina pulita e non tornerai in carcere, ma se ora sei assieme a un traditore tornerai in carcere. Un bel deterrente per chi ha la sua pellaccia da salvare e un buon motivo per lasciare a piedi il ribelle. I mercenari sono ex forze di sicurezza russe. Siamo così sicuri che il Gru e l’Fsb non abbiano, proprio con questi, controllato ogni mossa del capo della Wagner?

“La Wagner da sola non può affrontare una guerra civile a meno che non ci sia l’adesione di altre forze armate”. Non ha dubbi il generale Marco Bertolini, già comandante del Comando operativo di vertice interforze, che in queste ore sta seguendo l’evolversi della situazione in Russia. Per il generale è al momento da escludere, però, una sorta di “rivolta globale da parte della Wagner, che è impegnata anche in altre aree come la Siria e la Libia, contro establishment russo.

Ottima valutazione.

Mosca spenderebbe fino a 100 milioni di dollari (90 milioni di euro) al mese per mantenere la forza mercenaria.

Soldi che ora non ci saranno più. Altro problema non da poco.

Una forza mercenaria ha come solo scopo il denaro. Cosuccia non da poco da tenere in conto.

Prigozhin ha incontrato a Rostov-sul-Don il vice ministro della Difesa russo Yunus-Bek Evkurov e il vice capo di stato maggiore Vladimir Alekseev come conferma un video diffuso ieri mattina da un canale Telegram che fa capo al gruppo Wagner e ha affermato che fino a quando “non avrà” il capo di Stato maggiore Valery Gerasimov e il ministro della Difesa Sergei Shoigu, i suoi mercenari “bloccheranno la città di Rostov” e “andranno a Mosca” nonché di aver preso il controllo di tutti i siti militari a Rostov e di disporre di 25mila combattenti.

Non a caso Prigozhin ha precisato: “Questo non è un colpo di stato militare, ma una marcia della giustizia”.

Cosa avrebbe fatto il capo della Wagner dopo aver raggiunto Mosca? Si sarebbe incatenato alle porte del Cremlino per chiedere giustizia? Giustizia per cosa?

La marcia su Mosca è per avere la testa del ministro della Difesa e del Capo di stato maggiore? Sembra una barzelletta. Lo vedete Putin che riceve Prigozhin e gli consegna la testa di Sergei Shoigu e di Valery Gerasimov?

Da quanto si apprende le forze armate russe non si sono sognate nemmeno lontanamente di seguire il capo della Wagner.

Sorge una domanda: come può un esercito mercenario, composto in gran parte da galeotti e sostanzialmente costituito da fanteria e da fanteria meccanizzata pensare di arrivare a Mosca per prendere il potere senza copertura aerea e senza difesa aerea?

Con qualche caccia e qualche elicottero, l’allegra brigata in marcia su Mosca poteva facilmente essere annientata.

Nel frattempo il leader ceceno Ramzan Kadyrov ha denunciato ieri l’ammutinamento armato del PMC Wagner come un tradimento e ha affermato che i commando ceceni si stavano dirigendo verso le zone di tensione.

“Quello che sta accadendo non è un ultimatum al ministero della Difesa – ha scritto sul suo canale Telegram – . È una sfida allo Stato. Per contrastare questa sfida, è necessario che i militari, le forze di sicurezza, i governatori e la popolazione civile si radunino intorno al leader nazionale. Soldati del Ministero della Difesa e unità della Guardia Nazionale della Cecenia (Rosgvardiya) sono già partiti per le zone di tensione. Faremo di tutto per preservare l’unità della Russia e per proteggere la sua statualità” ha scritto Kadyrov.

Sembra che le truppe di Ramzan Kadyrov, stimate molto all’ingrosso tra 3.500 e 7 mila militari, stiano andando a Rostov, probabilmente con due obiettivi: accerchiare il “fortino” della Wagner e impedire che in quella situazione indebolita possa determinarsi qualche azione della controffensiva ucraina.

