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RUSSIA, NESSUN COLPO DI STATO

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di Paolo Raffone 

Una ribellione iniziata verso le ore 18 del 23 giugno è terminata sconfitta ma non umiliata verso le ore 20 del 24 giugno. Prigozhin un ex galeotto sovietico è divenuto oligarca nella Russia neoliberalizzata di Yeltsin e per un certo tempo è stato utile allo Stato russo e anche al suo rappresentante, Vladimir Putin. La sua fortuna iniziata nel catering – da cui il soprannome di “cuoco di Putin” – si è diversificata negli anni fino a costruire la più importante compagnia militare privata (PMC) della Russia, sempre con il placet di Putin. Una compagnia militare privata di mercenari reclutati nelle prigioni russe – non proprio dei sant’uomini – che ha svolto un ruolo essenziale in Siria, Libia e Ucraina, oltre a “fare affari” in una molteplicità di paesi africani, tra cui il Sudan e il Mali. Mentre gli Stati Uniti d’America e il Regno Unito fanno ufficialmente uso di queste compagnie militari private almeno dal 2003 (Iraq, Siria, Afganistan, Guantanamo, Abu Ghraib, etc…) – ma in realtà hanno una lunga esperienza pregressa con gli “squadroni della morte” in America Centrale e Latina – la Russia ha copiato il sistema solo negli ultimi vent’anni. La Cina non lo ha mai permesso ne pensato. Quanto basta per uno Stato di lungo corso, la Russia, per decidere che queste compagnie militari private sono incompatibili, quando troppo potenti, con gli interessi nazionali. Detto fatto, i vertici militari dello Stato russo – i generali Gerasimov e Shoigu, quest’ultimo anche Ministro della Difesa – hanno deciso, in probabile accordo con Putin, che le compagnie militari private devono essere “ricondotte” nei ranghi dell’esercito regolare. Decreto di qualche settimana fa con esecutività al 1° luglio 2023. Decreto da applicare nella federazione Russa e nel suo “estero vicino”. Prigozhin ha tentato il tutto per tutto per cercare di continuare a lucrare e mantenere il suo potere. La sua Wagner è partita dai confini con l’Ucraina con 25.000 uomini in armi, ha fatto sosta in due località prossime al confine, Prigozhin sperava di ricevere il sostegno e l’approvazione dell’esercito regolare e della popolazione, e con una serie concitata (piuttosto isterica per un capo militare) ha annunciato di marciare verso Mosca per impiccare i traditori Gerasimov e Shoigu. A 100 km da mosca sono arrivati in 2000 nonostante una resistenza passiva e attiva dell’esercito regolare russo tutto sommato molto “delicata”. Accusato da Putin di tradimento – e quindi passibile di pena di morte – decide di negoziare. Il Cremlino ha ritirato la l’accusa penale, ma Prigozhin non potrà più stare nella Federazione russa. Cioè, esilio. Più che in Bielorussia – che formalmente ha orchestrato la mediazione – probabilmente andrà in Africa dove alla Russia può ancora essere utile. La Wagner e i suoi miliziani mercenari non saranno perseguiti, ma se vogliono restare in armi possono sia integrare l’esercito regolare sia esiliarsi da qualche parte fuori dalla Federazione russa.

Qui e così finisce la storia di Prigozhin e della Wagner, almeno per come finora è stata conosciuta.

Tutto bene? Niente affatto. Per la Russia e il prestigio di Putin gli effetti si vedranno nei prossimi mesi. Per gli Stati Uniti e alleati americani del G7 e per l’UE la chiusura del caso Prigozhin/Wagner in 24 ore è una sconfitta. Per Zelensky e l’Ucraina è un campanello d’allarme oltre che un monito.

Questi fatti accadevano proprio mentre più o meno segretamente a Copenaghen gli americani e i partner del G7 si riunivano per la “spartizione” della ricostruzione ucraina. Evidentemente qualcosa è andato storto. Tant’è che i noti servizi del Regno Unito si sono affannati in una lunga serie di “spin” (informazioni chiuse) che volevano vedere un “colpo di stato” in Russia, la fine dello “Zar” (Putin), una nuova rivoluzione in Russia, e addirittura l’avvicinarsi della pace nella guerra in Ucraina. Fantasie smentite dai fatti!

Che succederà? Sicuramente gli ucraini cercheranno di ottenere un qualche vantaggio sul terreno durante l’inevitabile confusione in Russia. Tuttavia, le forze russe sono ancora li schierate e difficilmente gli ucraini potranno fare granché dopo una più che deludente super annunciata controffensiva. In Russia, il potere di Putin dovrà riaffermarsi con una graduale “stretta” che potrebbe sfociare in “purghe” di tipo staliniano. La Cina, preoccupata dagli eventi del vicino che è potenza nucleare 30 volte più grande, faranno di tutto per essere più presenti in Russia per aiutarne la stabilizzazione. L’UE continuerà il suo viaggio onirico verso la “potenza globale”. Gli Stati Uniti, invece, che hanno mantenuto un profilo basso e ragionevole, dovranno pensare se non sia il caso di aprire dei negoziati trilaterali globali, con Russia e Cina, per mettere fine al caos del declino unipolare. I colpi di scena non sono esclusi. Così come il “cuoco” Prigozhin andrà in esilio, anche Zelensky potrebbe subire simile sorte, per volontà interne o del suo principale sponsor, gli Stati Uniti.

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  • Redazione

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