Putin, nel frattempo, ha ottenuto l’appoggio del patriarca della Chiesa ortodossa russa Kirill, il quale ha lanciato un appello per mantenere l’unità di fronte alla minaccia comune.

Nella notte di ieri il generale Sergey Surovikin, sino allo scorso ottobre comandante delle operazioni militari russe in Ucraina e considerato il militare più vicino al leader della Wagner, ha lanciato un appello a Prigozhin a fermarsi: “Il nemico non aspetta altro e prima che sia troppo tardi, bisogna obbedire alla volontà e agli ordini del presidente, fermare i convogli (…), risolvere i problemi solo con mezzi pacifici”, ha dichiarato Surovikin, affiancato dal vice capo di stato maggiore Vladimir Alekseev.

Gianandrea Gaiani (Analisi difesa), riferisce che secondo la testata Fontanka, nel tardo pomeriggio di giovedi, tra le sei e le sette, Prigozhin si trovava a San Pietroburgo. Stando a ricostruzioni diffuse dalla testata Meduza, negli uffici di Wagner nella città baltica hanno fatto irruzione agenti delle forze di sicurezza recuperando 4 miliardi di rubli in contanti racchiusi in scatoloni.

Data la gravità della mossa del leader della Wagner la domanda che viene spontanea è: chi c’è dietro?

Difficile pensare che stia facendo tutto da solo, dal momento che la sua mossa, a livello propagandistico, distoglie l’attenzione dal fallimento della controffensiva ucraina e rilancia l’idea che Kiev ora possa vincere, rimettendo in gioco chi la guerra non la vuol far finire.

“Qualcuno – scrive Gaiani – arriva a ipotizzare che Prigozhin possa essersi “venduto” a Kiev o agli Stati Uniti per destabilizzare la Russia sul piano politico e soprattutto militare per facilitare la controffensiva ucraina fino ad oggi inconcludente, ma forse la causa dell’inasprirsi delle tensioni tra Wagner e Mosca è attribuibile alla legge sulle PMC annunciata il 10 giugno dal ministero della Difesa russo che impone a tutte le “formazioni volontarie”, come il “Gruppo Wagner” di firmare un contratto con il ministero della Difesa russo che le pone sul piano militare sotto il diretto controllo e comando e dei vertici militari russi”.

Prigozhin aveva detto il 15 giugno che non avrebbe siglato il contratto di cui il ministero della Difesa impone la firma entro il 1° luglio. Al tempo stesso però Prigozhin si era detto fiducioso di poter trovare un accordo che lasciasse a Wagner l’autonomia pur accordando ai suoi combattenti i benefici e le garanzie sociali riservati ai soldati e alle loro famiglie. Prigozhin avrebbe accettato solo di porre i suoi uomini agli ordini diretti del Cremlino ma non del ministero della Difesa”.

Solo questione di soldi e di autonomia? Forse.

C’è anche la questione della sostituzione della Wagner con le forze cecene.

Il comando militare russo aveva probabilmente ordinato alle forze del capo della Repubblica cecena, Ramzan Kadyrov, di iniziare le operazioni offensive in Ucraina dopo il ritiro delle forze del Gruppo Wagner da Bakhmut. Lo scrive l’Istituto per lo studio della guerra (Isw) nel suo rapporto quotidiano sull’andamento del conflitto.

Il centro studi statunitense ricorda che Kadyrov ha affermato che le forze cecene hanno ricevuto un nuovo ordine e hanno assunto la responsabilità sul fronte della regione di Donetsk per iniziare «attività di combattimento attive» e «liberare una serie di insediamenti».

Comunque sia, chi avesse suggerito la bella impresa, si è preso una fregatura mediatica colossale. Il pallone si è sgonfiato nel giro di un giorno, lasciando tutti i commentatori occidentali con il naso per aria.

E se fosse una sceneggiata organizzata tra Putin e il suo cuoco? La presa per il c*** (ops) fondello sarebbe colossale.

Del resto, in una guerra dove qualcuno muore e molti fanno propaganda, non siamo a Hollywood, come dice Zelenski, ma forse nei paraggi.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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